“Le cose che ho capito vivendo a Roma” Pensieri in libertà di una teramana nella Capitale

“Le cose che ho capito vivendo a Roma”  Pensieri in libertà di una teramana nella Capitale

di Laura Romani –

Laura Romani

Le cose che ho capito vivendo a Roma:
– Il Lungotevere cambia nome ogni dieci metri, ma il fiume è sempre quello;
– Se piove gli ambulanti ti vendono gli ombrelli, se c’è il sole i foulard 100% poliestere;
– Ogni sabato c’è una manifestazione, quindi se il sabato non hai niente da fare, puoi sempre andare a una manifestazione;
– Se non hai la macchina e vai a lavorare a piedi sei una persona felice; se per andare al lavoro devi prendere la macchina, diventi cattivissimo e non vuoi più bene a nessuno, neanche ai tuoi figli perché – in quanto potenziali pedoni – potrebbero esserti d’ostacolo;
– Quando guidi molto spesso ti trovi in coda, ma non si capisce mai come e perché inizi la coda: non c’è un semaforo, una rotonda, un gatto morto in mezzo alla strada, niente, ma sei in coda. Quelle di Roma sono code senza capo né coda;
– Sei non hai il permesso Ztl, sei un essere riprovevole e non meriti di stare al mondo;
– Se metti la macchina in doppia fila è tutto ok; se parcheggi bene, ti guardano con sospetto;
– Se incontri un personaggio famoso per strada devi fare finta di niente, perché abiti a Roma ed è normale;
– Quelli che hanno i cani non raccolgono le cacche; quelli che non li hanno le pestano e maledicono quelli con i cani;
I vecchietti di Roma hanno l’ormone impazzito e ci provano pure con gli idranti e i pali della luce, che non si sa mai;
– Gli assistenti parlamentari li riconosci subito perché passeggiano ben vestiti davanti al Senato e hanno la faccia da cugino di un politico;
– I turisti vagano senza una meta, chiedono indicazioni e dopo averle avute continuano a vagare senza una meta. In effetti i turisti non sono molto svegli, a Roma;
– I vigili di Piazza Venezia sono solo ornamentali;
– Ogni mattina un sacco di preti giovani con i Ray-ban e gli auricolari camminano tutti insieme verso la stessa direzione in gruppi da venti. Non ho ancora capito dove minchia vadano ogni mattina – forse alla scuola dei preti – ma una di queste mattine prendo un permesso al lavoro e li seguo. Vi faccio sapere;
– Se sei di Roma Nord sei ricco, se sei del Centro sei cool, se sei di Roma est ritenta, se sei di Ciampino non sei di Roma;
– Gli autisti degli autobus in realtà non esistono: se gli parli non rispondono e chiudono le porte quando la gente sta ancora scendendo perché, essendo degli ologrammi, non hanno menti pensanti;
– I gabbiani che vivono a Roma il mare non l’hanno mai visto, sono grandi come tacchini e mi hanno detto che si chiamano gabbiani reali. Io, personalmente, li chiamo gabbiani mannari perché sono un sacco cattivi e nelle notti di luna piena, sul mio tetto, fanno un casino allucinante. Non li auguro a nessuno, io, i gabbiani mannari.

Laura Romani 3Ogni tanto, quando passeggio per Roma, penso che avrei potuto restare in Abruzzo, andare a Milano, New York, Miami o Parigi. Penso che avrei potuto fare un sacco di altre cose invece di venire qui, da sola, a rimettere insieme i pezzi per l’ennesima volta. Ogni volta che lo penso, però, vedo uno scorcio, una chiesa, una colonna, un pezzo di storia tra un palazzo e l’altro e mi ricordo perché ho scelto questo casino di città: perché è bella da togliere il fiato, perchè mi mette allegria nonostante i problemi che ha e perché io, dopotutto, mi chiamo Laura Romani.

Per il momento è tutto, linea allo studio.

 

4 Responses to "“Le cose che ho capito vivendo a Roma” Pensieri in libertà di una teramana nella Capitale"

  1. Cristina Marroni   1 dicembre 2014 at 23:47

    “Certo è che se venite a vivere da queste parti (Roma), anche per un periodo breve, noterete subito un tratto unico della città: vi sfinisce, vi sfibra ma segretamente vi carica. Vi addormenta nei suoi ritmi levantini e nelle sabbie mobili delle sue pause interminabili, vi smorza e vi “spegne”, però al tempo stesso – misteriosamente – vi inocula una energia eccitata, inesauribile.
    Ecco, vorrei provare a svelarvi il mistero “chiuso in lei”. Credo abbia a che fare con la risposta che Roma offre, anche involontariamente, all’assurdo della condizione umana, eternamente franante, sospesa tra il nulla e il tutto, tra eterno ed effimero. Questo mistero si nasconde sulla superficie del suo abbagliante palcoscenico.” (Roma è una bugia, Filippo La Porta)
    In Abruzzo ci manchi, ma a Roma, Laura, stai spiccando il volo da uccello variopinto quale sei e le tue ali colorate danno luce anche a chi ha la fortuna di starti vicino.
    Un carissimo saluto.

  2. mf   2 dicembre 2014 at 10:45

    Ciao Laura, sei una mattacchiona. Ho sempre pensato che sei una bella persona, oltre ad essere bella.
    Mio figlio vive a Roma da oltre 13 anni e mi ha confermato che non tornerà a Teramo. Ci ripassa, al massimo, 2-3 volte l’anno e per poche ore. Questo non mi fa tanto piacere, però, se fa piacere a lui…!
    Buona Roma.

  3. silvia   2 dicembre 2014 at 13:23

    Questo articolo vince il premio “Grandi verità” dell’anno! Anche io da Teramo a Roma direttamente e senza passare dal via, anche io innamorata, non ricambiata, di questa città. È bello sentirsi comprese!

  4. alessandro   3 dicembre 2014 at 13:15

    tutto ciò che scrivi è vero, è quello che i romani (nativi) devono sopportare da quando nascono, per essere nati nella città più famosa e accogliente del mondo, accogliente perché, a differenza delle altre capitali del mondo, non chiede nessun contributo particolare a nessuna delle persone (non native) che ospita, le ospita e basta.

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