Civitella del Tronto: La mia passeggiata in fortezza

Civitella del Tronto: La mia passeggiata in fortezza

di Sergio Scacchia

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Civitella del Tronto

–  Dal belvedere, una manciata di tornanti per il vecchio borgo, la fortezza borbonica di Civitella del Tronto appare come un Titanic pronto a salpare in mare.

Nel piccolo prato, puntellato di fiori gialli, il pittore seduto su di una minuscola sedia, cerca di catturare l’anima di questo panorama per imprimerlo sul cartoncino. Colpi di pennello veloci e sicuri, tocchi di blu, verde, marrone, grigio e giallo. Purtroppo per lui i colori reali sono troppo belli.

Sul finire dell’autunno la luce ormai pungente e pura, inebria e vivida le cromie. Ci vorrebbe un Van Gogh, a limite un Luca della Robbia o le atmosfere di Monet. I colori sono stesi ad arte, ma non riescono a catturare completamente la luce, non rendono giustizia alla trasparenza di un cielo incredibile. Il pennello non riesce a bucare la storia, a far respirare l’umidità dei vecchi muraglioni screziati dal tempo, non fa percepire odori e profumi.

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Civitella del Tronto – La fortezza con il Paese ai suoi piedi

Nell’entrare finalmente in fortezza mi guardo intorno. Lo sguardo spazia sulle vicine montagne gemelle e, più giù, verso le dorsali appenniniche del Gran Sasso e della Majella che separano le valli. La vista, coinvolta, si perde nel cielo. Il contrasto è meraviglia.

A volte, in momenti magici, si scopre nella natura una tavolozza di rara efficacia, tra azzurro cobalto, cumuli nembo grigi e pennellate candide di brina. È la radice di una policromia d’autore, una perfezione di paesaggio non facile da raccontare.

Le torri di guardia dell’affascinante fortezza aprono spazi dell’anima. I cortili interni, con i cammini di ronda, raccontano vicende di un passato difficile e glorioso.

Mi piace da impazzire cercare con la mente, sotto il manto erboso, tracce di fortificazioni, mentre arrivo al centro della struttura, nel cuore di queste muraglie inespugnabili.

Il fortilizio di Civitella è una tra le più imponenti opere d’ingegneria militare dell’intera penisola. Si tratta di una roccaforte poggiata a nido d’aquila su di una cresta rocciosa, lunga poco più di mezzo chilometro e con larghezza media di quasi cinquanta metri, la cui costruzione fu iniziata nell’anno 1564, durante la dominazione spagnola, e completata nel 1576.

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Civitella del Tronto – Il Paese visto dalla valle

Il baluardo occupò il posto di una precedente cinta muraria con cinque torri, opera della dominazione aragonese, fortificazione del paese incastellato sotto. Esisteva, ancor prima, anche un fortino di epoca angioina a cingere la cittadella più in basso.

Civitella del Tronto, con la costruzione dell’attuale forte, era diventata l’autorevole e famosa sentinella invalicabile dei confini più a settentrione del Regno di Napoli, caposaldo di un territorio importante nelle economie nazionali.

Il baluardo teramano scrisse pagine di enorme importanza storica sia per gli avvenimenti sia per gli assetti politici dell’Italia e dell’Europa e per le prospettive che si aprirono nella realizzazione, in seguito, dell’Unità d’Italia.

Tra gli assedi subiti, da ricordare quelli dell’esercito francese e, soprattutto, l’ultimo, lunghissimo e sanguinoso, avvenuto durante la dominazione borbonica per opera dei piemontesi di Vittorio Emanuele II, battaglia preludio di quell’unità cui la fortezza cedette per ultima e solo il 20 marzo del 1861. Alla fine del sanguinoso conflitto, il forte fu in parte distrutto.

Oggi, dopo il riuscitissimo restauro degli anni ’90, la fortezza offre veramente uno splendido viaggio nel tempo e nella storia, grazia anche al museo ubicato al suo interno. Nei locali si conservano documenti, stampe, oggetti, plastici e armi degli anni di assedio.

Sui camminamenti esterni il vento sbatacchia le vecchie assi di legno della balaustra. Facile immaginare eserciti, cavalieri, speroni, stivali, casematte, barbacani, archibugi, giovani ufficiali nelle loro lustri uniformi. Chissà che vita si conduceva allora? Valzer e mazurche nelle feste importanti, forse, ma anche noia della vita di guarnigione.

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Civitella del Tronto – Panorama

Visitare il forte è veramente viaggiare nel tempo, tra piazze d’armi, corpi di guardia, carceri, furerie, resti del palazzo del Governatore e residenze degli ufficiali, oltre a solidi bastioni di difesa di una cinta muraria imponente, chiusa quasi a nido d’aquila sul mondo circostante.

Prima di andar via, lancio una nuova accurata occhiata al panorama da urlo. Nella parte alta c’è un colpo d’occhio fantastico: Gli incombenti monti Gemelli con le gole del Salinello, paradiso naturale; la vicina e bellissima città di Ascoli Piceno; la collina del convento benedettino di Monte Santo, da dove iniziavano i territori dell’allora Stato Pontificio confine con il Regno di Napoli; la località di Villa Passo, antica zona doganale; il mare Adriatico, dopo la valle del fiume Vibrata.

Dal bastione più alto ammiro l’incastellamento del paese vecchio con le sue caratteristiche e strette vie necessarie alla difesa contro le artiglierie nemiche.

Tutto è immerso nella storia, ha una dimensione quasi irreale, sospesa nel tempo, tra atmosfere lontane che aiutano a scoprire chiese, palazzotti gentilizi, cortili d’epoca, casette medievali a mattoncini, minuscole piazze dal sapore antico che sembrano finte tanto si presentano solitarie.

Non me ne andrei più!

http://paesaggioteramano.blogspot.it/

2 Responses to "Civitella del Tronto: La mia passeggiata in fortezza"

  1. mf   28 novembre 2014 at 9:40

    o chri, ma da dove è uscito questo scacchia? Questo è un poeta e descrive divinamente. Complimenti a te e lui.

  2. Walter Nanni   17 dicembre 2014 at 3:59

    Che bravo Sergio Scacchia! Adoro vedere le tue immagini e leggere le tue parole. Complimenti 🙂
    WN

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