I percorsi fluviali di Teramo: tesori da valorizzare

I percorsi fluviali di Teramo: tesori da valorizzare

di Sergio Scacchia  –  LUNGOFIUME 1 MINI

Lungofiume di Teramo

–  Una città che prende il suo nome non da un solo fiume, ma da due ha nell’acqua la traccia indelebile della sua identità.

E Teramo, l’antica Interamnia, ha sicuramente la sua memoria storica nel Vezzola e nel Tordino che l’abbracciano così forte da creare una sorta d’isola felice.

Immagini certo molto diverse da quelle amene e gioiose di un tempo, quando i fiumi erano la meta sociale di tutti: dei giovani che pescavano granchi e anguille e si tuffavano in acque pulite, dei vecchi che scambiavano opinioni sotto l’ombra degli alberi, delle lavandaie che sulle pietre strofinavano i panni dei pittori che in questo luogo ameno trovavano ispirazione per le loro tele immortali, dei contadini che qui avevano i loro orti.

Orti fiume teramo
Orti sul lungofiume di Teramo

La portata d’acqua oggi certifica che siamo davanti a due piccoli torrenti con margini rimaneggiati, per quelli che un tempo, neanche lontanissimo, erano due fiumi navigabili. I crinali barbaramente incisi e l’urbanizzazione selvaggia hanno impedito la tutela dell’ecosistema.

I percorsi fluviali, nonostante i disastri ambientali, rappresentano ancora una ricchezza naturalistica tra salici, pioppi, sambuchi, allori, giunchi e cardi e tra aironi, corvi e rondini che spiccano voli nei luoghi più nascosti.

I fiumi aiutano anche a trasmettere ai giovani una conoscenza storica del territorio.

Dal fiume Tordino con un po’ d’intraprendenza e lungimiranza, il comune di Teramo potrebbe creare un percorso che dal fiume alle colline, porterebbe in montagna verso le sorgenti del fiume stesso situate sotto il monte Gorzano, cima principe del complesso montuoso della Laga. Costerebbe poco e si potrebbero riutilizzare vecchi percorsi pastorali.

Dall’altra parte, seguendo il corso del Vezzola si riscoprirebbe una vetusta arteria importante di comunicazione tra i popoli del nord Italia e quelli centrali, la Via Regia di cui racconta nei suoi scritti lo storico teramano Palma.

Un itinerario bellissimo che un tempo proseguiva oltre Campli, percorrendo la sommità delle tondeggianti colline per raggiungere Civitella del Tronto, quindi s’inoltrava di là dai confini del Regno, verso Ascoli Piceno.

Partendo dal cuore della città, dalla storica Fonte della Noce che ricorda il passaggio della Regina Giovanna, nell’antica borgata Vezzola o dal vecchio Tiro a Segno, incontriamo il Ponte degli Impiccati, nome spaventoso che evoca momenti bui e tempestosi.

Tiro a segno
Tiro a segno

Conosciuto dai teramani come “lu ponte degli Impisi”, cioè gli appesi, queste quattro pietre scampate ai disastri dell’uomo e della natura, risalgono al XII secolo o giù di lì. Da qui, fino agli inizi dell’800, passavano i condannati a morte per impiccagione e ghigliottina, reclusi nelle carceri della Teramo di allora, ubicate nell’ex convento di Sant’Agostino.

Il pezzo dell’arcata del ponte che ha resistito al tempo, già seminterrato, scomparve oltre trent’anni fa, inghiottito da improvvidi interramenti, durante la realizzazione del Piazzale San Francesco.

Ponte de lo stucc MINI
Ponte degli Stucchi

Risalendo il lungofiume del Parco del Vezzola, percorrendo la pista ciclopedonale si arriva al medievale Ponte degli Stucchi, posto sul greto del corso d’acqua.

L’opera, oggi in abbandono, era un passaggio cruciale per chi anticamente voleva raggiungere Ascoli Piceno, grande direttrice di una Strada Reale che il Palma ipotizzava collegasse Teramo e Bellante attraverso la collina di Scapriano, a Ponte Vezzola.

Una piccola erta di cento metri conduce al piazzale del Palazzetto dello Sport con la possibilità, su stradine secondarie, di attraversare il piccolo abitato di Scapriano, in collina, e conoscere l’affascinante chiesina di San Martino.

Dalla piazzetta si scoprirebbe un panorama inenarrabile. Un vero spettacolo mozzafiato: il mare Adriatico, i Monti Gemelli, la catena del Gran Sasso, la roccaforte di Civitella.

Continuando lungo il fiume si troverebbe il punto di confluenza delle acque del torrente che scende da Vena a Corvo.

Sergio Scacchia
Sergio Scacchia

Lungo il greto del fiume, ci si troverebbe davanti a un ambiente selvaggio con affluenti che formano spettacolari canyon fino ad arrivare nella Piana Dèlfico, così denominata per essere stata una delle tante proprietà di quest’agiata famiglia di Teramo. Deviando in alto si visiterebbe il paese di Castagneto, arrivando in montagna attraverso Ioanella, Poggio Valle, il paese abbandonato di Valle Piola e Acquaratola.

http://paesaggioteramano.blogspot.it/

2 Responses to "I percorsi fluviali di Teramo: tesori da valorizzare"

  1. ferdinando   21 novembre 2014 at 21:26

    modestamente chi come me ed il mio compagno di pesca in montagna ( e di avventure ), che da 40 anni circa frequenta torrenti e rii, può condividere la passione per il ns. meraviglioso territorio. Conosciamo angoli del territorio non frequentati da persone da anni. animali rari e quant’altro si può vedere nelle aste fluviali. il sentiero teramo asta tordino sarebbe unico perchè non incontra manufatto umano per chilometri.

  2. Carmelo Battaglia   8 aprile 2018 at 14:53

    8 aprile 2018

    Dopo aver letto con molta attenzione la proposta del percorso del grande anello ciclopedonale Teramo Torricella lungo i fiumi Vezzola e Tordino insieme a un amico abbiamo cercato di seguire tale percorso partendo da Teramo nel Parco fluviale all’altezza dei resti del ponte degli impiccati e risalendo Il torrente Vezzola. Il paesaggio è veramente bello ma il percorso in realtà non esiste più oramai completamente ricoperto da arbusti e sterpaglie. Comunque con molta difficoltà e perseveranza siamo riusciti ad arrivare a superare il Ponte Vezzola, ma dopo circa 500-600 mt abbiamo dovuto desistere perché nessuna delle due rive era percorribile e quindi siamo dovuto tornare indietro con molto rammarico. Indubbiamente in considerazione dell’acqua veramente bassa nel greto del torrente, quasi sicuramente calzando stivali in gomma, forse si potrà risalire il torrente fino a Piano Delfico e poi salire a Torricella. Probabilmente tra qualche settimana proverò a percorrerlo i questo modo. Per concludere devo dire che la proposta di questo percorso lungo il Vezzola e il Tordino riunendo a monte su Torricella l’esistente parco fluviale di Teramo creerebbe un affascinante tragitto veramente a contatto con la natura che rimarrebbe indelebile nei nostri ricordi.

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