Amare Teramo è come amare la malinconia. Una città abbandonata e senza idee.

Amare Teramo è come amare la malinconia. Una città abbandonata e senza idee.

di Walter Nanni

Il lavoro mi porta un po’ ovunque e ieri sono passato da Teramo. Questa volta solo per pochi minuti, il tempo di una coincidenza con un altro autobus. Seduto su una panchina malandata di Piazza San Francesco mi sono guardato intorno. Chi mi conosce sa che sono una persona sostanzialmente allegra, positiva. Eppure di fronte al triste spettacolo a cui ho assistito un senso di sconforto e rabbia mi ha avvolto. Ho pensato che amare Teramo, oggi, è come amare la malinconia, è come amare un futuro che non si è mai avverato. La foto che ho scattato al bike sharing forse vale più di mille parole.

Bike Sharing
Bike sharing a piazza San Francesco, a Teramo.
ph di W.Nanni

Seduto su quella panchina ho osservato la totale, totale, totale mancanza di idee di chi ha amministrato e amministra la città. Ho guardato quella splendida struttura, l’ex manicomio e ho pensato che solo dei matti veri in questi anni potevano non riconvertire quel sito ormai abbandonato: quello era il posto giusto per l’Università di Teramo, non una collina lontana da tutto, anche dal buonsenso. Quanta ricchezza, anche economica, avrebbe portato un progetto intelligente nel cuore antico di una città bellissima e in triste declino?

Quanta vita persa, quante occasioni mancate. Non è e non è stata una mancanza di soldi: Teramo ha avuto ed ha politici nei posti di potere, gente che ha amministrato e amministra centinaia e centinaia di milioni di euro.

Non è stato e non è un problema di soldi. È stato ed è un problema di idee e senza quelle non scrivi neanche una lettera d’amore.

Seduto sulla panchina mi sono chiesto che fine avesse fatto la città aperta alle nuove idee che ho conosciuto da ragazzo, che mi ha accolto e dato opportunità, dove fosse la città che valorizza i suoi uomini migliori anche se non necessariamente simpatici o democristiani, che mette gli studenti universitari al centro nel proprio motore culturale ed economico, che permette ad una Tv  di avere un direttore scomodo come Elso Serpentini (oggi relegato in una piccola anche se bellissima rivista satirica), una città con politici potenti e super criticabili ma almeno non arroganti e chiusi all’ascolto.

Solo vent’anni fa vedevo nuovi giornalisti nascere e crescere, avvocati e professionisti affermarsi, artisti trovare spazi e riconoscimenti.

Mi chiedo e vi chiedo dove sia finita quella spinta, quell’entusiasmo, quella voglia di vivere.

Si, “voglia di vivere“…  non l’ho scritto per caso.

Vent’anni fa quella bicicletta scassata di Piazza San Francesco sarebbe stata “rapita” dai goliardi, o da qualche esponente di un’associazione qualsiasi. Sotto la piazza del Comune le richieste all’allora sindaco Gatti per ottenere il “riscatto” della bici sarebbero state più o meno queste:

1)     Accettare di essere riempito di pernacchie

2)     Riparare la bici con le proprie mani

3)     Mai più una cosa del genere e promessa solenne

4)     Offrire da bere a tutti al Centrale.

Solo vent’anni fa, quando manifestavamo all’Università per dire No all’autonomia (e purtroppo la storia ci ha dato tristemente ragione), l’occupazione dell’ex Ovs sarebbe stata benedetta da chiunque e gli artefici di quel gesto d’amore incoraggiati: avremmo visto centinaia di studenti universitari, di destra e di sinistra, appoggiare quella battaglia sacrosanta. Sarebbe stata una festa di libertà, sarebbe durata tanto e avrebbe coinvolto tutti. Ci sarebbero state idee diverse a confronto. Invece scopro che persone come Melozzi e Baiocco vengono oggi perfino criminalizzate, incredibile…

Vivo a Roma da tanto ormai e quando torno a Pescara trovo la mia città natale trasformata rispetto a vent’anni fa: la trovo più bella e più viva, malgrado i suoi tanti, enormi, difetti. Pescara ha avuto Luciano D’Alfonso e Carlo Masci, due politici super criticabili per tante cose, tantissime, ma comunque due amministratori con delle idee, a volte vincenti. Questo bisogna riconoscerlo ad entrambi, questo è sotto gli occhi di tutti a Pescara. È un dato oggettivo.

Teramo, città che amo tantissimo, si è invece chiusa in se stessa, nelle clientele, nella paura, nelle bocche cucite.

Molti hanno barattato idee e futuro per un piatto di lenticchie take away: mi dispiace tantissimo dirlo ma è così. Non c’è stata nessuna programmazione a medio-lungo termine, nessuna. Molti teramani, tra i migliori che avete in città, sono ancora ai margini da tutto. Quasi come ci fosse stata una sorta di moderna Santa Inquisizione in città. I teramani si sono fatti governare negli ultimi anni prima da un bravo commercialista e amministratore pubblico mai all’altezza del suo ruolo, senza idee, coraggio e spina dorsale, poi da un signore politicamente volgare, inconcludente, in perenne conflitto d’interesse: uno che la sera delle elezioni va in tv e rilascia interviste vergognose con bottiglie di spumante in mano… Dio mio!

Chissà, forse non è neanche solo un problema di uomini o di partiti. Forse c’è dell’altro e probabilmente sto sbagliando io a scrivere queste cose, così di getto… Forse sono io che non ho capito la vera ragione, forse dovrei riflettere di più.

Nel caso, perdonatemi lo sfogo.

Seduto sulla panchina di quest’autostazione degradata (la prima cosa che vede un turista quando arriva a Teramo!) mi sono chiesto dove fosse finita quella Cultura con C maiuscola, quella bellezza, quel coraggio che avevo scoperto nei teramani vent’anni fa.

Dario Fo Franca Rame al Cantinone-side
Due foto del ristorante “L’Antico Cantinone” negli anni ’60.
a sx: Dario Fo e Franca Rame – a dx: Ninetto Davoli e Pier Paolo Pasolini
(foto tratte dalla pagina Facebook “Teramo Fotografie”)

Oggi leggo che dopo il White Wolf si accinge a chiudere anche un altro locale storico teramano, il ristorante l’Antico Cantinone dove anni fa ho mangiato un piatto indimenticabile: una chitarrina alle pallottine fantastica.

Sembra tutto finito. E se non fosse così?

È arrivato il momento, i teramani scelgano una nuova classe dirigente, qualcuno con delle idee vere, progressiste.

Basta piccole e grandi clientele, basta! Basta arrivisti! Basta lobby! Ma lo avete capito che state affondando e che i vostri “Schettino” sono già scesi da un pezzo e navigano con le loro scialuppe in Regione?

Le ultime elezioni hanno detto una cosa: la campagna elettorale l’ha vinta non chi ha proposto idee e soluzioni ma chi ha sbagliato di meno. Magari sarebbe opportuno, la prossima volta, provare anche a non sbagliare e a vincere.

Nel Partito Democratico, come nei 5 Stelle, come in Teramo 3.0, come in altre formazioni politiche cittadine, come in alcune liste civiche oggi al governo, ci sono donne e uomini di valore, persone oneste e capaci.

Cari teramani, la storia vi pone tutti davanti a un bivio: Costruire con le anime migliori della città una nuova grande casa comune e progettare da subito il futuro o continuare inesorabilmente a distruggere tutto. Il punto di non ritorno è vicino.

È ora di capirlo, non c’è più tempo. E se lo avete già capito, muovetevi!

Il Pd è la più grande forza d’opposizione ed è giusto che si prenda per primo l’onere di unire persone e professionalità. Unire intorno a delle idee, con un po’ di coraggio. Immagino che qualcuno adesso dirà: “Ma mò che vò pure Walter Nanni che mangh é di Teramo?“. Tranquilli, non voglio niente. Ho solo scritto una lettera d’amore, da lontano. E al cuor non si comanda.

Seduto sulla panchina di Piazza San Francesco ieri guardavo l’ex manicomio e pensavo che quelli pazzi davvero sono sempre stati, invece, in un edifico di Piazza Orsini.ex manicomio teramo 2

9 Responses to "Amare Teramo è come amare la malinconia. Una città abbandonata e senza idee."

  1. ernesto albanello   18 novembre 2014 at 22:59

    che dirti? Hai fatto un’analisi impietosa ma reale. E’ una città in costante deterioramento, ma quello che è più grave è che molti di questa inesorabile involuzione neanche si accorgono e ciò che è peggio è che gli amministratori di questa città sono a corto di sogni. Vorrei sgombrare il campo da fraintendimenti: sono persuaso che qualsiasi forza politica che dovesse prevalere a Piazza Orsini, proporrebbe una progettazione di questa città ed il suo arredo urbano in modo mediocre, se non ospita il più genuino senso estetico teramano! Concordo con Walter Nanni quando dice che andrebbero coagulate le migliori intelligenze di questa città. Solo che da molto tempo i propugnatori di idee sono messi ai margini né si comprende che il gusto non si acquisisce perché un tale ha preso 500 voti! Altra cosa imperdonabile è quel senso di frustrazione che pervade il cittadino che non si sente più a suo agio nella sua città . Basta certamente poco per abbellire una città o, viceversa, imbruttirla in modo irrecuperabile. Ciao! Ernesto Albanello

  2. Cecco   19 novembre 2014 at 9:12

    Purtroppo è tutto vero, Teramo è ormai una città che naviga a vista, non ha più un progetto, un’idea di futuro, nulla, ma la colpa non è della classe dirigente, i cittadini sono i veri colpevoli, quelli che vanno nella urna e votano politici che hanno determinato tutto questo…siamo noi i colpevoli!

  3. mf   19 novembre 2014 at 11:00

    Teramo è una Città in costante deterioramento, ma quello che è più grave è che i Teramani quando sono chiamati ad esprimere la loro opinione, dimenticano da che uomini siamo stati amministrati finora.
    I peggiori della passata consiliatura sono stati quasi tutti riconfermati, in tutti i partiti o liste dai quali si sono presentati. La lista di gatti ha fatto il pieno di incapaci. Adesso costoro ci amministreranno per 5 lunghissimi anni.
    I Teramani hanno veramente scelto i peggiori, a partire dal sindaco. La colpa è di tutti i Teramani che hanno espresso il consenso a questi incapaci (politicamente parlando naturalmente).
    Il proverbio “chi è causa del suo mal pianga se stesso” vale per tutti.
    E’ veramente arrivato il momento che i Teramani scelgano una nuova classe dirigente, senza avere paura, provo a fare qualche nome: serpentini, scuccimarra,cavallari,f-rancia….Chiedo scusa ai non nominati, ma vi assicuro che siete tanti.
    Se penso alla ex bella struttura del manicomio senza la sede dell’Università di Teramo, mi vengono i brividi. Ma chi le pensa queste cose? Non credo saranno capaci di pensare nessuno dei consiglieri che fanno parte dell’esecutivo in carica.
    Buona giornata a tutti.

  4. pier   19 novembre 2014 at 18:33

    E’ così ovunque,si salva solo Pescara anche se marginalmente.
    Ha mai provato a sedersi su una panchina (ammesso che ne trovi) al parco del castello cinquecentesco di Aq?La malinconia lascia il posto alla tristezza desolante e anche di peggio.

  5. Piergiorgio   20 novembre 2014 at 21:21

    Fra primo turno e ballottaggio abbiamo avuto possibilità di cambiare classe dirigente per ben due volte (in meglio o in peggio non lo sappiamo, ma se manco si prova…).
    Ciò non è avvenuto.
    Hanno vinto e poi rivinto.
    Come li cacci adesso ?? Non ho capito ??
    Questi saranno per i prossimi 5 anni, legittimamente.
    Questi sono gli amministratori che hanno voluto i teramani, questa è la Teramo che vogliono i teramani.
    Ora si fottessero, sinceramente…

  6. anonimo   20 novembre 2014 at 21:51

    Cari teramani, ci siamo fatti fottere da gatti tancredi e brucchi, adesso, per cortesia nessuno fiati. Zitti………….., ora loro si possono permettere tutto, hanno i consensi, i nostri consensi, se ci chiedono di far uscire le nostre mogli senza mutande, dobbiamo ubbidire senza fiatare.
    “…chi è causa del suo male pianga se stesso…”.
    Noi teramani li abbiamo eletti e rieletti questi incapaci, ora silenzio.

  7. marianella   21 novembre 2014 at 19:42

    Sono stata più volte a Teramo, anni fa mio marito (Ettore Donati)ha allenato la locale squadra di calcio. La città e le sue zone di montagna e mare mi piacciono molto; il Cantinone è un ottimo ristorante, peccato che chiuda. Purtroppo, in questi anni, molte sono le eccellenze che spariscono per lasciare il posto ad anonimi locali di multinazionali che non conoscono la qualità. E’ vero che si respira l’aria che in maniera eccellente Walter Nanni ha descritto. Però vorrei dire: io abito in Toscana e questa aria si respira anche in molti dei nostri centri. Sembra che siano in apnea ad aspettare una spinta che non arriva mai! Ognuno di noi però, con i propri saperi, le proprie capacità, dovrebbe tenere maggiormente ai propri luoghi ed impegnarsi per farli migliorare. Speriamo, me e ve lo auguro di cuore.

  8. Anonimo   22 novembre 2014 at 17:14

    Parole sante. Santissime. Ma c’è una Teramo che combatte, ogni giorno, per cambiare, x dar vita ai sogni….silenziosamente ma con passione e prima o poi il ricambio ci sarà!!

  9. mf   23 novembre 2014 at 17:59

    I Teramani non sono stupidi, se ne sono accorti tardi, ma sono arrivati ancora in tempo. Si sono accorti che tancredi-gatti-brucchi sono stati li per tanto tempo (10-15 anni) senza che Teramo abbia avuto un minimo di miglioramento. Sono riusciti ad eguagliare Antonio che per propri tornaconti fece costruire quell’obbrobrio di capannone ove oggi i nostri ragazzi con fatica e malumore debbono salire per studiare.
    Si dice che i terreni dove è sorto l’edificio dell’Università erano dei parenti di Antonio, altrimenti non c’era alcuna necessità di decentrare la nostra Università in periferia, e che periferia! Stava bene dove stava ed era anche sufficiente, visto che stavano costruendo un ulteriore ala dove ora sono sorti i due palazzi Marcattili e Co.

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