Facciamo due conti alla manovra economica di Matteo Renzi

Facciamo due conti alla manovra economica di Matteo Renzi

di Christian Francia

Una cagata pazzesca–  La manovra economica per il 2015 (Legge di Stabilità) varata dal governo del furbetto di Palazzo Chigi non produrrà quell’incremento di ricchezza, di reddito e di lavoro che lo stesso Matteo Renzi si prefigge. Delle due l’una: o è stupido (impossibile crederlo), oppure ci prende per il culo.

La politica dell’austerità, richiesta da anni dalle autorità europee e pedissequamente perseguita dai cani scodinzolanti che si sono susseguiti al governo dell’Italia (Renzi compreso), ha prodotto caduta del PIL, crollo dei consumi e disoccupazione (quella giovanile è da record del mondo).

La manovra Renzi riduce la domanda aggregata (riducendo la spesa pubblica e gli investimenti pubblici), sperando che una riduzione della tassazione alle imprese susciti un’autonoma crescita degli investimenti privati.

Nello specifico, Renzi taglia circa 130 milioni di euro per il 2015 agli Enti Locali abruzzesi tramite una drammatica riduzione dei trasferimenti statali: questo comporterà una tragica diminuzione dei servizi locali (già scarsi) e un aumento certo e consistente delle tasse e delle tariffe.

Molti non lo sanno ma l’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive), imposta giustamente odiata poiché grava sui fatturati delle imprese e non sugli utili, è una fonte basilare di finanziamento della spesa sanitaria (la sanità impegna l’80% dei bilanci regionali).

Per cui il paradosso è che la riduzione dell’IRAP ad opera di Renzi è un toccasana per le aziende, ma al contempo è una coltellata per la sanità e di conseguenza la salute costerà di più ai cittadini.

Sul sociale, cosa vergognosa, si prevedono tagli per duecento milioni di euro ai fondi nazionali per le persone non autosufficienti e per le politiche sociali, anche qui gravando sugli Enti Locali e aumentando la sofferenza delle fasce deboli.

Enormi diminuzioni di finanziamenti si prevedono poi per l’Abruzzo sul fronte degli ex fondi FAS, che dovrebbero servire per le infrastrutture e per le politiche del lavoro.

Non parliamo degli ammortizzatori sociali, sui quali si abbatte la scure dei tagli, con inasprimento dei disagi dei lavoratori in disgrazia o dei disoccupati.

Per sintetizzare, Renzi taglia ovunque e fa confluire i risparmi ottenuti da tali tagli sulla diminuzione della tassazione per le imprese, sulla riduzione del costo del lavoro che le stesse sopportano, e sull’aumento di liquidità degli 80 euro mensili dati a circa dieci milioni di lavoratori.

Ma come gli 80 euro, già erogati da giugno ad oggi, non hanno prodotto quell’aumento dei consumi che si sperava perché un pannicello caldo non guarisce una febbre da cavallo, allo stesso modo sperare che le imprese, seppur agevolate, si mettano ad assumere solo perché il lavoro costa meno, però in assenza di una reale crescente domanda cui dover fare fronte, è pura utopia che si scontrerà con la dura realtà.

Per creare lavoro ci vogliono investimenti di centinaia di miliardi, soprattutto pubblici, poi anche privati. Investimenti in infrastrutture, piani industriali, innovazione e ricerca. Tutto questo nella Legge di Stabilità alla fiorentina non c’è.

Per cui continuare a fare il gioco delle tre carte di berlusconiana memoria (spostare i soldi da un capitolo di bilancio ad un altro, sperando che qualcuno pensi che nel trasporto si moltiplichino), condurrà Renzi agli stessi esiti berlusconiani: dover piangere ai quattro venti perché qualche fantomatica resistenza ha impedito di mettere in campo le azioni davvero risolutive, scaricando le colpe sui soliti poteri anonimi, sui complotti segreti, su diavoli e diavoletti, su Civati e perfino su D’Alema che ormai non conta più niente nemmeno a casa sua.

Questa manovra economica è il banco di prova decisivo per chi a febbraio scorso aveva annunciato di dover approvare una riforma al mese, ma siamo alle porte del Natale e di riforma non se n’è vista nemmeno una.

Gli Italiani emigrano in sempre maggior numero, specie quelli altamente professionalizzati, con perdite umane e qualitative che ci vorranno decenni per recuperare.

Renzi ha pochissimo tempo prima di passare alla storia come il trombato più giovane della politica italiana: genio della comunicazione, prodigioso con le parole, scarsissimo nel portafogli, dove è ubicato il cuore del problema italiano.

One Response to "Facciamo due conti alla manovra economica di Matteo Renzi"

  1. colui che non posta più su"i duepunti"   14 novembre 2014 at 16:24

    Chi me lo doveva direeee…..
    Io questo ragiobamento me lo ero già fatto e da ex iscritto PD ho invano cercato di farlo capire a qualche amico, ma disgraziatamente non ci sono riuscito ( certamente per colpa mia e non per l’incapacità di intendere degli altri).
    Mi dispiace che in fondo in fondo me lo prenderò anch’io in quel posto ( e non mi piace) ma per…D…
    “muoia Sansone con tutti i Filistei.
    Mi piacerebbe sapere se agli iscritti e simpatizzanti del PD piace l’Italicum del toscanello berlusconciello in cui, tra l’altro, su 630 deputali eletti alla Camera solo , dico solo, 500 saranno i capilista bloccati.
    Ma peppiacire……..

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