Stiamo diventando tutti un po’ cinici?

Stiamo diventando tutti un po’ cinici?

di Ernesto Albanello

Ernesto Albanello–  Forse sarà accaduto anche in altri momenti ed abbiamo la memoria corta, ma resto dell’idea che la compenetrazione nelle situazioni degli altri, specie se in difficoltà, stia riducendosi e di molto.

La sensazione è che stiamo convertendoci alla religione secondo cui se una persona è povera e svantaggiata, se l’è cercata anche un po’ lei.

È il tipico meccanismo difensivo che, quando la folla dei “questuanti” diventa sterminata, chi dovrebbe appellare la sua coscienza per cedere alcune monete a favore di chi ne ha bisogno, preferisce affrettare il passo o girarsi dall’altra parte.

Quello che comunque continua a fare scalpore è la corresponsione di emolumenti faraonici a persone che potranno avere anche ruoli di responsabilità, ma il riconoscimento economico che viene loro corrisposto è assolutamente sproporzionato.

Questa sperequazione tra i diversi emolumenti percepiti finisce per far risorgere un odio di classe, che non c’è mai stato nel nostro Paese nelle forme eclatanti riscontrate altrove, ma adesso questa involuzione dei trattamenti che sembra non avere mai termine, rappresenta un rischioso asse inclinato.

Parliamo dell’atteggiamento difensivo: cos’è? È un comportamento che diventa sempre più percepibile e rilevabile nel momento in cui qualcuno si sente minacciato.

Ora, in verità, la sensazione di essere minacciati abbraccia una gamma davvero estesa, per cui si va da chi non si può più permettere due settimane bianche e l’estate alle Maldive a chi, ma davvero, non può arrivare alla fine del mese con la retribuzione percepita.

Se non partiamo dal presupposto che trovarci in uno stato di difficoltà è qualcosa che non riguarda solo le persone che sono in precarietà ma riguarda tutti, non capiremo mai verso quale stato di impoverimento stiamo precipitando: un impoverimento che è soprattutto spirituale ed esistenziale.

I soggetti che hanno conservato una condizione agiata fanno quotidianamente i conti con il non poter entrare in relazione con le persone che hanno una ricchezza emotiva perché, nel momento in cui vengono fatti progetti che comportano spese ed investimenti, ciò che sentono dai loro interlocutori è : non me lo posso permettere!

Forse è giunto il momento che le istituzioni acquisiscano anche una configurazione etica, perché c’è sempre un giusto momento che interroga le coscienze e dice che non è oltremodo rinviabile una assenza di condivisione.

Occorre riflettere che “essere cinici” è in stretta relazione con “essere globalmente impoveriti”.

Se non ora, quando?

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