Tutto gira intorno al Pil (e la dignità muore)

Tutto gira intorno al Pil (e la dignità muore)

di Christian Francia

Altan - siamo sull'orlo del baratro, goditi il panorama–  Come sottolineava qualcuno, ben più autorevole del sottoscritto, il segno della decadenza dei nostri tempi si rinviene nel fatto che gli antichi passavano i giorni a discutere di filosofia e di costumi, mentre i moderni passano i giorni solo a discutere di soldi e di economia.

È un segnale di come si sia inaridita la discussione pubblica, di quanto sia involuto il dibattito e l’orizzonte dei valori e degli ideali, che sono il sostrato di un popolo e di una civiltà.

L’angoscia dei nostri tempi si chiama Pil, attorno ad esso ruotano tutti i pensieri e tutti gli argomenti. Il lavoro, il benessere, le disuguaglianze, i diritti, ogni cosa viene fagocitata all’interno del dio denaro: se il Pil sale è tutto a posto (a prescindere dalle effettive condizioni della popolazione), se il Pil scende è una iattura.

Michele Serra, con il consueto acume, firma una puntata memorabile della sua rubrica “L’amaca” su La Repubblica del 05/11/2014, evidenziando l’angoscia spirituale che pervade l’Italia e l’Europa alla disperata ricerca del Pil perduto:

Anni di tagli alla spesa pubblica non compensano il calo del Pil. È la rozza sintesi della lunga crisi italiana, che si avvita su se stessa nel titanico sforzo di rientrare nei fatidici “parametri europei”. Solo la risalita del Pil potrebbe invertire le tendenza. Ma se il Pil non risale? Noi inesperti di economia ci permettiamo di domandarci dove sta scritto che la produzione di beni e di ricchezza sia soggetta sempre e comunque a riprendere la sua corsa verso “le magnifiche sorti e progressive”. Nella Ginestra Leopardi usò quella fortunata espressione come amaro dileggio del cieco ottimismo umano. Liquidarlo come gufo — specie oggi che Leopardi è diventato “quasi pop” anche grazie al bel film di Martone — non è un’operazione agevole. Si vorrebbe tutti essere speranzosi e di buon umore, ma il sospetto che l’uscita dalla crisi si fondi su una sorta di “pensiero magico”, secondo il quale se oggi piove domani è automatico che ci sia il sole, è piuttosto forte. Nel frattempo, sempre da inesperti che si inchinano all’alto magistero di chi sa bene come funzionano le cose, qualcuno a Strasburgo o nelle varie capitali europee si sta chiedendo che fare se perfino in Germania il buon vecchio Pil si rifiuta, come un somaro recalcitrante, di rimettersi in moto? Esiste un piano B?”.

L’unico “piano B” possibile, a mio modesto avviso, è rimettere al centro della politica il benessere dell’individuo e della famiglia, le sue esigenze e i suoi bisogni, che sono innanzitutto materiali, ma non solo.

È necessario uscire dalla morsa asfissiante della mercificazione di ogni valore, di ogni istanza, di ogni talento, di ogni abilità, di ogni umana questione. Bisogna evadere dalla schiavitù del mercato e dei suoi dogmi indiscutibili, con l’ancella televisione che lavora indefessamente all’azzeramento delle nostre capacità di riflessione, allontanandoci dalla libertà dello spirito e del pensiero.

Assuefatti dal pensiero dominante, dal mainstream politico e culturale, ci troviamo spaesati, privi dei legami sociali di cui era intessuta la comunità, slegati da qualsiasi visione di comune destino, alla mercé dei marosi dell’economia, naufraghi fra le leggi immutabili del mercato.

Siamo tutti degli emarginati, esclusi da un discorso pubblico che non riguarda più gli individui, ma le aree, le categorie, le sovrastrutture, e che abbandona gli uomini ad una realtà ormai priva senso.

I media, in particolare internet e la televisione, rappresentano le condizioni ideali per generare false rappresentazioni della realtà. Le opinioni, i conflitti e le contrapposizioni, fecondi di idee e di dialogo, ovvero i due binari attraverso i quali si arriva a decisioni condivise, sono al tramonto. Nel pensiero unico muore ogni istanza, ogni logica, ogni argomentazione.

Il mondo consumistico, con il braccio armato dei mezzi di comunicazione sempre più aggressivi, orienta gli uomini e induce le persone ad una coazione a comprare e a consumare, riducendo il lavoro a nient’altro che il mezzo per fare i soldi necessari a soddisfare bisogni artificiali spacciati per reali.

La dignità umana è svaporata, e le piaghe della disoccupazione e delle disuguaglianze finiscono per essere ridotte a cifre e percentuali nella centrifuga di una modernità senza cuore.

2 Responses to "Tutto gira intorno al Pil (e la dignità muore)"

  1. marco moschetta   10 novembre 2014 at 22:49

    Non si leggevano commenti del genere quando il … Pil cresceva la politica italiana distribuiva posti e vitalizi ai suoi clientes e il debito montava.

    Cmq una soluzione per tornare ad uno stato piu filosofico ci sarebbe: chiudere i confini, uscire da Ue ed euro e dedicarci ad una autarchia di sussistenza.

  2. Tibisay   11 novembre 2014 at 10:38

    La soluzione è una sola e si chiama “Decrescita”
    Poi sarà felice o meno a seconda della nostra consapevolezza!
    Io posso dire con orgoglio che la televisione l’ho cacciata di casa 16 anni fa!
    E già Popper nel lontano 1996 scriveva un libro meraviglioso:”Cattiva maestra televisione”.
    Dovrebbe essere letto nelle scuole!

    Ricordo la mia professoressa di filosofia nei lontani anni 80 ci faceva già leggere Popper!
    Non so se esistano ancora insegnanti così!

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