Il libro di Novembre: Breve storia della filosofia (ovvero come difendersi dalla stupidità)

filosofiaCon Nigel Warburton, Senior lecturer presso la Open University di Oxford, la filosofia è finalmente uscita dalle aule universitarie per incontrare la vita. Secondo un’opinione comune (e ingannevole allo stesso tempo) i filosofi parlano solo di “aria fritta” e continuano da secoli a speculare sempre sugli stessi problemi, senza aver contribuito minimamente a risolverli. «Si dice talvolta che studiare la filosofia non è di nessuna utilità, perché tutto ciò che i filosofi fanno è di starsene lì a cavillare sul significato delle parole. Sembra che essi non raggiungano mai nessuna conclusione importante”.

Con i Philosophical ed Ethical bites di Warburton, file audio con interviste a grandi intellettuali contemporanei, la filosofia ha invaso la rete ed è diventata accessibile a quanti siano interessati a conoscerla, perché spesso il pensiero dei filosofi è trascritto con un linguaggio artificioso e incomprensibile. “If you can’t say it clearly, you don’t understand it yourself»,«Se non posso esporre qualcosa con chiarezza, non posso nemmeno comprenderla io stesso» (John Searle).

La filosofia non è una materia passiva, ma stimolo a conoscere se stessi e gli altri, a rispondere a interrogativi essenziali dell’esistenza anche attraverso il confronto con il passato. “Senza la conoscenza della storia, non ci sarebbero progressi: si continuerebbe a commettere gli stessi errori”.

Warburton è convinto che Internet rappresenti “il futuro della riflessione teoretica”, perché anche l’ascolto, come la lettura, contribuisce alla crescita interiore.

filosofia-software-liberoCon il caratteristico sense of humor inglese, Warburton nella sua Breve storia della filosofia, appena tradotta dalla casa editrice Salani, pone una curiosa domanda: “Non sarebbe fantastico se fossimo in grado di sapere quando qualcuno dice delle stupidaggini?”. Più che bello, sarebbe fondamentale perché tutti noi abitualmente incappiamo in cose stupide e senza senso, comprese le persone colte. Anzi queste ultime, forse in maniera volontaria e mirata, ricorrono spesso a frasi vuote, compiacendo se stesse e introducendo nell’ascoltatore il dubbio di essere incapace di comprendere contenuti così elevati.

Qual è, dunque, il criterio per discernere i contenuti concreti da quelli vuoti e senza senso? Secondo Alfred Ayer, filosofo inglese morto nel 1989, di fronte a una qualsiasi proposizione ci si deve chiedere: “È vera per definizione?”, oppure “È verificabile empiricamente?”. Se non risponde affermativamente ad almeno una delle domande, la proposizione non ha senso. Ayer sosteneva che gli scritti di Hegel non superassero in informazioni date le filastrocche dei bambini.

Anche Hume indicava un criterio similare: “Se ci viene alle mani qualche volume, per esempio di teologia o di metafisica scolastica, domandiamoci: contiene qualche ragionamento astratto sulla quantità o sui numeri? No. Contiene qualche ragionamento sperimentale su questioni di fatto e di sentenza? No. E allora gettiamolo nel fuoco perché non contiene altro che sofisticherie e inganni”.

Questo è il criterio generale che dovrebbe essere adottato nella morale e nella politica per  distinguere quegli studiosi che si muovono su basi razionali da quelli che usano le parole a proprio piacimento per incartare i lettori con insulsaggini, all’apparenza convincenti.

Il filo conduttore del libro è sempre l’uomo nella sua articolata fenomenologia. Le domande cruciali sulla vita devono essere svolte non in astratto, ma a partire dalla concretezza. L’uomo appartiene alla storia, quindi non può credere di “porsi in una prospettiva sub specie aeternitatis”. Perciò la filosofia non può allontanarsi dalla vita e non deve restare chiusa nelle aule universitarie, ma deve fluire libera.

Per il filosofo Bernard Williams “il mondo umano va capito nelle sue logiche immanenti; e la stessa moralità, che per lui coincide con l’idea liberale di tolleranza, se non vuole essere flatus vocis, deve inserirsi nei rapporti di forza esistenti”.

Breve storia della filosofia di Nigel Warburton, casa editrice Salani, 2013.

Maria Cristina Marroni

Fonte: Mensile “Teramani”

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