Crollo del PIL abruzzese nel 2013 (-4,1%). Chiodi e Gatti a casa subito

Crollo del PIL abruzzese nel 2013 (-4,1%). Chiodi e Gatti a casa subito

di Christian Francia

Un gesto vale più di mille parole 2–  Se il PIL (Prodotto Interno Lordo) dell’Abruzzo nel 2013 ha registrato una diminuzione di -4,1%, mentre l’intera Italia nello stesso 2013 ha avuto un PIL a -1,9%, vuol dire che l’effetto delle politiche attuate dall’ex governatore Gianni Chiodi (e dal suo funereo assessore alla perdita di lavoro Paolo Gatti) è quello di una diminuzione del 2,2% della produzione complessiva.

Chiodi & Gatti sono direttamente responsabili della perdita secca del 2,2% del PIL abruzzese nel 2013 (la crisi economica è responsabile del restante -1,9%). Possiamo smettere tutti di continuare a dire che c’è la crisi e che l’Italia va male: l’Italia va male a -1,9%, ma la disgrazia di avere avuto al comando due incapaci totali ci ha fatto più che raddoppiare la perdita di PIL, a causa delle politiche scellerate messe in campo da un governo regionale che ha fatto del clientelismo la sua cifra istituzionale.

Nel 2013 in Abruzzo si sono persi altri 3.000 posti di lavoro, hanno chiuso 1.600 aziende, sono aumentate le famiglie in condizione di disagio e di povertà.

Non c’è bisogno di ulteriori approfondimenti: Chiodi & Gatti si dimettano da consiglieri regionali, chiedano perdono alle famiglie che hanno ridotto allo stremo e si ritirino dalla vita pubblica con onta e disonore. È l’unica strada di dignità. Restare attaccati alla poltrona significherebbe sputare sul sacro principio del buon padre di famiglia: mentre i figli (cioè gli abruzzesi) piangono e hanno fame e freddo, i genitori (Chiodi & Gatti) se la spassano dentro al palazzo a godersi enormi stipendi pagati dai cittadini, oltre ai privilegi del loro status di pubblici amministratori.

Il buon padre di famiglia farebbe il contrario: si toglierebbe il pane di bocca per darlo ai figli e morirebbe egli per primo di fame, piuttosto che far morire i figli standosene a pancia piena.

Il CRESA, centro regionale abruzzese di studi e ricerche economico-sociali, ha tratteggiato le linee di una durissima fase recessiva, caratterizzata da una forte caduta della domanda interna, con parole che sono un crudo atto d’accusa a chi ci ha governato: “Con maggior vigore rispetto ad altre aree d’Italia, il vortice della crisi ha investito – e tutt’ora investe – la nostra regione”.

La flessione del Pil del -4,1% “ha investito pesantemente tutti i settori e con maggiore intensità costruzioni e manifatturiero. Gli effetti della recessione si leggono anche nei numeri dell’occupazione – gli occupati diminuiscono del 3,4%, il tasso di disoccupazione si avvicina pericolosamente alla soglia del 12% – nella progressiva perdita del potere d’acquisto delle famiglie, nelle 1.600 imprese attive in meno”.

Alcuni numeri del disastro Abruzzo, riferiti al 2013:

– Il settore delle costruzioni ha fatto registrare una riduzione del 9% rispetto al 2012 (quando la media italiana è -5,9%);

– I lavori connessi alla ricostruzione di L’Aquila non hanno avuto ricadute positive sull’intero tessuto economico e imprenditoriale regionale;

– L’industria manifatturiera ha subito una flessione del 6,8% e la Val Vibrata, da ex valle dell’Eden, è divenuta la valle dei morti;

– A fine 2013 le imprese artigiane attive sono 33.820, con una flessione del 3,1% rispetto al 2012;

– Crolla anche il turismo, con un calo del 4,8% rispetto all’anno precedente. Diminuiscono sia i turisti italiani (-4,7%) sia i turisti stranieri (-5,3%);

– Il valore delle esportazioni abruzzesi diminuisce su base annua (-2,4%) e riporta per il terzo anno successivo un andamento peggiore di quello medio nazionale (-0,1%). L’export regionale è in crisi da anni e, al contrario di quanto si osserva per altre regioni del Mezzogiorno, l’apertura internazionale dell’Abruzzo si è ridimensionata;

– Crescente e generalizzata perdita di competitività, mancanza di politiche orientate al miglioramento del mercato, forte carenza di innovazione.

Affinché possa ricostruirsi un rapporto sano fra politica e società civile, la politica deve iniziare ad assumersi le proprie responsabilità, non scaricabili su niente e su nessuno. Chi sta più in alto ha più colpe di tutti coloro che sono più in basso. Fino a quando i politici continueranno a sostenere di essere bravissimi, mentre la popolazione ha fame e freddo, non ci saranno margini di cicatrizzazione di una ferita sociale e istituzionale.

Chiodi & Gatti vadano a casa: sono stati pesati, sono stati misurati e sono stati miseramente bocciati con pagelle oggettive che non ammettono esami di riparazione. Rispolverino il sentimento nobile della vergogna.

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