Scompare l’informazione abruzzese, ma nessun politico la ritiene una perdita

di Maria Cristina Marroni

Scomparsa l'informazione abruzzese (dopo la dipartita de Il Tempo)–  Oggi chiude definitivamente l’edizione regionale abruzzese e molisana del quotidiano Il Tempo. La tragedia non ha suscitano quel moto di pubblica indignazione che sarebbe necessario di fronte ad eventi di tale natura. È il segnale che la società è talmente sfarinata e anestetizzata che pure quando le viene amputato un arto non soffre né si preoccupa.

Purtroppo il dramma è solo per i cittadini, che perdono un osservatorio, una tribuna, una visuale sull’Abruzzo e sui suoi problemi, le sue storie, i suoi alti e i suoi bassi, la sua cronaca che si sedimenta per divenire tradizione e patrimonio comune.

Chi se ne giova, invece, sono i politici, i quali dalla frammentazione della società hanno tutto da lucrare, i quali dall’oscuramento di una luce puntata sul loro operato hanno tanto da rallegrarsi. Da quando la politica è divenuta sinonimo di affarismo, l’esigenza di imbavagliare e di asservire la libera informazione è divenuto uno scopo principale dei politici, per cui minori sono le fonti giornalistiche alle quali la popolazione può avere accesso, maggiori sono le possibilità che avventurieri privi di preparazione, di talento e di onestà possano impadronirsi di incarichi, poltrone, prebende, senza che nessuno riesca a smascherare la loro malafede.

Tre settimane fa Eugenio Scalfari, nella sua rubrica sul settimanale L’Espresso, pubblicava un articolo intitolato “Che guaio i politici senza cultura” nel quale ha spiegato che “Da Gramsci a Moro, da Croce a La Malfa, in Italia gli intellettuali sono stati alla guida dei partiti. Da vent’anni questo non è più vero. Imperano demagogia e populismo. Che inquinano e deformano la democrazia”.

Ebbene, grande parte di tale decadimento della qualità della scena politica è dovuta all’assalto alla libertà e alla qualità degli organi di informazione. Per questo la chiusura di un quotidiano storico non è un fatto marginale o episodico, al punto che si stanno materializzando licenziamenti anche nell’emittente regionale Rete 8.

Il presidente dell’Ordine dei Giornalisti abruzzese, Stefano Pallotta, ha detto che di fronte “a un quadro drammatico con perdita di posti di lavoro e un processo di desertificazione e prosciugamento dell’informazione in Abruzzo, c’è l’assoluta indifferenza delle istituzioni pubbliche. La Regione non può far finta di niente, ma deve passare dalla solidarietà alle vie di fatto”.

La solidarietà dei politici è pelosa, le loro lacrime sono di coccodrillo, il loro affetto non è per i giornalisti ma per i cani da riporto, per coloro che copiano e incollano i loro disgustosi comunicati. I politici esultano quando il vero giornalismo avvizzisce e viene soppiantato dai megafoni delle segreterie particolari.

Eppure i giornalisti sono più importanti dei medici per la salute pubblica, ma nessuno è disposto a stracciarsi le vesti quando una professione nobile, indipendente ed autorevole, viene calpestata da ingerenze di ogni tipo, da intimidazioni, da tentativi di corruzione volti ad ottenere l’indulgenza nei confronti di chi comanda.

Oggi andate in edicola e acquistate l’ultima uscita dell’edizione Abruzzo e Molise de Il Tempo. È il simbolo di un epoca che si sta chiudendo ed è un souvenir di una Regione che non c’è più. Il Tempo si è fermato.

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