Clamoroso: il Presidente PD della Provincia di Teramo, Renzo Di Sabatino, si oppone platealmente al governo Renzi pur di nominare suoi uomini (e farci spendere un sacco di soldi) AUDIO

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Renzo & RenziRenzo Di Sabatino ha iniziato il suo mandato da Presidente della Provincia di Teramo con il piede sbagliato. Prima ha prorogato il Direttore Generale cercando di infinocchiare i cittadini, ma ha dovuto smentire la sua affermazione di averne eliminato la figura, in quanto la proroga da Direttore c’è tutta. Poi ha prorogato, in maniera quantomeno inopportuna, anche l’incarico dirigenziale allo stesso Segretario Gianna Becci.

Non pago del disastro amministrativo, in piena continuità con la precedente devastante gestione Catarra, Di Sabatino ha deciso di fare harakiri con la scelta suicida di nominare un Capo di Gabinetto esterno all’Ente (assumendo un funzionario, con tanto di indennità ad personam, che ci costerà complessivamente circa 40.000 euro l’anno), e con l’altra decisione di nominare un nuovo dirigente tecnico (che ci costerà altri 100.000 euro l’anno, come se ce ne fossero già pochi e mal pagati).

Infatti, con deliberazione n. 6 del 27 ottobre 2014, il neo Presidente della Provincia ha “ritenuto (…) constatata l’insussistenza di professionalità interne da poter distogliere dai propri compiti istituzionali, di dover procedere al reperimento esterno di un Collaboratore da assumere con contratto a tempo determinato ai sensi dell’art. 90 del D.Lgs. 267/00”.

Che tenero, non trova un dipendente su 318 che possa fargli da segretario, perché sono tutti impegnatissimi nei loro compiti istituzionali.

Ma Renzo dà pure atto “che l’individuazione del soggetto da assumere nel posto di Capo di Gabinetto nell’Ufficio di Supporto del Presidente, in deroga ai vigenti Regolamenti in materia di accesso, verrà effettuata direttamente dal Presidente della Provincia”; cioè lui se ne frega delle regole stabilite per l’accesso al pubblico impiego.

Il difficile ruolo nel Gabinetto dovrà essere ricoperto con contratto da funzionario (circa 30.000 euro lordi a carico dei cittadini) cui deve essere aggiunta una apposita indennità ad personam espressamente quantificata dallo stesso Presidente in 8.000 euro lordi.

Si noti, e subito dopo ne spiegheremo il motivo, che codesta delibera n. 6 è stata adottata “nel rispetto dell’art. 90 del D.Lgs. n. 267/2000”, e reca un inequivocabile inciso: “verificata la sussistenza di tutte le condizioni ed i presupposti di legge”, cioè si è accertato che è tutto regolare.

Di Sabatino esplicita i motivi di tale scelta: “In queste settimane ho dedicato tutto il mio tempo alla Provincia ma presto, vista la gratuità della mia funzione, dovrò tornare ad occuparmi anche della mia attività ed è per questo che mi farò affiancare da un capo di gabinetto con precise caratteristiche professionali in grado di supportarmi nell’inevitabile processo di spending review e di revisione della macchina amministrativa”.

In più apprendiamo che “tra le iniziative successive c’è anche (…) la volontà di restituire alle opere pubbliche dell’ente un dirigente tecnico”, cioè si vuole procedere ad una ulteriore assunzione dall’esterno dell’ennesimo dirigente, ai sensi dell’articolo 110 del TUEL, con esborso di circa 100.000 euro annui in più.

Il paradosso è evidente: al fine di procedere alla “spending review” si assumono nuove figure professionali che costano una tombola ai cittadini; più che una revisione della spesa questo è un gonfiamento delle spese. Il tutto perché il Presidente deve tornare al suo lavoro. Ma a noi che ce ne importa delle sue questioni professionali? Non gli è stato prescritto dal medico di candidarsi alla Provincia, ma dal momento che ha scelto di impegnarsi, adesso deve tenere fede agli impegni, tanto più che il suo studio professionale è a dieci metri dalla sede della Provincia, mica come il povero Brucchi che deve fare la spola fra l’ospedale, che si trova in cima alla lontana Villa Mosca, e piazza Orsini dove svolge a tempo perso il ruolo di sindaco del comunello di Teramo.

Su certastampa.it leggiamo un maldestro tentativo di minimizzare: “Nessun inquadramento da funzionario per il futuro “braccio destro” del neo presidente ma, spiega Di Sabatino, una figura impiegatizia chiamata a fare le sue veci quando il presidente sarà impegnato nella sua attività professionale da avvocato”. E invece è proprio il contrario: l’inquadramento è esattamente quello da funzionario, ed è talmente da funzionario che Di Sabatino se lo scrive da solo nella predetta delibera n. 6 del 27 ottobre: “una unità di categoria D1 (Funzionario ex 7° qualifica funzionale)”. Che figuraccia.

Ma la notizia clamorosa è che le intenzioni e gli atti formali posti in essere da Renzo Di Sabatino il 27 ottobre, sono in aperto contrasto con le previsioni legislative contenute nel disegno di legge di Stabilità presentato e pubblicato dal governo di Matteo Renzi il 15 ottobre, cioè parecchi giorni prima delle decisioni del Presidente della Provincia di voler assumere un Capo di Gabinetto esterno all’Ente e delle dichiarate volontà di assumere pure un altro dirigente tecnico.

Infatti, all’interno dell’articolo 35 del disegno di legge di Stabilità per il 2015, c’è il comma 15 che recita testualmente così: A decorrere dal 1° gennaio 2015, alle province delle regioni a statuto ordinario, è fatto divieto:

– di procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, ivi incluse le procedure di mobilità;

di attivare rapporti di lavoro ai sensi degli articoli 90 e 110 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267”.

L’articolo 90 è appunto quello che consente di assumere un Capo di Gabinetto esterno, mentre l’articolo 110 è quello che consente di assumere dirigenti a tempo determinato.

In pratica, dodici giorni dopo la pubblicazione del testo della legge di Stabilità, che come è noto deve essere approvata dal Parlamento al più tardi entro il prossimo dicembre, Renzo Di Sabatino decide di fregarsene delle intenzioni del governo e di procedere in senso contrario ad effettuare proprio quelle assunzioni che Renzi vuole vietare.

Sorge una domanda: ma Di Sabatino l’ha fatto apposta? Se sì, dovrebbe quantomeno motivare politicamente le sue opposte volontà rispetto a quelle del suo medesimo partito. In caso di ignoranza, invece, compatiamo il povero Renzo e attendiamo una pubblica retromarcia.

Ma dato che il neo Presidente della Provincia è alquanto orgogliosetto, supponiamo che si incaponisca e vada avanti. In tal caso, però, riuscirà ad espletare le procedure selettive per il Capo di Gabinetto e quelle per il Dirigente tecnico prima che il Parlamento approvi la legge di Stabilità e che questa entri in vigore?

E da ultimo: nel caso la legge di Stabilità venisse approvata nel medesimo testo sopra riportato, che figura ci farebbe Renzo Di Sabatino ad effettuare due assunzioni molto onerose sulla base di due articoli (90 e 110) che invece Renzi vuole sterilizzare per evitare che si sprechino denari inutili? Sarebbe davvero imbarazzante.

Del resto il PD è così: da una parte un Renzi che vuole risparmiare, dall’altra un Renzo che vuole spendere. Che figuraccia.

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