Chi ha scienza ed arte in sé, ha in sé la religione, ma chi non ha quelle in sé è meglio che abbia religione

“Chi ha scienza ed arte in sé, ha in sé la religione, ma chi non ha quelle in sé è meglio che abbia religione”.

Goethe, il genio culturale tedesco anticipatore dell’Europa (che troppo poco si conosce), rifiutò esplicitamente il cristianesimo e riassunse il suo credo in questa frase scultorea.

È pur vero che un siffatto modo di pensare possa far cadere nell’elitismo. Del resto, colui che persegue la cultura molto spesso non necessita di una religione, proprio perché può disporre di una valida alternativa.

Ernst Gombrich lo sottolinea: “Solo chi non ha il dono di questo nutrimento spirituale non può fare a meno di un altro genere di fede religiosa”.

Goethe traduce questo suo credo in parole molto semplici: “Non si dovrebbe lasciar trascorrere un sol giorno senza ascoltare almeno una piccola canzone, senza leggere una bella poesia, senza guardare un bel quadro e, se possibile, senza dire agli altri una buona parola”.

Goethe è un maestro per tutti coloro che considerano “la comunione quotidiana con la natura e con l’arte come l’equivalente della preghiera d’ogni giorno”. Tale insegnamento si è diffuso largamente nell’ottocento e agli inizi del novecento in Europa.

Gombrich stesso è stato educato in questo modo, nonostante ne sottolinei i limiti: “Credo che questo desiderio di abbracciare la fede goethiana nella cultura, nella «Bildung», fosse dovuto, in gran parte, all’abbandono della religione istituzionalizzata. Oggi sappiamo, in base all’esperienza storica, che questa autentica fede nella cultura, sul fondamento della quale tanti professionisti costruirono il loro universo intellettuale e dalla quale trassero il rispetto di se stessi, non bastò a impedire il crollo dei valori della civiltà e il compimento – o la supina accettazione – e di crimini gravissimi contro l’umanità”.

Ciò nonostante, la fede nella cultura è talmente connaturata in Gombrich, che egli ne ricorda le origini nell’educazione paterna: “Negli anni della mia infanzia a Vienna mio padre ogni domenica accompagnava regolarmente noi ragazzi a visitare un museo o ci portava in gita in campagna; ricordo benissimo che egli aveva, di questa nostra abitudine, un concetto assai più alto delle nozioni religiose che ci venivano impartite a scuola. Col suo tono pacato dichiarava che l’amore per l’arte e la natura dovesse essere per noi l’equivalente del culto divino.

E oggi? La fede nella cultura è morta, la fede nelle religioni è scomparsa, fede e fiducia sono concetti in disuso nel nostro mondo in decadenza.

Maria Cristina MARRONI

Goethe - comincia ora

One Response to "Chi ha scienza ed arte in sé, ha in sé la religione, ma chi non ha quelle in sé è meglio che abbia religione"

  1. Avv. Marcello Amedeo Ranieri   28 luglio 2016 at 22:18

    Stiamo attenti a non cadere in questa trappola, vi sono caduto anche io.
    La divinizzazione della cultura e la negazione del Trascendente conduce solo alle iolatrie ed alla presunzione.
    idolatria della conoscenza , idolatria di se stessi quale verbo incarnato ed infallibile di conoscenza e via discorrendo.
    soltanto la fede, se autentica e non idolatra anch’essa, conferisce il vero senso del limite dell’uomo conducendo sulla strada dell’unità.
    Se come me siete insoddisfatti della confessione di fede nella quale siete stati cresciuti , , nel caso di specie, cattolicesimo romano , cercate una teologia alternativa che vi soddisfi , nel caso di specie, calvinismo classico , ma non rifugiarsi nell’ateosmo o cadrete in una morte spirituale tremenda.

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