Matteo Renzi schifa Luciano D’Alfonso e se ne vergogna

Matteo Renzi schifa Luciano D’Alfonso e se ne vergogna

di Christian Francia 

Renzi quando gli parlano di D'Alfonso
Renzi quando gli parlano di D’Alfonso

–  Ebbi modo di scrivere, all’inizio del 2014, come fosse impossibile che il PD potesse scegliere Luciano D’Alfonso quale candidato presidente della Regione Abruzzo, perché avrebbe dovuto usare lo stesso metro di giudizio che aveva consigliato di imporre il passo indietro alla candidata Presidente della Regione Sardegna, Francesca Barracciu, indagata per una questione di rimborsi (http://www.ilfattoteramano.com/2014/01/01/clamoroso-luciano-dalfonso-non-potra-essere-candidato-dal-pd-alla-presidenza-della-regione-abruzzo/).

Allo stesso modo ed a maggior ragione, scrissi, in Abruzzo Renzi non potrà che scaricare D’Alfonso sia per i suoi guai giudiziari in corso, sia per i trascorsi inquietanti fra politica e giustizia in Abruzzo (arresti e condanne dei presidenti Salini e Del Turco), sia per le sentenze già scritte dalla magistratura che, incredibilmente, quasi nessun giornalista ha avuto il coraggio di analizzare e di mettere nella giusta luce mediatica.

Ricordo a tutti che D’Alfonso è pesantemente coinvolto in inchieste penali che fino ad ora sono approdate ad una parziale assoluzione in primo grado, accompagnata da una prescrizione relativa a due gravi capi di imputazione. Le vicende giudiziarie di Big Luciano meriterebbero un gigantesco rilievo, non fosse altro che per i recenti precedenti penali delle giunte abruzzesi, i quali precedenti suggerirebbero di sviluppare i dovuti anticorpi e di evitare di firmare deleghe in bianco ai propri rappresentanti, salvo poi ritrovarsi con terremoti giudiziari che decapitano le Istituzioni votate dal popolo ignaro.

I silenzi stampa sulle zone d’ombra di Luciano Facile sono inquietanti, le omissioni sul suo conto degli stessi avversari politici sono il segno della corruzione profonda di una regione che è rimasta alla preistoria, con una ignoranza diffusa ed un servilismo congeniti, oltre ad un lavorìo incessante e oscuro del popolo dei grembiulini per insabbiare le referenze giudiziarie di un governatore che meriterebbe la quarantena per quello che è stato accertato avere commesso e per quello che ancora potrebbe capitargli (con i disastrosi danni politici che ciò comporterebbe).

Ricordo a tutti che è stato accertato che Luciano D’Alfonso abbia commesso il reato di finanziamento illecito al partito politico “La Margherita di cui all’art 7 della Legge n. 195/1974, infatti a pag. 195 della sentenza ‘Housework’ si legge in maniera inconfutabile: “il reato sub S bis è integrato, quand’anche estinto per intervenuta prescrizione”. Inoltre, e peggio, è stata dichiarata l’avvenuta prescrizione per le gravi imputazioni di corruzione per l’esercizio della funzione (di cui all’art. 318 del Codice Penale) e di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (art. 319 C.P.), con l’aggiunta delle circostanze aggravanti (art. 319-bis C.P.) e del concorso dei due imputati nella commissione del medesimo reato (art. 110 C.P.).

Restano inevase domande pesanti come macigni: perché D’Alfonso non ha rinunciato alle prescrizioni? Sarebbe stato un gesto necessario per chi – come lui – rappresenta l’intero Abruzzo. E perché nessuno, fuori e dentro l’arena politica, gli ha chiesto né gli chiede di rinunciare alle prescrizioni?

Frattanto, pendono accuse pesantissime sul capo di Luciano Ovunque nei giudizi penali d’appello in corso di svolgimento. Sintetizziamo alcune inequivocabili considerazioni del P.M. Gennaro Varone relative all’atto di appello avverso la sentenza ‘Housework’:

– il Collegio giudicante del primo grado di giudizio avrebbe avuto una “disposizione di particolare benevolenza culturale verso la classe dirigente” (per Varone le prove dimostrerebbero invece che D’Alfonso era al vertice di una associazione a delinquere nella quale carriere e incarichi elargiti avrebbero avuto quale contropartita vantaggi personali ottenuti);

– la sentenza di primo grado avrebbe illogicamente considerato le presunte tangenti degli imprenditori con “la formula magica” di comportamenti “riferibili alla politica”;

– “Che Luciano D’Alfonso abbia vissuto con il denaro della zia, come sostenuto dalla difesa e dall’imputato, è un argomento così ridicolo da non meritare alcun commento”;

– “Tutto il processo gronda di richieste e dazioni di denaro, di torbidità delle condotte amministrative e soprattutto di deliberata opacità di quelle personali spiegabili soltanto con la necessità di occultare illeciti”;

– “Non è ordinario che un sindaco si rechi in banca a versare mazzette di banconote per migliaia e migliaia di euro, che un sindaco esegua acquisti in contanti per svariate decine di migliaia di euro senza alcun prelievo proprio o dei propri familiari, che un sindaco asserisca, senza battere ciglio, che vacanze costose gli siano state interamente pagate da un facoltoso imprenditore, Carlo Toto, che si appresta a partecipare e vincere uno dei più importanti appalti della città. Anche il più ingenuo capirebbe che sono entrate illecite”;

“È inconsistente l’argomento secondo cui l’impresa che regala lo ha fatto – o potrebbe averlo fatto – per mera amicizia, o per riconoscenza, o per non si sa che. Come se questa ipotesi (data la qualità delle regalie) abbia mai avuto genuina corrispondenza in una qualunque nostra concreta esperienza ostensibile o anche semplicemente personale. Chiunque può constatare, ogni giorno e senza eccezioni, il contrario: chi dà, quando attende, lo fa per comprare o sdebitarsi”;

– “Si può dire che i Toto erano a completa disposizione di D’Alfonso per ogni sua esigenza economica. D’Alfonso disponeva della cassaforte di Toto” (per la Procura è inoltre impensabile credere che i rapporti “amicali” tra D’Alfonso e i Toto non implicassero una componente affaristica per cui l’ex sindaco sarebbe stato “sul libro paga dei Toto” ottenendo in cambio viaggi e regali che non possono che essere stati “atti corruttivi”);

– Sull’acquisto a prezzo stracciato della villa di Lettomanoppello da parte di D’Alfonso “il tribunale non ha colto l’eccezionale qualità delle prove documentali, è sufficiente guardare la villa per capire che non poteva costare 290 mila”.

D'Alfons - Di PasqualeSe si considerano nel loro complesso queste gravissime accuse che, ove trovassero conferma nei tribunali, dimostrerebbero che gli elettori hanno messo il lupo a guardia del “pollaio Abruzzo”, non può non notarsi come il PD abbia usato un metro profondamente diseguale per D’Alfonso (appoggiato) e per la Barracciu (scaricata per perseguire una linea di legalità e pulizia in Sardegna, nonostante il caso D’Alfonso presenti profili di responsabilità penale e morale ben più gravi e consistenti rispetto al caso Barracciu).

Però qualche rigurgito di dignità deve avercelo pure lo scafatissimo Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il quale continua a vedere l’Abruzzo come una Regione appestata da non frequentare, proprio per la paura di non vedersi sporcare la propria immagine nel caso di un ennesimo showdown giudiziario (con i relativi non auspicabili effetti di cui alla legge Severino).

Non è un caso, infatti, che il quotidiano Il Tempo pubblichi il 15 ottobre 2014 un articolo con il seguente titolo: “Tra Renzi e l’Abruzzo l’amore non è sbocciato. Prima e dopo le elezioni è apparso lontano da D’Alfonso” (http://www.iltempo.it/abruzzo/2014/10/15/tra-renzi-e-l-abruzzo-l-amore-non-e-sbocciato-1.1328574). Un modo edulcorato per dire che Renzi schifa D’Alfonso e cerca come può di tenersene il più lontano possibile.

Il contenuto di tale articolo non richiede ulteriori commenti: “Slitta ancora la visita di Renzi in Abruzzo. Il premier, in base a quanto annunciato nei giorni scorsi dai vertici regionali del Pd, nella mattinata di oggi avrebbe dovuto fare tappa a L’Aquila e nella Val di Sangro. Da Roma, in realtà, non sono mai giunte conferme ufficiali, mentre ieri mattina è arrivata la notizia che Renzi sarebbe rimasto a Genova, per seguire da vicino le operazioni post-alluvione. L’abbraccio tra D’Alfonso e Renzi, dunque, è ancora una volta rimandato. Il governatore non deve averla presa bene. Non è un mistero che il «rottamatore» non sia un suo estimatore: nel corso dell’ultima campagna elettorale, Renzi ha girato in lungo e in largo l’Italia, stando bene attento a tenersi alla larga dall’Abruzzo. Nel commentare i risultati elettorali, si è sperticato di lodi per Sergio Chiamparino, che ha vinto in Piemonte, senza mai citare il trionfo di D’Alfonso. Al governatore non è stata concessa neanche la soddisfazione di annunciare il tradizionale sms con gli auguri del premier, che è anche il capo del suo partito. Sono segnali inequivocabili di insofferenza. Secondo i bene informati, Renzi ha mal digerito la candidatura di D’Alfonso: avrebbe preferito altre soluzioni, dal momento che il governatore è ancora alle prese con varie vicende giudiziarie, che qualora non si risolvessero positivamente arrecherebbero un duro colpo all’immagine del nuovo corso renziano. Quando si è trattato di decidere, però, D’Alfonso ha spiegato che, in caso di estromissione, si sarebbe candidato alla testa di altre liste e il premier, fresco di incarico, non se l’è sentita di andare al muro contro muro. Renzi tuttavia non ha apprezzato e ha marcato le distanze, anche perché, da politico scaltro, deve aver ritenuto sconsigliabile spendere la propria immagine per un governatore che rischia una condanna per corruzione. D’Alfonso sta soffrendo la carenza di legittimazione romana ed è impegnato nel tentativo ricucire (…) I risultati, però, tardano ad arrivare: gli annunci e i rinvii, ormai, si susseguono dalla scorsa estate”.

3 Responses to "Matteo Renzi schifa Luciano D’Alfonso e se ne vergogna"

  1. Piergiorgio   17 ottobre 2014 at 22:16

    anch’io

  2. Giovan Battista Nisii   20 ottobre 2014 at 12:48

    Finalmente un pezzo di giornalismo, nell’accezione “anglosassone”. Roba inesistente in Italia, tranne benemerite eccezioni; il quarto potere è da tempo solo strumento di consenso della politica (ovvero dei conflitti d’interesse,delle cricche, della pervasiva criminalità politica) e non è detto che non sia questo uno dei motivi strutturali della crisi italiana, del mare di fango che travolge i cittadini.

  3. Berillio   31 agosto 2015 at 0:57

    Si, una narrazione precisa e veritiera della realtà che questa regione purtroppo è costretta a vivere.
    Ma non tutti sanno! Divulgazione, questa è l’unica cosa necessaria affinché tutti i poveri cittadini votanti non vengano più raggirati da una losca politica.

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