Il libro di Ottobre: Il male dentro

Il libro di Ottobre: Il male dentro
L'Angelo del dolore
William Wetmore Story “L’Angelo del dolore”

La voce stridula, profonda e spudorata del dolore non si dimentica. Il dolore ammutolisce e nega le risposte alle domande che pure pone. Nella malattia bisogna adattarsi a una nuova quotidianità, che il corpo richiede e l’anima assorbe.

Perché accade così, all’improvviso: un male si insinua impudicamente nel nostro corpo e lo fa proprio, risucchiandolo e avvizzendolo. Poi il corpo diventa il suo schiavo, succube di terapie, medicine, ospedali. Allora la nostra malattia diventa il nostro destino, diverso dai giorni felici che avevamo ipotizzato.

Il male dentro di Maria Giovanna Luini parla di cancro con una sensibilità squisitamente femminile, senza indulgere al vittimismo. Scriveva Don Carlo Gnocchi: “Non esistono malattie, ma malati, cioè un dato modo di ammalarsi proprio di ciascuno e corrispondente alla sua profonda individualità somatica, umorale, psicologica”. Ogni malato si rapporta con il proprio male in modo differente, ciò che però accomuna le diverse esperienze è il fatto che nessuno, dopo avere affrontato la paura, potrà essere lo stesso.

Chi si ammala affronta un viaggio, che spesso si svolge a ritroso: verso i ricordi, l’infanzia, l’ autenticità.

La protagonista del romanzo è Barbara, specializzanda in un istituto oncologico molto particolare, dove il rapporto medico-paziente è privilegiato.

Barbara è incline al peccato, ma a quello veniale che non danna l’anima: è superba, determinata e intreccia una relazione con il suo superiore, il professor Stefano Solda, sposato.

luini
Maria Giovanna Luini

Il romanzo tuttavia non si muove solo intorno alla vicenda di Barbara e Stefano, che anzi pare fare da corollario a storie che si aggrovigliano e si dipanano, partendo tutte da quelle corsie d’ospedale.

Il male dentro non parla solo di malattia, ma la Luini è attenta allo studio degli esseri umani e all’architettura dei loro rapporti quotidiani.

Ci si commuove molto durante la lettura del libro, soprattutto attraverso le voci dimesse dei pazienti, come quelle di Giulia e Rosa, ma sempre con lucidità e senza un eccessivo sentimentalismo, lontano dai libri Cuore e Promessi sposi. Quello che interessa alla scrittrice è riflettere sui profondi cambiamenti che la malattia determina. Scriveva Virginia Woolf nel saggio Sulla malattia, pubblicato nel 1926, “La malattia spesso si traveste da amore, e ti gioca gli stessi tiri”, rammaricandosi del fatto che la letteratura desse allora poco risalto all’argomento.

Tra i medici della clinica c’è un personaggio che non ti aspetti: la dottoressa Anna Bianchi, “donna strana: non alta e neanche bassa, corporatura abbondante ma non grassa, si muoveva sciolta, sensuale, e sorrideva a piena faccia”. Anna ipnotizza con la sua energia positiva, che il suo corpo sembra emanare. “Calmava ogni pensiero, ogni ansia. Le sue mani parlavano come e meglio di lei”. Crede nella medicina integrata, senza volere rinnegare per questo la medicina ufficiale. Talvolta accadono strane, inspiegabili, coincidenze e Anna non le teme, ma le indaga con mente aperta.

Uno squillo insistente del telefono nel cuore della notte annuncia a Stefano, nella parte finale del romanzo, la morte della bellissima Giulia e con essa la crisi che ne deriva negli altri personaggi. Non già perché essi non fossero avvezzi alla morte, ma perché le esperienze, i rapporti, le abitudini modificano le percezioni, che diventano offuscate, incerte, come bene rappresenta l’immagine di una lente rotta nella copertina del libro.

La parola che meglio rappresenta il “sugo della storia”, per dirla con il Manzoni, è dignità: quella che accetta le circostanze senza piagnistei, che sopporta con disinvoltura le proprie paure, che accoglie la crisi come scatto di maturità.

“Il cancro entra nell’anima e nella mente solo se gli dai spazio. E tu non puoi, non devi dargli spazio. Ci sono pazienti che insegnano a non farlo, perfino quando muoiono per le metastasi. Ti assicuro che ho visto morire gente che non ha mai permesso al cancro di dominarla, il cancro l’ha ammazzata ma non è entrato veramente. Riesci a capire?”.

Maria Cristina Marroni

Fonte: Mensile “Teramani”

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