Evento storico: Il Trebbiano sul tetto d’Italia. Merito del maestro Francesco Paolo Valentini

Evento storico: Il Trebbiano sul tetto d’Italia. Merito del maestro Francesco Paolo Valentini

di Christian Francia

Valentini - Trebbiano d'Abruzzo 2010 - 20-20 della guida de L'Espresso–  Suo padre Edoardo è stato un maestro di vita, di vite e del vino. E pure suo nonno. Ma il sospetto è che lui, Francesco Paolo Valentini, cresciuto sulle spalle dei giganti, sia il migliore di tutti.

La notizia è storica: il Trebbiano d’Abruzzo 2010 dell’azienda Valentini di Loreto Aprutino (dove aprutino, prima che abruzzese, significa “teramano”) è il primo vino bianco, nella storia della Guida “I Vini d’Italia” de “L’Espresso”, a raggiungere il punteggio più alto e a salire sul tetto enologico d’Italia.

La prestigiosa guida, appena uscita nell’edizione 2015, ha eletto i due migliori vini italiani (su 25.000 vini assaggiati) premiandoli con il massimo riconoscimento di 20/20, si tratta del Barolo Riserva Vigna Rionda 2008 di Massolino e, appunto, del Trebbiano 2010 di Valentini (pure l’intera azienda vinicola è stata premiata fra le 17 migliori d’Italia, sulle 2.100 censite, per la qualità e la continuità negli anni).

Traduzione per i meno esperti: il piccolo Abruzzo con il suo infimo Trebbiano, vitigno bistrattato che il marchese Antinori definiva A not very interesting grape”, addebitandogli la scarsa qualità dei vini bianchi dell’Italia centrale ed auspicandone l’estirpazione (un vitigno che si trasforma spesso in un prodotto finale anonimo e di bassa qualità), è salito al vertice dei vini italiani calpestando il blasone dei nostri vini più rinomati nel mondo (anche e soprattutto i rossi).

Come è possibile che un vino bianco del contadino sia superiore ai vari brunello, agli chardonnay, ai nebbiolo, ad una agguerrita e storica concorrenza? Come si spiega che una 500 vinca il campionato di formula uno?

Si spiega intanto perché si tratta di una varietà tipicamente abruzzese (e rara pure in Abruzzo) la quale, dove ha resistito, ha avuto secoli di climatizzazione, cosa che gli consente di esprimersi al meglio.

Valentini Francesco Paolo
Francesco Paolo Valentini

Si spiega, poi, perché il sistema di allevamento è quello ideale per le caratteristiche pedoclimatiche del territorio collinare abruzzese, in quanto Francesco Paolo Valentini, attuale proprietario dell’azienda, predilige la pergola abruzzese perché protegge i grappoli dall’irraggiamento diretto, che rischierebbe di “cuocerli”, e consente loro di maturare in maniera più graduale grazie all’irraggiamento riflesso.

Si spiega soprattutto perché ci si affida alla fermentazione spontanea, non si controlla la temperatura, i lieviti sono rigorosamente autoctoni, c’è uso moderato della solforosa e i recipienti di fermentazione e affinamento sono poco invasivi (grandi botti secolari). Infatti, come dice il maestro Valentini: La mia cantina è la vigna. È lì che devo investire i miei soldi, la mia fatica, e anche le mie ansie…In cantina devo intervenire il meno possibile perché credo fermamente nel principio della maieutica socratica: tutto esiste già in natura. Il vino quindi non si inventa. Non si costruisce, Al massimo si aiuta a venir fuori. E non sempre ci si riesce bene: ci sono annate in cui non sono riuscito a controllare una fermentazione malolattica di una veemenza paragonabile a quella alcolica. Il vino finale, per i miei standard, non era idoneo all’imbottigliamento e allora l’ho venduto tutto come sfuso. Una cosa dolorosa ma anche bellissima, perché dimostra come, alla fine di tutto, le uniche regole universalmente valide sono quelle di Madre Natura”.

Secoli di ascolto incessante della natura e nessuna sofisticazione, con un matrimonio fra un vitigno di basso lignaggio ed un territorio dove riesce ad esprimersi alla grande grazie ad un maestro impareggiabile, ed ecco compiuto il miracolo.

Il Trebbiano Valentini, in termini di complessità, di energia interna, di capacità evolutiva, non è solo esaltante, ma è commovente. Un vino che sfida la logica, che coniuga povertà e talento, rivelando caratteristiche intime e straordinarie di una regione e di coloro che la abitano da millenni.

Valentini - etichetta del TrebbianoÈ chiaro che Francesco Paolo ha una storia gloriosa di famiglia, avendo avuto un padre come Edoardo Valentini che ha scritto pagine bellissime della storia del vino in Italia, segnando un’epoca e perseguendo sempre la strada opposta a quella delle mode, in cocciuta solitudine.

Nonostante la cantina fu fondata nel 1650, Edoardo è stato il primo a dedicarsi totalmente alle sorti aziendali già negli anni ’50. Il figlio ha raccolto l’eredità paterna con grande personalità, carattere forte, schivo, aristocratico, severo, affascinante e mai convenzionale.

L’artigianalità del prodotto, l’esecrazione manifesta per la barrique, la personalità delle vigne e del lavoro dell’uomo hanno trasformato la Cenerentola/Trebbiano nel paradigma della qualità, con una propensione all’invecchiamento assolutamente imparagonabile.

È la prima volta di un vino bianco al vertice, nella storia delle edizioni della guida de L’Espresso (che sarà presentata ufficialmente proprio oggi a Firenze) che finora aveva assegnato il voto massimo solo a vini rossi o dolci. I curatori sostengono che “i venti ventesimi per noi non è quasi più un punteggio. È un  coup de coeur, il segno di un’emozione”.

Se oggi in Italia si beve benissimo e l’Abruzzo non si trova a seguire, ma primeggia ed indica alle altre regioni la via da percorrere, questo è il segno inequivocabile che nella nostra terra c’è un tesoro ben più prezioso del petrolio. Basta saperlo scoprire, come fa con dedizione assoluta Francesco Paolo Valentini, poi il mondo non tarda a tributargli i dovuti onori, collocandolo definitivamente nel mito, dove la storia non conta più e c’è solo estasi e venerazione.

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