Fusione dei Comuni in provincia di Teramo: seguire l’esempio della Grande Pescara

Fusione dei Comuni in provincia di Teramo: seguire l’esempio della Grande Pescara

di Christian Francia

–  Perché Teramo, con la storia plurimillenaria che ha alle spalle e un presente schiacciato sul declino economico e morale, dovrebbe vietarsi di compiere scelte coraggiose? Che altro abbiamo da perdere? Cosa ci rimane se non lo spopolamento dovuto alla pervicace volontà di ignorare che siamo seduti sulle nostre fortune? Perché ci ostiniamo a non capire che una zolla di terra alle nostre latitudini produce ricchezze che in Cina e in India si sognano, come l’olio e il vino? E che nella nostra terra, nel nostro paesaggio straordinario, c’è la radice per un futuro di prosperità che è a portata di mano di chiunque voglia ancora crederci?

Ho detto scelte coraggiose perché gli strumenti per salvarci ce li abbiamo già, solo che non li vediamo. Ad esempio una scossa potremmo darcela con la fusione dei Comuni. Oggi, con un quadro normativo schizofrenico, la quasi totalità dei Comuni non riesce ad andare avanti, non ha personale all’altezza delle quotidiane complessità e quindi rallenta, sbaglia, ingarbuglia, distrugge ricchezza, tessuto produttivo, futuro.

Forse qualche cittadino pensa non sia anacronistico che esistano Comuni in provincia di Teramo con poche centinaia di residenti? E non è forse vero che le Unioni di Comuni e le Comunità montane non hanno mai assunto sulle loro spalle il peso vero dei servizi da rendere alla cittadinanza?

Non dico niente di nuovo se cito l’Articolo 15 del Testo Unico degli Enti Locali, il quale prevede che Al fine di favorire la fusione dei comuni, oltre ai contributi della regione, lo Stato eroga, per i dieci anni decorrenti dalla fusione stessa, appositi contributi straordinari commisurati ad una quota dei trasferimenti spettanti ai singoli comuni che si fondono”. Altre disposizioni normative, come un apposito Decreto Ministeriale e una Legge regionale abruzzese, ribadiscono lo stesso concetto: il Legislatore vede con particolare favore le fusioni dei Comuni, per cui le premia con consistenti elargizioni finanziarie per un lungo periodo di dieci anni.

È l’uovo di Colombo: i Comuni sono già alla canna del gas (fra difficoltà economiche e carenze strutturali), per cui unirsi offre soltanto enormi vantaggi, a partire dalle economie di scala, passando per la riduzione dei costi politici e per una maggiore efficienza, senza dimenticare le elargizioni economiche premiali.

Le obiezioni da campanile sono irricevibili, e l’esempio drammatico del fallimento completo del sistema bancario abruzzese dovrebbe almeno insegnarci che se fossimo stati lungimiranti e avessimo creato una forte banca regionale accorpando le più grandi realtà che sono cadute vittima di se stesse (le casse di risparmio), oggi non saremmo una succursale del potere economico Barese.

Per questo, con un po’ di fantasia, ho immaginato di ridisegnare l’architettura istituzionale provinciale (vedi cartina), riducendo i 47 Comuni attuali a soli 6 Comuni: la Grande Teramo (con Canzano e Castellalto), la Bassa Val Tordino (con i Comuni del consorzio CIRSU), i Monti della Laga, la Val Vibrata, il Gran Sasso e la valle del Vomano-Piomba-Fino.

Macro comuni - nuova architettura istituzionale Provincia Teramo
Fusione dei Comuni: una nuova architettura istituzionale per la provincia Teramo

Idea bislacca? Follia? Può darsi, ma senza una scossa continueremo a sprofondare nel sud più povero, come è ormai consuetudine se si leggono tutti i parametri degli ultimi 15 anni.

Il cammino ce lo indica la città di Gabriele D’Annunzio. Mentre scrivo Pescara sta perdendo circa 600.000 euro per effetto della mancata fusione fra i tre Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore, fusione decisa con il referendum del 25 maggio scorso, quando c’è stata la più grande mobilitazione popolare della storia abruzzese: 111.407 cittadini dei tre Comuni interessati (il 70% degli aventi diritto) hanno stabilito che si dovesse fare la fusione (il 64% dei votanti ha detto SÌ e i favorevoli hanno prevalso in tutti e tre i Comuni).

Perché si perdono tanti soldi? Perché una legge regionale prevede in 60 giorni l’orizzonte di tempo entro il quale il presidente della Regione e il consiglio regionale avrebbero dovuto cominciare ad esaminare, ed eventualmente approvare, la legge che dovrebbe istituire la fusione per i tre Comuni (il termine è scaduto l’11 settembre).

Secondo lo studio di fattibilità redatto da tecnici esperti, per ogni anno di mancata fusione fra Pescara, Montesilvano e Spoltore si subisce una perdita secca di oltre 15 milioni di euro.

Questa somma si ottiene grazie ai 2 milioni l’anno di tagli sui costi della politica, ai 4-5 milioni l’anno di benefici derivanti dalla riorganizzazione della macchina burocratica, con meno dirigenti, meno consiglieri d’amministrazione e via dicendo, e soprattutto grazie ai mancati incassi rappresentati dai trasferimenti dello Stato, che ammonterebbero più o meno a 9-10 milioni annui (le premialità normative di cui sopra).

Alzi la mano chi ritiene che l’ipotesi fusione non rappresenti una possibilità straordinaria anche per il rilancio del nostro territorio. In provincia di Teramo pioverebbero decine di milioni di euro ogni anno con un enorme vantaggio competitivo rispetto ai territori più arretrati che si votano al declino e alla decadenza.

Homer dorme
Big Luciano dorme

Eppure, incredibilmente, quel genio ubiquo di “Big Luciano Ovunque”, detto anche “Luciano Facile”, ancora non si adopera per l’approvazione della legge regionale di fusione. E mentre Luciano dorme, a Pescara non hanno i soldi per chiudere il bilancio del corrente anno e il contatore delle perdite irrimediabilmente continua a correre sul sito del comitato promotore del referendum (www.pescaramontesilvanospoltore.it). L’annunciata Regione Facile sta iniziando a diventare sempre più difficile e farraginosa.

E il Movimento 5 Stelle che fa? Ma non sono i paladini della democrazia diretta e i sacerdoti dell’antipartitocrazia? E cosa c’è mai stato di più partecipato del referendum sulla fusione? Cosa c’è di più avulso dalle logiche partitiche? Possibile che non protestino per l’inerzia di D’Alfonso? Possibile che non pretendano l’immediata discussione del progetto di legge sulla fusione, già avallato dalla stragrande maggioranza dei cittadini?

Anche il Comune di Teramo (con la sua lagnante e lagnosa giunta) non sa come chiudere il bilancio e ha alzato le tasse ai massimi per costringere alla chiusura gli ultimi residui di industria e di commercio, dopo la scomparsa dell’artigianato e del turismo.

È davvero eccentrico proporre il rimedio della fusione anche da noi? Apriamo una discussione sull’argomento, magari iniziando proprio dalla Val Vibrata che negli ultimi anni ha spesso dato prova di compattezza politica (fuori dalle logiche di schieramento) e che ha già l’esperienza dell’Unione di Comuni di cui fanno parte i 12 Comuni della vallata (fondendosi diverrebbe il primo Comune della provincia con ottantamila abitanti).

Iniziamo a pretendere delle risposte precise dagli amministratori, che si riempiono la bocca di piagnistei perché non ci sono i soldi, per i problemi degli scuolabus, per quelli degli asili, per i costi della manutenzione delle strade, per l’assistenza sociale, e via discorrendo.

La Grande Pescara, non appena “Luciano Facile” si sarà svegliato, si gioverà di 150 milioni di euro in 10 anni da destinare agli investimenti, all’occupazione, alla riduzione delle tasse, accrescendo la propria centralità ed attraendo tutte le migliori forze regionali.

Teramo pian piano diventerà pascolo per le pecore e terreno di scorribande per i cinghiali.

3 Responses to "Fusione dei Comuni in provincia di Teramo: seguire l’esempio della Grande Pescara"

  1. io   26 settembre 2014 at 23:26

    basterebbe, invece di eliminare le province (cosa che non fanno), eliminare i comuni e lasciare le province…

  2. Alessio Abruzzese   1 aprile 2015 at 23:13

    Condivido tutto l’articolo. Teramo rischia di diventare una città provinciale disagiata, se non inizieremo ad aggiornarci. La fusione dei comuni è un ottima iniziativa anche perché i comuni non perderebbero la loro storia.

  3. Antonello Barbieri   11 febbraio 2018 at 13:56

    Salve, sono il presidente nazionale del COORDINAMENTO FUSIONI COMUNI F.C.C.N. Condivido pienamente lo spirito dell’articolo. Il COORDINAMENTO è a disposizione per sostenere, informare, coadiuvare, il lavoro dei comitati che nasceranno nel teramese. Il mio numero è 3472746170 Il nostro sito è www. fccn.com Pagina Facebook fccn UN CARO SALUTO. ANTONELLO BARBIERI

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