Abruzzo marrone, perfetto cafone

Di Laura Romani

Nessun fiore educato regalerebbe mai un uomo alla sua fidanzata”

(Stefano Benni)

Ogni volta che qualcuno, all’estero o in giro per l’Italia, mi chiede dove io viva, il mio inconscio fa partire, da anni, un nastro di promozione pre-registrato che recita più o meno così: “Vengo dall’Abruzzo, il polmone verde d’Europa, dove durante la stessa giornata puoi scalare una montagna e fare un bagno in mare. Un posto magico dove il cibo, il calore delle persone e la bellezza dei luoghi ti fanno dimenticare da dove tu venga, tanta è la voglia di restare!”.

L’ho recitata sempre davvero convinta, questa formula negli anni, fino a quando ho iniziato a guardarla – non solo a vederla – la mia Regione verde e più la guardo, la esploro e mi ci rotolo dentro, più mi rendo conto che l’enfasi nella promozione va scemando perché l’Abruzzo non è più di quel verde che amo tanto: è diventato marrone.

Ora:“Abruzzo, polmone marrone d’Europa” non suona bene proprio per un cavolo, quindi capirete perché una, poi, un po’ si agita cercando di spiegare ad un gruppo di austriaci perplessi che qui le cose non sono molto facili, da cambiare.

«Marrone come?» mi hanno chiesto gli amici d’oltralpe.

L’Abruzzo è marrone come il fango delle alluvioni, quelle che sommergono abitazioni, strade e centri commerciali costruiti dove non si poteva, solo perché si doveva, rubando il letto a fiumi arrabbiati.

L’Abruzzo è marrone come il mare in cui scaricano di tutto, che se provi a fare un bagno in agosto la pelle ti prude fino a Natale perché con i depuratori, probabilmente, ci giocano alla piscina di Barbie, ai piani alti.

L’Abruzzo è marrone perché a qualcuno fare la raccolta differenziata proprio non riesce, e allora i rifiuti li lancia sulla superstrada per il mare, al volo, che fa più figo.

L’Abruzzo è marrone perché alcuni, in Abruzzo, il marrone ce l’hanno proprio in testa e danno il via alla mattanza autorizzata di 1791 volpi* per controllarle demograficamente come se le volpi, la sera, andassero a fare i rave party nelle loro case.

Il fenicottero atterrato oggi a Giulianova. Foto di Valentino Ferrante.
Il fenicottero atterrato oggi a Giulianova. Foto di Valentino Ferrante.

L’Abruzzo non può e non deve essere più marrone perché il marrone è un colore orribile e, diciamoci la verità, non lo abbini con nulla. Avete mai sentito di un supereroe sceso dal cielo con la divisa marrone? Io no, ma oggi, per fortuna, è atterrato dalle mie parti un gran bel ragazzo in tuta rosa, con gambe lunghe e passo elegante.

No, non è uno stilista: è un fenicottero rosa, rarissimo da queste parti, che ha scelto la spiaggia di Giulianova (Te) per riposarsi un pò durante la sua migrazione a sud.

Ora, se un fenicottero rosa ti sceglie come autogrill e tu, abruzzese, non lo interpreti come un segno tu, abruzzese, sei condannato a rimanere per sempre marrone.

Invece se ascolti quello che ha da dire il fenicottero, ti concentri bene sul rosa e abitui di nuovo gli occhi al colore un’idea per ridipingerla, questa Regione meravigliosa, forse, alla fine, te la fai pure venire.

Nota dell’autrice

Se con le mie considerazioni avessi urtato la sensibilità di qualcuno – gli stilisti, ad esempio – porgo sin d’ora le mie più sentite scuse (pink is the new black). Se, invece, la mia riflessione avesse in qualche modo infastidito la lobby dei cacciatori abruzzesi, a posto così.

*Con Delibera di Giunta n. 86 del 08/05/14 la Provincia di Chieti ha approvato il “Piano triennale di controllo delle popolazioni di volpi in alcune ZRC e aree cinofile del territorio dell’ATC chietino-lancianese”.

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