Fondi Europei in Abruzzo: Letizia Marinelli bocca della verità

Fondi Europei in Abruzzo: Letizia Marinelli bocca della verità

di Christian Francia  

letizia-marinelli
Letizia Marinelli, Consigliera di Parità della Regione Abruzzo

– Letizia Marinelli è una donna finita nell’occhio del ciclone per la famosa notte romana con Gianni Chiodi, scandalo che sicuramente le costerà la riconferma dell’incarico da Consigliera di Parità regionale. Questa condizione la rende totalmente libera di esprimere il proprio pensiero, senza l’assillo di dover evitare di pronunciare frasi e concetti istituzionalmente inopportuni, ma drammaticamente veri sotto l’aspetto della sostanza.

Uno studio del sito www.lavoce.info, concernente l’utilizzo dei fondi europei a disposizione dell’Italia, dimostra che “Ogni anno l’Italia spende miliardi di euro in progetti finanziati dai fondi strutturali europei, (FESR e FSE) eppure non abbiamo la minima idea dei loro effetti”. In sintesi in Italia 7 miliardi di Euro sono stati già spesi per finanziare progetti di cui non conosciamo gli esiti.

La Marinelli, in qualità Consigliera di Parità della Regione Abruzzo, partecipa ai Comitati di sorveglianza sull’utilizzo dei fondi FESR e FSE, sull’andamento della programmazione e della spesa sostenuta, misurandone gli effetti.

Tre giorni fa, dalle colonne del quotidiano Il Centro, la Marinelli ha dato seguito ad una delle più grandi operazioni verità relative alla gestione Chiodi&Gatti, vergando parole di fuoco che sono una mannaia sulla residua reputazione dell’ex governatore e dell’ex assessore regionale al Lavoro (che ho sempre reputato essere un politico totalmente incompetente): “Da più di due anni continuo a ripetere e scrivere in documenti ufficiali e cerco di far sapere all’opinione pubblica dell’Abruzzo che la situazione da noi è forse anche peggiore che nel resto d’Italia e non solo per la condizione femminile. Il perché è presto spiegato: il “sistema” delle politiche di gestione dei fondi non è stato in grado di far sapere esattamente quale esito abbiano avuto le iniziative poste in essere in termini di qualità oggettivamente misurata. Ancora più semplicemente: la Regione Abruzzo ha speso una quantità di risorse molto ingenti (ben oltre 7 milioni di euro in 3/4 anni) per l’assistenza tecnica che avrebbe dovuto valutare l’impatto dell’utilizzo delle risorse, ma non è stata in grado di produrre dati significativi che ci dicano esattamente di quanto e come la condizione dei soggetti destinatari delle iniziative sia migliorata. Però la spesa, quella si, la Regione Abruzzo ha saputo migliorarla, almeno sulla carta, ovvero si è speso di più che nel passato, ma non si capisce a cosa siano servite le risorse spese. La trasparenza non consiste solo nel far sapere chi ha preso dei soldi dalle risorse comunitarie, cosa che peraltro non è sempre chiarissima, ma pure cosa ci ha fatto, in quanto tempo, e soprattutto con quale risultato. In pratica non si sa se i soldi spesi nella formazione professionale abbiano prodotto nuovi occupati, così come non si sa se le imprese finanziate abbiano prodotto nuova occupazione ed in alcuni casi se sono ancora in vita. La certezza è che il “sistema” si auto premia per i risultati raggiunti. Gli organismi comunitari se ne disinteressano, in primis perché i soldi buttati, in realtà, sono tutti italiani (anche degli abruzzesi). Quale interesse può avere un organismo “straniero” di sindacare come buttiamo i nostri soldi, specie se rimane funzionale ai Paesi Comunitari nostri concorrenti che noi si resti al palo? E si perché forse non è chiaro che ogni euro di fondi strutturali che riceviamo dall’Europa ci viene a costare due euro: un euro che dobbiamo versare all’Ue per gli accordi sottoscritti, e un euro che lo Stato Italiano (tutti noi) ci dobbiamo rimettere come cofinanziamento. Quindi, contrariamente a quanto si crede, i fondi strutturali sono tutti pagati, e due volte, dal contribuente italiano. Mi si è sempre obiettato che le valutazioni esistono, i valutatori pure, ma nessun dato mi è stato fornito malgrado le continue richieste. Forse il sistema così strutturato fa comodo e serve a mantenere un sottobosco, quello dei centri studi, ovvero gli amici degli amici, e non serve certo a garantire gli interessi degli abruzzesi e soprattutto delle donne abruzzesi.

Quindici giorni prima la Marinelli aveva espresso voto contrario al rapporto di esecuzione annuale del Fondo Sociale Europeo speso in Abruzzo nel 2013 (un altro cazzotto sferrato all’operato di Paolo Gatti) poiché vi sarebbe stata poca incidenza di risultati raggiunti per sostenere le politiche di genere in Abruzzo (…) Sono stati spesi in Abruzzo milioni di euro per costituire imprese femminili, ma non si sa quante di queste siano ancora attive e quanta occupazione abbiano generato, sia per gli uomini che per le donne. Sono state finanziate professioni al femminile per supportare le donne nelle consulenze alle imprese e nelle collaborazioni professionali, ma i numeri che l’Istat snocciola sullo stato dell’occupazione di genere in Abruzzo hanno il segno meno. Infine si discute di programmi speciali che dovevano sostenere e mantenere l’occupazione femminile in Abruzzo, ma le aziende dove le donne costituivano davvero la forza lavoro della regione hanno chiuso o stanno chiudendo e persino i Patti sottoscritti non sono stati mantenuti”.

La Marinelli mette a nudo le macroscopiche incapacità di Paolo Gatti, manifestate in cinque anni e mezzo di gestione dissennata dei fondi destinati a migliorare l’occupazione: “Non è possibile sedersi e far parte di un Organismo tecnico che deve valutare l’impatto delle politiche di sostegno al lavoro ed alla formazione con fondi comunitari e sentirsi dire più volte che hanno costituito ‘buone prassi’ gli interventi finanziati in favore delle donne e trovarsi nel contempo, ad ascoltare lavoratrici, libere professioniste e lavoratrici autonome dichiarare che di queste risorse non hanno visto neanche un centesimo. Come del resto sono diminuiti i servizi che sostengono le donne che lavorano”.

Se a gennaio 2014 l’Europa si è ripresa 70 milioni di euro nella formazione che sottrarrà nel 2015 ai Fondi destinati alla Regione Abruzzo, le cause sono da individuare in una classe politica inetta che gestisce malissimo la burocrazia e produce progetti di nessuna incidenza per il miglioramento dell’economia e dell’occupazione abruzzese.

Non paga, la Marinelli accusa apertamente l’ex assessore: “Tempo fa firmai dei patti per le pari opportunità con le Province. Purtroppo non c’erano più i fondi e i presidenti delle Province sottoscrissero un documento con il quale si impegnarono a destinare il 4% dei FAS alle politiche di genere, ma l’ex assessore Paolo Gatti bloccò tutto”.

Sempre riguardo al Fondo Sociale Europeo, la Consigliera di Parità seppellisce il lavoro di Gatti: “Fino al 2013 sono stati spesi 184 milioni, una parte dei quali è servita per costituire imprese femminili. Il problema è che non si sa quante imprese siano ancora attive e quanta occupazione abbiano generato, e lo stesso discorso vale per il finanziamento delle professioni al femminile, che stando all’Istat evidenziano numeri di segno negativo. Senza contare che i programmi speciali avrebbero dovuto sostenere l’occupazione femminile e invece le aziende in cui le donne costituivano la vera forza lavoro della regione hanno chiuso”.

La Marinelli mette a nudo le incapacità e le furbizie di Gatti in maniera certosina, evidenziando sperperi e opacità di gestione: “Abruzzo Lavoro, ad esempio, costava 1,3 milioni di euro l’anno, aveva tra i suoi compiti l’assistenza tecnica per la gestione dei fondi comunitari ed è stato chiuso nel 2011 nel nome del risparmio. Due anni prima, mentre l’ente era ancora attivo, la Regione aprì un bando per una consulenza esterna di assistenza tecnica, sulle stesse materie, dal valore di 4 milioni di euro”. Come a dire che si è speso il triplo per la medesima prestazione e ciò nonostante i risultati sono pessimi.

Gatti ovviamente non ha replicato, perché i numeri non ammettono repliche: gli abruzzesi e le abruzzesi sono sempre più poveri, sempre più disoccupati, sempre più disperati, mentre Gatti è sempre più ricco. 

2 Responses to "Fondi Europei in Abruzzo: Letizia Marinelli bocca della verità"

  1. enrico   16 luglio 2014 at 10:08

    ma guarda un po’ fino ad adesso è stata zitta e si è fatta i bei caz…tti suoi. adesso è diventata paladina della verità , ma per favore vattadurmi””

  2. Tibisay   23 luglio 2014 at 11:43

    In effetti sorge spontanea la domanda:
    ma se non fosse venuta fuori la storiella con il governatore, sarebbe stata così efficiente la signora?
    ho i miei dubbi……

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.