URP del Comune di Teramo: il PD ha sempre torto e Brucchi ha ragione (nel medioevo 2.0)

di Christian Francia  

annalisa di giammarino aria fresca
Annalisa Di Giammarino – dipendente dell’URP del Comune di Teramo

– Che palle il Partito Democratico! Non ne azzecca una. Dopo la batosta elettorale di un mese fa che la miope Manola Di Pasquale ha interpretato come un successo (d’altronde mica poteva dirsi da sola che era proprio lei il problema), Manolita e i suoi accoliti stanno cercando di proporre ai teramani la solita finta opposizione che dopo tutti questi anni è divenuta un vero e proprio emetico.

Questa volta se la prendono con Brucchi per aver rinominato Annalisa Di Giammarino in qualità di collaboratrice dell’Ufficio per le Relazioni con il Pubblico (URP), riassumendola quale dipendente comunale di fiducia del sindaco sebbene l’URP non sia un Ufficio di Staff. La Di Giammarino, peraltro, si è candidata come consigliere comunale nelle fila della lista civica brucchiana “Insieme per Te”.

Il PD denuncia pubblicamente questa decisione del sindaco senza mai pronunciare la fatidica parola “illegittimo”. Il Partito sedicente Democratico parla di Incarico ottenuto senza concorso”; sostiene che “L’Urp non c’entra con lo staff del sindaco”; dice che “è inaccettabile l’utilizzo della nomina senza la minima garanzia di una forma di selezione ad evidenza pubblica”; invoca “l’articolo 97 della Costituzione ai sensi del quale “agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso”, a tutela dell’imparzialità e del buon andamento dell’attività amministrativa e soprattutto del merito e dell’uguaglianza delle opportunità”.

Ma c’è di più: “Il Pd ritiene sia ingiusto impedire a molti giovani di poter concorrere “alla pari” e sulla base di criteri puramente meritocratici per l’accesso all’Urp e ritiene inopportune la scelta da parte del primo cittadino di nominare come collaboratrice una persona già nominata in passato e candidata nelle recenti elezioni proprio nella lista civica del Sindaco”.

A tale proposito, il Partito sedicente Democratico si chiede e chiede che fine abbia fatto il concorso pubblico per un posto da “Specialista della comunicazione ” bandito diversi anni or sono (proprio per le necessità dell’URP del Comune di Teramo) e mai svolto.

Infine l’affondo: il PD “critica fortemente un metodo che denota come l’interesse pubblico continui ad essere confuso con gli interessi politici di parte”.

In pratica, secondo il PD le nomine fiduciarie effettuate da Brucchi solleverebbero “fortissime perplessità sia sul piano della regolarità che su quello dell’opportunità”.

Ad ognuno la sua veritàOrbene, il cittadino che legge deve registrare l’uso di concetti quali “opportunità”, “perplessità”, “meritocrazia”, “dubbia regolarità”. Totalmente assente il concetto di “legittimità”. Quindi se ne deve dedurre che o il PD non è abbastanza bravo a studiare per denunciare a viso aperto una palese violazione di precise norme di legge, oppure si esercita nella solita sterile polemica politica nel tentativo di convincere i cittadini che Brucchi è scorretto, mentre il PD sarebbe il paladino della meritocrazia, rispettoso dello spirito delle leggi e deferente verso la Costituzione italiana.

Purtroppo non è affatto così e tutte le vicende nazionali, regionali (il neo governatore è Luciano “il prescritto” D’Alfonso) e comunali confermano che il PD, Forza Italia e frattaglie sono fatti della stessa identica pasta (non mi dilungo nell’elenco dei Penati, degli Orsoni, degli Errani “et pecora omnia”).

Bisogna prendere atto che perseguire la legalità è un esercizio persino dannoso nell’Italia di oggi, nell’Abruzzo e nella Teramo attuali.

Parafrasando un famoso verso di Venditti (“Maturità t’avessi preso prima”), mi viene da cantare: “Legalità t’avessi perso prima”; infatti l’inutilità e l’inefficacia delle leggi è divenuta talmente endemica che i pochi (io fra questi) che invocano il rispetto delle norme vengono visti con fastidio dai vicini di casa, dai colleghi di lavoro, dai concittadini e ovviamente dagli elettori.

La Magistratura (specie quella contabile) non ha la forza, i mezzi e spesso la voglia di perseguire le innumerevoli violazioni che le vengono segnalate (a me è venuto il callo dello scrivano in tal senso), ragion per cui in un sistema dove ogni giorno dobbiamo subire umiliazioni come le porcate dell’Expo, del Mose, dei Galan, degli Errani, di tutti i consigli regionali, di innumerevoli parlamentari, dell’ex presidente dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici e addirittura dell’ex presidente della Corte dei Conti, non resta altro che alzare bandiera bianca.

Quando pure le guardie diventano ladri, allora non c’è dubbio che ci troviamo alla fine di un’epoca, al tramonto di una Nazione, al crepuscolo di una civiltà. Per i pochi nei quali residuasse un briciolo di senso civico, il consiglio è di trasferirsi all’estero laddove il senso civico è una virtù. Per i pochissimi nei quali permanesse una stilla di deferenza verso le leggi intese come fondamento della società, il consiglio è parimenti quello di andarsene.

Tutti gli altri (la stragrande maggioranza), hanno già preso atto che siamo risprofondati in un nuovo medioevo, e si acconciano (si sono già acconciati) a sopravvivere alla meno peggio nel sistema vigente.

Nel medioevo storicamente inteso il potere si esplicava mediante una rigida organizzazione verticale: sopra il re, a scendere i vassalli, i valvassori e i valvassini. Il re nominava (si noti l’uso del verbo “nominare”, stesso verbo usato da Brucchi nella nomina della Di Giammarino) un suo fedele quale responsabile di un feudo, concedendo allo stesso il diritto di goderne i beni e le ricchezze.

Il vassallo in contropartita doveva garantire cieca fedeltà (non lealtà, si badi) e obbedienza integrale al re. I vassalli a cascata investivano altri soggetti di rango inferiore, i valvassori, i quali divenivano loro fedeli e gestivano una parte del loro potere. I valvassori a loro volta facevano lo stesso con altri delegati: i valvassini. Questa struttura piramidale di dominio consentiva il controllo del territorio e ovviamente del popolo (il volgo, la servitù della gleba). I contadini lavoravano la terra a beneficio esclusivo dei nobili.

Nell’anno 2014 il “modello Teramo”, la “Regione Facile” e il “modello Renzi” utilizzano lo stesso identico sistema. Ovviamente le terminologie sono mutate, ma i capibastone (Paolo Gatti), i parlamentari signorotti locali (Tancredi, Ginoble), i governatori (D’Alfonso), i consiglieri regionali valvassori, i sindaci e i consiglieri comunali valvassini, rappresentano esattamente lo stesso schema di esercizio del potere.

Il potentato è ramificato sempre in maniera verticale, dalle figure più elevate alla periferia della campagna più desolata. Le nomine avvengono nel rispetto della fedeltà più incondizionata, per cui non esistono scrupoli nel fare fuori coloro che non volessero inginocchiarsi devotamente al capo (vedi Sbraccia, giusto per fare un esempio).

I capi scelgono scrupolosamente nei loro territori di competenza i consiglieri regionali da eleggere, i sindaci da promuovere e i consiglieri comunali da utilizzare come catalizzatori del piccolo consenso. Ogni incarico e ogni carica vengono occupati con uomini di fiducia (come il caso della Di Giammarino).

Ovvio che il sistema non sia immutabile, per cui esistono bande e fazioni, scaramucce, schermaglie e guerre vere e proprie (sebbene senza spargimento di sangue come avveniva nel precedente medioevo), dove anche l’istituto delle elezioni diviene strumentale alla conservazione degli equilibri di potere fra feudi, confidando nel fatto che il popolo è bue e possiede una infinita capacità di sopportazione.

Equilibri ed alleanze possono cambiare nel tempo, ma sempre all’interno dello schema dei gruppi e delle bande (o liste civiche, come le si chiama oggi che i partiti sono scomparsi). In tale ottica i cittadini (che restano servi della gleba), devono lavorare (quando va bene), devono sopportare i morsi della crisi e della disoccupazione, devono pagare tasse, tributi, balzelli e gabelle ed evitare di rompere i coglioni ai signori.

Essendo considerati come meri oggetti di proprietà dei feudatari, i cittadini si rassegnano a seguire i dettami del vincitore di turno, salendo acriticamente sul suo carro. Il governo del territorio si esplica nella spartizione delle risorse, nella occupazione delle poltrone, nel dominio sull’avversario e nell’arbitrio prevaricatore.

La politica si riduce ad una estenuante mediazione fra potentati che trattano condizioni, stringono alleanze, ordiscono complotti, stabiliscono divisioni di aree e di influenze. Si difendono le rendite di posizione acquisite, si comprano soldati e cavalieri, si mostrano i muscoli e – ove necessario – si combatte.

Manola Di Pasquale ha combattuto e vinto all’interno del suo feudo piddino, ma poi ha dovuto inginocchiarsi (come negli anni precedenti) ai signorotti Gatti & Tancredi. Brucchi ha dimostrato la necessaria fedeltà per continuare a scodinzolare in nome e per conto dei suoi padroni politici.

Altre combriccole teramane hanno tentato una emancipazione dal sistema feudale che i servi della gleba non hanno voluto, perché il popolo sa bene che chiunque si sieda al comando (a prescindere dallo schieramento) potrà apportare taluni cambiamenti di forma, ma non la sostanza del medioevo 2.0 nel quale viviamo.

In tale realtà chi comanda fa legge, e il PD ha scelto da dieci anni che il feudo gattotancrediano di Teramo non venga conquistato con le spade in cambio della non belligeranza sui feudi costieri, laddove signorotti piddini (vedi Ginoble) godono dei frutti delle loro terre senza oppositori che possano suscitare preoccupazioni.

Conclusioni: Brucchi fa bene a fare strame delle leggi italiane, perché da noi le leggi e gli editti li emanano Gatti & Tancredi, e la Costituzione è un cimelio risalente alla seconda guerra mondiale che merita soltanto gli approfondimenti degli storici.

Quanto al PD, ciò che denuncia a Teramo lo difende a Pescara dove comanda, alla Regione dove regna e a Roma dove impera. Per cui farebbe bene a tacere perché quando si mangia è educazione non parlare a bocca piena. 

10 Responses to "URP del Comune di Teramo: il PD ha sempre torto e Brucchi ha ragione (nel medioevo 2.0)"

  1. Ennio Bianchini   13 luglio 2014 at 14:44

    Noto con piacere che avete ripreso le pubblicazioni.
    Tropp ve c’ha vulut p’arpei li sinz!

  2. trissetto   13 luglio 2014 at 21:59

    se non è capace il PD, denunciateli voi !!!

  3. Anonimo   14 luglio 2014 at 0:32

    Almeno il Pd dice qualcosa, Pomante che fine ha fatto? Sa pers?

  4. anonim   14 luglio 2014 at 9:52

    L’armata Brancaleone (armata per dire,quattro acchiappagalline) si farà sentire?
    Chi avrà le palle, pardon le capacità, politiche e non (soprattutto non) di rispondere?
    “Ha combattuto e vinto” una sega!
    Il PD? Cann ammandè vite e vite ammandè cann.
    L’effetto renziano su Teramo? Il peggior risultato d’Italia.

  5. Chef   14 luglio 2014 at 14:22

    che bona, “io con te” gli le da un paio di spinte ogni tanto?

  6. ex C.I.A.   14 luglio 2014 at 15:44

    Noto con piacere che il letargo è finito.
    Giustissimo l’articolo manca di alcuni riferimenti per essere perfetto.
    Provo ad aiutare.
    Come si può criticare Brucchi quando chi critica assunse un Direttore al Consorzio Agrario senza evidenza pubblica ?
    Quanti furono gli assunti al Consorzio Agrario e come vennero scelti?
    Quali furono le ditte chiamate a fare i lavori ?
    Oppure i Progettisti ?

  7. Pettirosso   14 luglio 2014 at 15:58

    Bravo Christian .

    Il sig. D’Alfonso ha addirittura assunto lo scendiletto Ruffini come capo di gabinetto.
    Sono quarant’anni che lo manteniamo e gli paghiamo lo stipendio, non era ancora soddisfatto e allora un altro incarico così arriva finalmente alla pensione.
    Oppure vogliamo parlare della sig. Astolfi come capo segreteria di Paolucci alla sanità ?
    Oppure vogliamo parlare del sig. Di Pietro teramano già due volte Deputato, Vicesindaco etc etc, marito della più esperta in accordi politici (mi accordo con tutti almeno uno vince) o della Fasciani sembrerebbero tutti assunti nella Segreteria di Lolli.
    Tra un pò assumeranno anche l’ultima simpatia o amicizia della Pezzopane.
    Tra un po’ andranno a garantire uno stipendio anche a qualche altro dinosauro.
    Hai detto benissimo cambiano i partiti ma i comportamenti sono sempre gli stessi.
    Si critica a Teramo e si emula Brucchi a l’Aquila, Pescara e Chieti.

  8. Anonimouse   17 luglio 2014 at 11:33

    Benissimo.
    Ho letto più o meno le stesse considerazioni che, da tempo, raccolgo tra i pentastellati.
    Si ammetta dunque che Teramo 3.0 tramite la lista Finalmente Pomante ha commesso un errore politico appoggiando apertamente al ballottaggio chi avrebbe dovuto rappresentare “il meno peggio”, in quanto si è capito che l’uso del termine “meno” appare perlomeno fuori luogo.
    Nel merito mi piacerebbe leggere le considerazioni del consigliere Pomante.
    Chiedo troppo?

  9. ADESPOTO   18 luglio 2014 at 21:20

    Grande Pettirosso…
    Anonimouse – Le considerazioni di Pomente?
    Che fine hanno fatto le famose querele della sindachessa?
    Non sarà diventato un dalfonsiano?
    E coloro che non gradirono l’apparentamento con l’anatra zoppa?

  10. Tibisay   23 luglio 2014 at 11:34

    E’ sempre un piacere leggere i tuoi articoli!

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