Meno Bandiere Blu, più cartellini rossi a Chiodi & Di Dalmazio. Il turismo in provincia di Teramo è ufficialmente morto: ne danno il triste annuncio balneatori, albergatori ed operatori economici

Meno Bandiere Blu, più cartellini rossi a Chiodi & Di Dalmazio. Il turismo in provincia di Teramo è ufficialmente morto: ne danno il triste annuncio balneatori, albergatori ed operatori economici

A partire dal 26 maggio l’ex governatore Gianni Chiodi e l’ex assessore regionale all’Ambiente e al Turismo Mauro Di Dalmazio avranno molto tempo libero per meditare sulle proprie inadeguatezze.

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Il mitico ex assessore regionale all’Ambiente e al Turismo

Intanto i cittadini hanno iniziato a palesare una rabbia irrefrenabile nei confronti dei politici che hanno ridotto l’Abruzzo alla povertà e all’irrilevanza.

Caso scandaloso e incredibile è la classifica delle Bandiere Blu 2014 appena pubblicata, nella quale l’Abruzzo perde 4 vessilli rispetto al 2013, scendendo da 14 a10. A perdere il riconoscimento sono Giulianova, Alba Adriatica, Martinsicuro e Ortona. La nostra è la regione più penalizzata, spiccando come maglia nera dell’Italia.

Se si considera che fra tutte le località delle coste italiane sono state 9 in totale quelle a perdere la Bandiera Blu nel 2014, se ne deduce che il 45% dei vessilli italiani scomparsi è riferibile alle località di mare abruzzesi, con l’aggravante che 3 su 4 delle bandiere ammainate sono ubicate in provincia di Teramo.

L’immagine dell’Abruzzo è crollata, messa in ginocchio sulle televisioni, sui media, sbertucciata su radio e siti web. La reputazione della nostra Regione come meta turistica è stata disintegrata, tanto che balneatori, albergatori ed operatori economici piangono a calde lacrime gli effetti desertificanti per il lavoro e l’economia delle politiche del governatore uscente Gianni Chiodi e del suo delfino assessore regionale al Turismo e all’Ambiente Mauro Di Dalmazio.

Se aggiungiamo che l’Italia può vantare 21 nuovi ingressi fra le Bandiere Blu, per un totale nazionale di 269 lidi doc che potranno fregiarsi nel 2014 del relativo riconoscimento internazionale della Fondazione per l’educazione ambientale (Fee) Italia, il risultato è che mentre gli altri crescono, migliorano e si accreditano come luoghi privilegiati di vacanza, la provincia di Teramo retrocede e disgrega pure il tessuto economico che vive di turismo.

Ad Alba Adriatica, l’altra sera, c’è stata una contestazione davvero drammatica con gli operatori turistici che hanno manifestano con cartelli molto espliciti e con aspre critiche rivolte all’indirizzo di Mauro Di Dalmazio, il quale era intento a magnificare il proprio lavoro in un incontro elettorale presso l’Hotel Atlante.

Di Dalmazio contestato ad Alba Adriatica il 13.05.2014 - perdita 4 bandiere blu
Di Dalmazio contestato ad Alba Adriatica

La collera dei balneatori, degli albergatori e degli operatori economici era già esplosa con il divieto di balneazione emanato pochi giorni fa ad Alba, ma le mancate assegnazioni delle Bandiere Blu hanno messo in luce definitivamente che il futuro del nostro turismo e della nostra economia è nero ed è segnato.

Sono lontani i tempi del 2011, quando l’assessore Di Dalmazio si esaltava ed esprimeva una soddisfazione straripante per le 14 Bandiere Blu assegnate all’Abruzzo, dichiarando entusiasta: “Il verdetto della Fee è il riconoscimento al lavoro che in questa regione si sta facendo sia sul versante della tutela ambientale sia su quello turistico. Le 14 Bandiere blu devono essere da sprone per l’attività futura soprattutto nell’ottica di un miglioramento generale della fruibilità della costa e degli altri luoghi naturalistici presenti in Abruzzo. Il risultato è ancora più rilevante se lo si vede in un’ottica nazionale, essendo l’Abruzzo la quarta regione in Italia che ha fatto registrare il maggior numero di Bandiere blu”.

Parole sante. La Regione ha fatto davvero un gran lavoro, sia sul versante della tutela ambientale sia su quello turistico. Infatti i risultati sono entusiasmanti. E per l’appunto il risultato è ancora più rilevante se visto in un’ottica nazionale. Non c’è che da complimentarsi con Chiodi e Di Dalmazio. Non resta che un senso di gratitudine per quanto hanno fatto i nostri alfieri per la costa teramana, che nel 2014 è un vero fiore all’occhiello, meta dei turisti di tutto il mondo.

Il 25 maggio Chiodi non potrà far altro che stravincere e Di Dalmazio non potrà che essere eletto, viste le pagelle ambientali del 2014:

– Secondo la commissione della Fondazione per l’educazione ambientale (Fee) Italia le cause della perdita delle 4 Bandiere Blu sono da ricercare nei fiumi e nel fatto che la zona è stata interessata da alluvioni nel periodo considerato (ed è noto che le alluvioni producano maggiori danni laddove manchi la prevenzione idrogeologica);

– Sempre la Fee spiega che “l’aspetto che maggiormente ha inciso è il problema relativo a fiumi e torrenti. Sulla costa i comuni pagano i danni che vengono dall’interno e che non sono i loro”;

– Il presidente di Fee Italia aggiunge che “una tale questione va affrontata con soggetti che vanno oltre la sfera delle amministrazioni comunali”;

– Augusto De Sanctis del Forum Abruzzese dei Movimenti dell’acqua sostiene che “paghiamo anni di gestione scellerata delle società che gestiscono il servizio idrico integrato che hanno centinaia di milioni di euro di debiti nonostante non abbiano investito quasi nulla sulle reti e sugli impianti di depurazione”;

– Sempre De Sanctis sottolinea che “quanto accaduto può sorprendere solo chi non conosce la drammatica situazione della gestione dell’acqua in Abruzzo. Anzi, se vediamo i dati ufficiali relativi esclusivamente alla qualità delle acque di balneazione la situazione è anche peggiore”;

– Ancora De Sanctis evidenzia come l’economia abruzzese pagherà duramente questa cattiva gestione e come l’aver consentito di costruire dappertutto si sia rivelata “una scelta folle”;

bandiera-blu-divieto– Maurizio Acerbo rileva che “l’Abruzzo non può più permettersi una classe dirigente famelica e incompetente che ci fa tornare indietro rispetto a tutti gli indicatori sociali e ambientali”;

– Sempre Acerbo chiarisce che “Emerge tristemente per l’ennesima volta il fallimento della politica regionale in campo ambientale e di tutela delle acque delegata da una politica debole e impreparata a super-direttori come Sorgi e Caputi di cui ho chiesto anche con una risoluzione il trasferimento ad altro incarico. Tra un Piano di Tutela delle acque che posticipa al 2027 la riqualificazione dei nostri fiumi e un comitato VIA che autorizza progetti sui fiumi che ne riducono al lumicino il flusso minimo vitale, i nostri fiumi continuano a essere ridotti a cloache. Se il fallimento della Giunta Chiodi è totale, almeno pari è la responsabilità di un centrosinistro che ha controllato attraverso i suoi amministratori le società di gestione del servizio idrico integrato. Le SPA dell’acqua non solo hanno accumulato centinaia di milioni di debiti a causa di clientele, sprechi, corruzione, ma non hanno nemmeno garantito depuratori ben funzionanti. Candidare alle regionali i più famigerati esponenti del “partito dell’acqua” è un’offesa al buon senso degli abruzzesi”. 

Il turismo abruzzese e teramano continua a crescere e traina la nostra economia. L’ambiente nella nostra Regione è tutelato e gode di ottima salute.

Vota Chiodi e vota Di Dalmazio. 

Maria Cristina Marroni

3 Responses to "Meno Bandiere Blu, più cartellini rossi a Chiodi & Di Dalmazio. Il turismo in provincia di Teramo è ufficialmente morto: ne danno il triste annuncio balneatori, albergatori ed operatori economici"

  1. Al Bierce   14 maggio 2014 at 18:42

    Le bandiere blu si rilasciano a domanda (e sulla base di autocertificazioni) a cani e porci, la qualità delle acque è solo uno dei tanti parametri esaminati, quando a rigor di logica dovrebbe essere l’unico rilevante. Proprio per questo l’esclusione di alcuni comuni teramani è grave, se l’attribuzione della bandiera blu non certifica l’acqua trasparente, l’esclusione certamente sta a significare che la situazione è compromessa, diventando un indicatore attendibile in negativo. La non-tutela del territorio è una scelta politica, e i fiumi riversano a mare anche la coscienza sporca.

  2. Anonimo   17 maggio 2014 at 11:08

    Bene, la nostra provincia ha un problema serio di inquinamento delle acque e per la loro tutela quanto si investe? Cosa si sta facendo?
    Se leggete la legge finanziaria regionale del 2013 che può essere scaricata qui:
    http://bura.regione.abruzzo.it/2013/Speciale_7_16_01_VOLI_PI.PDF
    all’art. 4 si legge che ben 3 milioni di euro provenienti dai profitti del demanio idrico (sfruttamento dell acque date in concessione) sono stati riservati alla spesa della Giunta Regionale!!! Alle spese capito!! E poi abbiamo visto cosa ne hanno fatto!! Quei soldi per logica andrebbero investiti solo nella tutela della risorsa idrica dato che l’eccessivo sfruttamento comporta anche un danno ambientale.
    I proventi previsti sono 10 milioni di euro l’anno! Magari alzando i canoni e prelevandoli da chi non dovrebbe versarli.
    Ma di cosa stiamo parlando allora?
    Questo Acerbo non lo sa? Fateglielo sapere cavolo!

  3. Anonimo   21 maggio 2014 at 13:29

    Mi correggo non per logica ma per legge!! e per fortuna almeno le leggi statali seguono la logica, infatti per legge quei soldi vanno investiti nella tutela della risorsa idrica e prevenzione del dissesto idrogeologico. Quindi sarebbe anche il caso di valutare la legittimità di una legge regionale che, richiamando l’art. 86 del Dlgs 112/1998 è in contrasto con questa in quanto assegna a spese politiche di una Giunta risorse che, appunto per legge (vedasi sotto cosa riporta l’art. 86), dovrebbero essere destinate solo alla tutela della risorsa idrica e al dissesto idrogeologico.

    Art. 86. Dlgs 112/1998

    Gestione del demanio idrico

    1. Alla gestione dei beni del demanio idrico provvedono le regioni e gli enti
    locali competenti per territorio.

    2. I proventi ricavati dalla utilizzazione del demanio idrico sono introitati
    dalla regione e destinati, sentiti gli enti locali interessati, al finanziamento degli interventi di tutela delle risorse idriche e dell’assetto
    idraulico e idrogeologico sulla base delle linee programmatiche di bacino.

    3. Nella programmazione dei finanziamenti dello Stato in materia di difesa del
    suolo, da definirsi di intesa con la Conferenza Statoregioni, si terra’ conto,
    ai fini della perequazione tra le diverse regioni, degli introiti di cui al
    comma 2, nonché del gettito finanziario collegato alla riscossione diretta
    degli stessi da parte delle regioni attraverso la possibilità di accensioni di mutui.

    Ma questi Amministratori Locali… Sindaci.. sanno che quelle somme spettavano per interventi nel loro territorio? Li hanno mai richiesti alla Regione sulla base dell’art. 86 del Dlgs 112/1998?

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