In lode della stupidità

In lode della stupidità

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Se il fine della vita è la conservazione e non la distruzione, il provocatorio saggio di Giovanni Soriano, “Malomondo. In lode della stupidità” (Fazi Editore, 2013), farà ricredere. L’autore non è infatti indulgente neppure con se stesso, arrivando a deprecare persino la propria nascita.

La stupidità è difficile da estirpare, anzi pare talvolta che essa conceda all’uomo quella leggerezza che altrimenti gli resterebbe preclusa. Risus abundat in ore stultorum. Come dire: “Fatti una risata che ti passa!”. Oppure: “Senza troppi pensieri, affronterai meglio la vita”.

D’altra parte Albert Einstein sosteneva che: “Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi”. Inesauribile è dunque la stupidità, vera e propria fonte di energia psichica.

È alquanto difficile ripensare il mondo senza imbecillità: perché in quel caso tanti bestsellers non sarebbero mai diventati tali; non ci sarebbero più candidati per le elezioni; molti programmi televisivi non avrebbero più affezionati spettatori; le religioni sarebbero ritenute solo mera superstizione; la pubblicità di prodotti inutili, e spesso dannosi, perderebbe la sua funzione; sparirebbero i concorsi di bellezza e i trattamenti estetici per sembrare più giovani di dieci anni.

I nove capitoli, attraverso i quali si snoda il libro, hanno titoli pungenti e sarcastici: Lode alla stupidità; L’intorto delle masse; Pattume culturale; La presunzione di nascere; L’alba del subumano; Il richiamo dell’ovile; La saggezza delle piante; Umani e altri animali; I toporagni della filosofia.stupidita2

Leggere Malomondo è come bere tutta d’un sorso una spremuta di limone, senza una punta di zucchero. Acido e corroborante. Il libro è, nelle parole dell’autore, “uno sputo verbale, un pubblico atto di dissociazione, al colmo della nausea, da fedi, ideologie e autocompiacimento umano”.

Il mondo è degli imbecilli, su questo non ci sono dubbi; e ciò non soltanto per la forza sovrastante del loro numero – il che, tra l’altro, gli consente di sostenersi a vicenda – ma anche perché l’intera società è organizzata in base alle loro piccole e grandi esigenze, così da offrirgli tutto ciò che occorre per darsi una parvenza di vita  piena e perché ognuno di essi possa credere di valere qualcosa” (pag. 11).

Lo scrittore latino Giovenale (noto per la famigerata Satira VI, quella contro le donne) scrive: “Facit indignatio versum” (Satire, I, 79), ovvero “L’indignazione ispira la poesia”. Dunque, se anche non fosse un atteggiamento tipico della propria natura, talvolta è lo sdegno che muove alla scrittura. Lo stesso può dirsi per Soriano, Giovenale redivivo, che sceglie meditatamente un atteggiamento sprezzante per provocare nei lettori una reazione emotiva.

È consigliabile una lettura diluita del testo, che è più godibile se sorbito a piccole dosi per evitare di sentirsi addosso il rimprovero di un vecchio maestro o, peggio, un suo improvviso schiaffo in volto.

Nel frattempo ricordiamoci che “Si nasce tutti un po’ stupidi; alcuni lo rimangono tutta la vita, altri lo diventano ogni giorno di più”.

Maria Cristina Marroni

One Response to "In lode della stupidità"

  1. Mariano   14 maggio 2014 at 17:31

    Esiste anche un saggio sulle leggi fondamentali della stupidità umana di Carlo M. Cipolla, Professore Emerito di Storia Economica a Berkeley di cui una parte è riportato in tale sito:
    http://www.giovis.com/cipolla.htm
    Dal diagramma riportato è facile intuire che i politici che finora ci hanno governato stanno nella parte bassa tra i banditi intelligenti e quelli stupidi (quando si fanno beccare e condannare), mentre noi sempre di più tra i disgraziati.
    Inoltre Cipolla evidenzia che una società in ascesa ha un percentuale maggiore di gente intelligente, come una società in declino ha un allarmante percentuale di banditi con una forte fattore di stupidità (subquadrante Bs) fra le persone al potere ed egualmente un allarmante percentuale di sfortunati (area D) fra quelli che non sono al potere. Non c’è dubbio che in Italia c’è una società in declino.

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