Vedi Piazzale San Francesco e poi muori.

F0Vedi l’autostazione di Piazza San Francesco e poi muori: non estasiato dal fascino del luogo ma stordito dal suo fetore; roba che la Stazione Tiburtina a confronto pare un giardino all’inglese del Settecento. Stazionando trenta minuti fuori e dentro l’autostazione – che dovrebbe essere un biglietto da visita per la città di Teramo e spesso si rivela un biglietto del circo – si può incappare in una o più delle seguenti avventure:

  1. Dopo aver fatto lo slalom tra i rifiuti, ti siedi su una delle panchine antistanti la stazione; tempo  cinque minuti ed assisti ad un regolamento di conti tra tossicodipendenti, così ti alzi e te ne vai: per sopravvivere, mica per altro;
    Rifiuti all'autostazione San Francesco: scarti alimentari ed una borsa da donna abbandonata.
    Rifiuti all’autostazione San Francesco: scarti alimentari ed una borsa da donna abbandonata.
  2. Fa freddo, il freddo genera in te il bisogno primario di cercare un riparo, così entri nella sala d’attesa dell’autostazione: l’odore di cloaca massima sprigionato dalle toilette ti spinge ad aprire la valigia, tirare fuori una tuta Colmar ed allestire un campo base all’esterno, con tanto di muta di cani da slitta a difenderti dai nemici;
  3. Vuoi acquistare un biglietto, una bottiglia d’acqua, un caffè, un santino di San Gabriele dell’Addolorata? Portali da casa, perché difficilmente riuscirai ad affrontare la fila di malati di gratta e vinci che troverai all’interno del bar. Gente che si gioca interi stipendi, pensioni e soldi dell’elemosina: le stesse persone che molti politici locali dicono di voler salvare a tutti i costi. Ecco, stanno tutti lì, cari politici, ve li ho trovati io: andate, predicate il vostro verbo e vediamo se siete così bravi come dite di essere.
  4. Scegli di partire e/o di arrivare nell’orario di uscita delle scuole, che a Teramo è un po’ come fare bungee jumping senza elastico. Le tipologie di studenti in cui incappi sono due: i bulli e i bravi ragazzi. I bulli sono rumorosi, non sono andati a scuola e indossano zaini con libri di copertura: più libri hanno nello zaino, più gli altri bulli li sfottono con “Oh, ma che fa: porti i libri?”. Anche i bulli hanno una dignità e questa cosa che devono portare i libri per fingere di essere andati a scuola proprio non gli va giù. I bravi ragazzi nell’autostazione fanno di tutto per passare inosservati agli occhi dei bulli, principalmente per evitare percosse, così incappi in adolescenti mimetizzati: chi da albero, chi da tabella degli orari degli autobus, chi da secchio della spazzatura (tanto il rischio che qualcuno ci butti davvero qualcosa dentro, a Piazzale San Francesco non esiste). I più bravi si travestono da controllore o da edicolante, ma non è facile.
    Sporcizia e degrado a Piazzale S. Francesco
    Sporcizia e degrado a Piazzale S. Francesco

Questo per non parlare di ciò che succede nel retro dell’autostazione: una leggenda narra di gente transitata da lì per errore e mai più tornata.

«Ah ma siete tutti bravi a criticare! Mai nessuno che proponga una soluzione valida, tutti lì a lamentarvi!» direbbe l’amministratore medio leggendo il mio sproloquio. Le soluzioni eccole qui, pronte come una zitella al primo appuntamento:

– Nelle aziende municipalizzate c’è personale in esubero? Ottimizzate con un corso di formazione da addetto alla sicurezza: potrebbero occuparsi di sorveglianza, manutenzione, di multare gli incivili e segnalare chi delinque alle autorità;

I bagni fanno schifo: puliteli,  se già vengono puliti fatelo meglio e se non basta rendeteli a pagamento. Io ci sono entrata e un batterio che vive lì dal ’92 mi ha confessato che il livello di igiene infastidisce non poco pure lui;

Sporcizia e degrado a Piazzale S. Francesco
Sporcizia e degrado a Piazzale S. Francesco
Cartelli chiari e curati indicano gli orari degli autobus.
Cartelli chiari e curati indicano gli orari degli autobus.
Oggi è il giorno della plastica e delle bici del bike sharing con le ruote sgonfie.
Oggi è il giorno della plastica e delle bici del bike sharing con le ruote sgonfie.

Le radici degli alberi hanno creato dei promontori che se gli sparassero sopra un po’ di neve artificiale diventerebbero piste nere: ora, o ci installate uno skylift o quegli alberi li spostate (senza abbatterli) sul lungo fiume, perché anche loro hanno diritto ad una vita dignitosa. Al loro posto utilizzate una tipologia di albero con radice verticale come il cipresso, che è l’albero dei cimiteri solo nelle vostre teste (in Toscana ne hanno fatto un punto di forza e di eleganza, noi perché non ci svegliamo dal torpore?);

Inserite insegne informative in almeno 4 lingue: ci vuole un attimo per sembrare più civili e far capire a chi arriva in città che no, non è Paperopoli: è Teramo, benvenuti.

L’apparenza, in una città conta quanto il senso civico: inculcatelo nelle persone, una testa alla volta, e la gente arriverà ben volentieri a visitarla, a viverla e a spenderci soldi.

A volte basta veramente poco.

Laura Romani

Nota dell’autrice:

Lo state pensando, lo so, ma giuro che non sono fascista, sono solo bionda.

Buona Fortuna Teramo!

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