“Conversazione in Sicilia” di Elio Vittorini

“Conversazione in Sicilia” di Elio Vittorini

Conversazione in SiciliaC’è una generazione di scrittori che ha attraversato il Novecento con le sue guerre, le sue lacerazioni, le sue instabilità. Il loro monito è stato fondamentale e prezioso per intere generazioni.  L’intera opera di Elio Vittorini si inserisce in questo contesto e si lega a una profonda azione per una rinascita culturale, sia del costume sia della narrativa italiana.

Nella prosa di Vittorini realtà e poesia si intersecano e la sua scrittura è tesa a realizzare  un’interpretazione della realtà fortemente liricizzata, “a mediare la realtà con una disposizione soggettiva al simbolo e al mito”.

Inaugura l’opera dello scrittore Piccola Borghesia (Firenze, Solaria, 1931), una serie di racconti in cui è percepibile ancora l’eleganza rondiana. Risaltano tra questi La mia guerra e La signora della stazione, in cui è già evidente lo stile maturo di Vittorini, “anche nelle insofferenze verso la sintassi convenzionale, nel gusto per la trascinante insistenza su fondamentali immagini e parole, e in genere per l’eccitazione musicale del discorso”.

Il garofano rosso, il primo romanzo di Vittorini, esce a puntate su Solaria fra il ’33 e il ‘34 , ma viene presto censurato dal Fascismo, perché contrario alla morale e al buon costume.

Prima di realizzare il suo capolavoro, Conversazione in Sicilia, Vittorini scrive poi Sardegna come un’infanzia ed Erica e i suoi fratelli. E proprio mentre lavora a quest’ultimo libro, la notizia dello scoppio della guerra civile spagnola (nel luglio del 1936) lo distolgono dal suo lavoro per spostarlo verso altri obiettivi: “Un grosso evento pubblico può distrarmi, purtroppo, e provocare un mutamento di interessi nel mio lavoro come né più né meno una mia sventura personale”. Inizia allora la composizione di Conversazione in Sicilia.

Io ero, quell’inverno, in preda ad astratti furori” è il noto incipit del romanzo. Siamo nell’inverno del 1936-37 e l’Europa è tormentata da una paralisi: “Questo era il terribile: la quiete nella non speranza. Credere il genere umano perduto e non avere febbre di fare qualcosa in contrario”.vittorini

Conversazione è un viaggio di scoperta da parte dell’autore, ma al tempo stesso una disamina sull’umanità in una terra ancestrale: “la Sicilia che inquadra e accompagna (il protagonista) è solo per avventura la Sicilia; solo perché  il nome Sicilia mi suona meglio del nome Persia o Venezuela”, dirà lo stesso scrittore in una nota finale.

Conversazione è la guarigione dalla secchezza dell’indifferenza, è la passione dolorosa che vince sul privilegio dell’apatia, è l’immersione nelle cose degli uomini per riemergerne sapendo, è la scoperta del mondo dei “piccoli siciliani affamati e soavi”.

Fra realtà e mito, il narratore realizza un equilibrio. Vittorini intreccia magistralmente gli elementi poetici a quelli psicologici e morali, trasformando quanto appreso dalle traduzioni di D. H. Lawrence, Powys, Faulkner, in un modo tutto personale.

Silvestro Ferrauto è il protagonista del romanzo. Egli ha lasciato quindici anni prima la propria famiglia e la propria terra, la Sicilia, per cercare lavoro nell’Italia del Nord, da cui riparte ora, quasi per caso, per tornare proprio in Sicilia. I genitori di Silvestro si stanno separando e la madre, per sopravvivere, dispensa iniezioni a domicilio.

Il viaggio è occasione di incontri specialissimi, insieme mitici e reali: “Una sfilata quasi felliniana: personaggi strambi ma emblematici, le cui parole ardue e nebulose nascondono pesanti verità”. Il romanzo termina con Silvestro che rincasando scorge la madre intenta a lavare i piedi a un uomo dai capelli bianchi, che sembra suo padre. Il lettore non saprà mai la verità, perché accompagna il protagonista fuori da quella casa in sordina.politecnico

Nel romanzo c’è una netta crasi tra deboli e potenti, tra disperati mangiatori di aranci e i “due siciliani di tipo carrettiere, ma ben messi, floridi, presuntuosi nella nuca e la schiena”, due poliziotti per i quali “ogni morto di fame è un uomo pericoloso”. “Vittorini è già tutto dalla parte degli offesi, per istintiva onestà, per una generale avversione allo Stato vagamente anarchica, per una più precisa e polemica avversione a quello Stato di cui si tratta”.

Tra gli altri personaggi si eleva la voce di una coscienza giudicante, il Gran Lombardo: “Credo che l’uomo sia maturo per altro, per nuovi, per altri doveri”. Il Fascismo va combattuto e il mondo degli oppressi e oppressori oltrepassa la propria stasi, aprendosi a una nuova speranza.

Conversazione in Sicilia è un libro che tutti dovrebbero leggere, perché Vittorini supera la motivazione contingente della polemica antifascista per toccare le categorie universali dell’umano. È presente nel romanzo un sentimento nuovo del dolore, nella sua acutezza, e di quanto vi conduce. Per Geno Pampaloni non è possibile leggere Conversazione senza commuoversi, “perché nessun altro scrittore italiano dopo Foscolo ha saputo interpretare con tanta eloquenza la coscienza inquieta dei contemporanei”.istina 

Maria Cristina Marroni

2 Responses to "“Conversazione in Sicilia” di Elio Vittorini"

  1. Franco   25 aprile 2014 at 13:12

    “Non proviamo più soddisfazione a compiere il nostro dovere, i nostri doveri… Compierli ci è indifferente. Restiamo male lo stesso. E io credo che sia proprio per questo… Perché sono doveri troppo vecchi, troppo vecchi e divenuti troppo facili, senza più significato per la coscienza.” (ElIO Vittorini)
    Meditiamo!

  2. giovan battista nisii   2 maggio 2014 at 13:21

    immagino che molti abbiano letto anche Uomini e no di Vittorini: uno straordinario romanzo, che tramite una scrittura che traccia percorsi testuali e stilistici molto nuovi. un lungo racconto che narra realisticamnte, quasi con i ritmi del cinema, la forza e la determinazione di individui, uomini e donne, che resistono e combattono la barbarie nazi-fascista. non a caso Vittorini fu attaccato e “messo all’indice” da quel Togliatti amico di Stalin, che poi avrebbe permesso, data la sua mentalità autoritaria ed antiquata che nascesse un’Italia che si è portata dietro comportamenti e personaggi rifiuti della storia. ed ora i nodi vengono al pettine e la politica (corrotta ontologicamente) si è chiusa a riccio nelle varie caste per mantenere potere e privilegi e bussines, mentre intorno le cose vanno in malora.

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