Prima del silenzio: “Tu sei Pietro” di Alda Merini

Prima del silenzio: “Tu sei Pietro” di Alda Merini

 

merini 1 Tu sei Pietro (1961) è la quarta raccolta di Alda Merini, dopo La presenza di Orfeo, Nozze romane e Paura di Dio. E’ di particolare importanza, perché è l’ultima pubblicazione, prima del silenzio di quasi vent’anni che calerà sulla produzione lirica della poetessa.

Edita a Milano nel 1962, la silloge è divisa in tre parti: la prima consta di soli quattro componimenti, dedicati alla figura di Pietro; la seconda comprende una ventina di poesie e la terza, una decina.

E’ un’opera composita e interessante, sul piano letterario e formale, come su quello semantico.

La potenza espressiva è, come nelle raccolte precedenti, particolarmente intensa; vi si mescolano accenti mistici e toni lirici, come nell’Inno in apertura (Se Tu mi hai posto in grembo e nella mente/ questo seme dolcissimo d’amore/ versa sopr’esso un’aria che lo allevi/ e che gli dia più facile respiro!) o ne La resa di Pietro (Ma Gesù gli fu sopra come un canto/ lungo, stupendo, gonfio di promesse/ e Gesù profetò per lui la verga/ del comando, gioiosa come lira.), e sognanti atmosfere elleniche, evocative di desideri di grazia e di abbandono, come nella lirica che prelude alla seconda parte, Sogno (Lungo il tempo infinito della Grecia/ quando concesso era ancora il paradiso/ alle fanciulle in tepidi giardini/ e le vestali avevano corolle/ sempre accese nel grembo…).

Più tesa e dolente appare invece la terza parte, ricca di accenti personali, quasi a rappresentare una sorta di narrazione autobiografica, nel momento esistenziale più drammatico della vita di Alda, che precede la tragedia dell’internamento: nella lirica Io ti ho offerto il mio corpo si evince una dimensione di sofferenza per una lunga serie di incomprensioni, così forte da prorompere letteralmente dalla pagina, pur sorretta da una rara e composta eleganza formale: Io ti ho offerto i miei tralci, la mia voce/ la mia vite feconda/ ho domandato che tu mi capissi…/ Ma neppure hai cercato di baciarmi/ e mi credi una venere delusa.merini 2

E’ il canto del cigno prima della catastrofe: Alda, nella vita reale, si sente sempre più oppressa dalle incombenze pratiche imposte dalla vita quotidiana, e, sul piano poetico, ha offerto a vari editori le sue composizioni migliori, ma essi non comprendono e quindi rifiutano questo suo materiale incandescente, magmatico, intriso di pathos ed eros, di misticismo e carnalità, di toni orfici e insieme biblici, di suggestioni evocative, ampie, umane, universali e nel contempo così marcatamente muliebri nell’esprimere i tormenti della passione amorosa.

Non vale a superare il senso di frustrazione e d’inadeguatezza neppure un riconoscimento prestigioso, conseguito in Svizzera, quale il Premio Gambarogno, assegnato a Tu sei Pietro.

Alda sembra non arrendersi, cerca di coltivare i contatti con gli ambienti intellettuali, che, dopo l’iniziale benevolenza riservata alle sue liriche giovanili, ora la ignorano.

Ma la tensione cresce, nel suo animo estremamente sensibile e nell’ambito domestico, turbato da liti frequenti, sempre più accese, fino al drammatico epilogo del primo ricovero psichiatrico, nel 1965.

La degenza, che peraltro fu molto breve, poco più di una settimana, segnò per Alda l’inizio di un lunghissimo calvario.

La poetessa si sentì per sempre segnata dallo stigma sociale, che la marchiava come diversa e come avulsa dalla dimensione razionale, lei che pure era lucidissima nella propria ricerca intorno al senso dell’esistenza e dell’esperienza poetica.

Di tutti gli anni trascorsi nell’alternanza tra ricoveri e dimissioni, possiamo leggere come memoria la narrazione in versi de La Terra Santa e quella prosastica de L’altra verità. Diario di una diversa; particolarmente illuminanti su quel periodo sono anche le Lettere al dottor G., indirizzate al dottor Enzo Gabrici, suo medico curante all’Ospedale Psichiatrico Paolo Pini.

Sono testi oggi ampiamente noti, in particolare la testimonianza lirica, grazie soprattutto alla trasposizione teatrale del compositore Giovanni Nuti, con cui Alda condivise un meraviglioso sodalizio artistico.

Ma il bellissimo e ineguagliabile rapporto di amicizia, affetto, ispirazione e dedizione con il m° Nuti, iniziato intorno alla metà degli anni Novanta, al tempo del primo ricovero della poetessa, era ancora incommensurabilmente lontano.

E, nell’inferno fatto di isolamento, sofferenza, solitudine, umiliazioni e violenze che costituivano la prassi della realtà manicomiale, a parte le agognate visite del marito Ettore, e l’amore per le figlie, a dare un poco di sollievo alla prostrazione di Alda, e a permetterle di mantenere un contatto positivo con la realtà, fu la scrittura.

Anche se in quell’arco di silenzio durato quasi vent’anni non diede più nulla alle stampe, la poetessa continuò a comporre, in maniera costante, assidua, inesausta: scrisse lettere, poesie, narrazioni.

Sul piano umano e su quello poetico, questa sua arte, se da un lato, rappresentò un sorta di demone, che la obbligava a comporre quasi in maniera spasmodica, come in preda a una divina estasi di amore e furore, dall’altro, paradossalmente, all’interno del baratro e del dolore lacerante dello straniamento dalla realtà oggettiva, costituì la sua salvezza.

                                               Ilaria Celestini

5 Responses to "Prima del silenzio: “Tu sei Pietro” di Alda Merini"

  1. Giovanna Albi   13 aprile 2014 at 13:57

    Bravissima Ilaria!!!Un ottimo articolo su una poetessa tanto amata. Gio’

  2. Sarere in pochi   13 aprile 2014 at 21:23

    Non conosco questa Ilaria, immagino sia giovanissima. Complimenti, veramente bravissima.
    Scrivi, è il tuo mestiere.

  3. Cristina   14 aprile 2014 at 1:15

    Infatti Ilaria è una scrittrice e poetessa nella vita.

  4. Ilaria Celestini   14 aprile 2014 at 19:13

    Grazie infinite, carissimi amici.

  5. Dante Shanti   3 settembre 2014 at 19:08

    Grazie Ilaria c’era bisogno di questo articolo! E grazie ancora per aver messo in luce quelle poesie, forse le meno famose, ma certamente le più autentiche.Esse rivelano lo spirito e l’anima di Alda, strappando al suo inconscio nuove espressioni stilistiche, ritmiche e linguistiche ha cristallizzato la vera poesia.

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