CLAMOROSO: la Corte dei Conti condanna il marito di Manola Di Pasquale (difeso da lei) per un danno erariale di € 240.000 alla Regione. Assenza sintomatica stasera su Teleponte per il secondo confronto. Opposizione assente. Il PD sta pensando di ritirarla?

CLAMOROSO: la Corte dei Conti condanna il marito di Manola Di Pasquale (difeso da lei) per un danno erariale di € 240.000 alla Regione.</font> Assenza sintomatica stasera su Teleponte per il secondo confronto. Opposizione assente. <br> Il PD sta pensando di ritirarla?

di Christian Francia

Manola Di Pasquale e il marito Rocco Di Giacomo
Manola Di Pasquale e il marito Rocco Di Giacomo

– Con la sentenza n. 26 del 27 febbraio 2014, la Corte dei Conti abruzzese ha condannato “il signor Rocco Di Giacomo al risarcimento, in favore della Regione Abruzzo, della somma di euro 24.000,00 (ventiquattromila/00), oltre interessi legali dalla sentenza al saldo nonché alle spese del giudizio”

La Corte ha ritenuto “che il sig. Rocco DI GIACOMO (nella sua qualità di progettista e direttore dei lavori relativi alla realizzazione di una «oasi marina» per la protezione e lo sviluppo delle risorse acquatiche dei comuni di Pineto e Silvi) si fosse reso responsabile di inadempienze rispetto a quanto stabilito nel contratto d’appalto, perché il materiale fornito per quantità e qualità era difforme da quanto pattuito; ad avviso della Procura attrice, con artifici e raggiri erano state indotte in errore la Regione Abruzzo e la Provincia di Teramo, con conseguente erogazione da parte di quest’ultima all’appaltatore dei contributi stanziati e ricevuti dalla Regione”.

In particolare, “Si verte in una fattispecie di evidente occultamento doloso del danno (…), trattandosi di opere fittiziamente collocate sul fondale marino, e certificate come tali, per la realizzazione delle quali sono state oltretutto contabilizzate fatture per operazioni “inesistenti” (fatture sulla base delle quali si sono svolti i controlli delle amministrazioni interessate, anche alla luce delle attestazioni di regolare esecuzione rese dal convenuto Di Giacomo nella sua qualità di direttore dei lavori in parola)”.

Nella sentenza si legge che “il convenuto non potrebbe sottrarsi alla sua responsabilità di progettista e direttore dei lavori per aver concorso con grave colpa ad una spesa del tutto inutile, tenuto conto della “inesistenza di operazioni relative a fatture di acquisto dei materiali per oltre settantamila euro (fatture intestate a soggetti di fantasia od operanti in tutt’altro settore merceologico, i cui pagamenti risultano incassati da dipendenti della stessa ditta subappaltatrice)”.

La conclusione è perentoria: “ritiene il Collegio che le opere previste in appalto non furono per la gran parte realizzate o, comunque, non furono eseguite in conformità del progetto, vanificando l’erogazione della spesa da parte della Regione Abruzzo”. Per tali motivi: “deve ritenersi provata e sussistente la colpa grave in capo al convenuto Di Giacomo, nella sua qualità di progettista e direttore dei lavori, non avendo il medesimo verificato, con la diligenza minima richiesta dalle circostanze, la regolare esecuzione del lavoro, certificando una (insussistente) conformità dell’opera al progetto da lui stesso elaborato”.

Quanto all’entità del danno causato alla Pubblica Amministrazione: “il valore delle opere non rinvenute sul fondale assomma a circa euro 240.000 euro”.

Nella sentenza della Corte dei Conti si segnala che presso il Tribunale di Teramo pende anche un procedimento penale a carico di Rocco Di Giacomo e dell’amministratore della società appaltatrice dei lavori, relativamente alla medesima vicenda oggetto del giudizio contabile, con imputazione per i reati di:

1) Frode nelle pubbliche forniture;

2) Inadempimento di contratti di pubbliche forniture;

3) Falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

Il condannato è stato difeso in giudizio dalla legittima consorte, l’avvocato Manola Di Pasquale, attuale candidato sindaco del Comune di Teramo.

21 Responses to "CLAMOROSO: la Corte dei Conti condanna il marito di Manola Di Pasquale (difeso da lei) per un danno erariale di € 240.000 alla Regione. Assenza sintomatica stasera su Teleponte per il secondo confronto. Opposizione assente.
Il PD sta pensando di ritirarla?
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  1. io   27 marzo 2014 at 8:45

    POVERO CRISTO… GIA’ SVEGLIARSI CON LEI A FIANCO…
    CHISSA’ SE GLI HA CHIESTO ANCHE LA PARCELLA..

  2. man   27 marzo 2014 at 14:15

    censured

  3. Ex elettore PD   27 marzo 2014 at 15:35

    Vergogna infinita… Vergogna infinita… Questa gente deve andare via!

  4. Anonimo   27 marzo 2014 at 16:14

    Sì ma sono 24.000 (ventiquattromila) gli euro, come da sentenza, non 240.000 (duecento quaranta mila), come da titolo.

    Occhio, perché seppure sul piano morale possano essere simili, certe differenze sul piano materiale contano parecchio… Come sul piano legale, per esempio.

  5. Anonimo   27 marzo 2014 at 17:29

    Che dire! Lo conosco, mi dispiace per quello che gli è accaduto, però ora la moglie facesse un passo indietro, lei sindaco di Teramo no.
    Io voglio che diventi Sindaco una persona onesta e che non sia moglie o marito di persona condannata per reati gravi.

  6. Anonimo   27 marzo 2014 at 17:57

    Ho letto la sentenza due volte. Non fa una grinza. E’ perfetta. E’ così.
    La moglie deve fare dietrofront (sul piano politico), ma non perchè il marito è stato condannato, ma perchè lo ha difeso.

  7. Anonimouse   27 marzo 2014 at 17:59

    Ma ne azzeccassero mai una…

    Solo una curiosità: se la sentenza è del 27 febbraio, come mai la si conosce solo a distanza di un mese tondo tondo?

  8. Franco   27 marzo 2014 at 18:00

    Per anonimo delle 16.14: nel titolo c’è scritto che il danno erariale ammonta a 24o mila euro e non che sia stato condannato al risarcinento di tale somma. Sai leggere?

  9. Quelli del PD   27 marzo 2014 at 19:00

    Garantisti per se stessi e giustizialisti con i nemici. Guardatevi allo specchio.

  10. Anonimo   27 marzo 2014 at 19:11

    Ho letto la sentenza! Si capisce tutto perfettamente,un fatto gravissimo. Ancora più grave che Manola difenda il marito anche su Facebook.È importante che i cittadini conoscano questi fatti e le sentenze sono pubbliche. A leggere i fatti mi sono vergognata per lei e il marito,non meritano incarichi pubblici.

  11. Anonimo   27 marzo 2014 at 19:51

    Chi dorme sotto le lenzuola assieme ad un signore che ha ricevuto una condanna così pesante non dovrebbe (almeno) chiedere ai Teramani il permesso per ricevere un incarico pubblico e prestigioso come quello di primo cittadino.
    Forse mi sbaglierò ma, secondo me, sarebbe dignitoso che la di pasquale si facesse da parte. Quando la bufera si sarà attenuata, D’Alfonso la chiamerà alla carica di assessore in regione.
    Vedrete che tutto si metterà a posto, tranne la condanna del marito che rimane lì pesante come un blocco di cemento che non è sceso (secondo sentenza) sul fondale marino in occasione della costruzione dell’oasi di che trattasi.

  12. Anonimo   27 marzo 2014 at 19:56

    Non riesco a capire se è una notizia vera. Se acclarata, la candidata sindaco può cominciare a fare le valigie.
    Per lei spero la notizia non sia vera.

  13. Anonimo   27 marzo 2014 at 20:01

    Qui non si tratta di essere garantisti o giustizialisti, trattasi di sentenza emessa dalla Corte dei Conti, non so se sia proponibile l’appello. Scusate l’ignoranza. Chi può rispondere?

  14. Osservatore   27 marzo 2014 at 20:05

    si, ma il problema dov’è? sentenza o non sentenza, condanna o non condanna, Manola Di Pasquale le elezioni non le ha vinte e non le vincerà MAI. Con lei a capo dell’opposizione, IO CON TE è vissuto di prepotenza.

  15. Anonimo   27 marzo 2014 at 20:11

    E’ clamoroso che una sentenza pubblicata il 27 febbraio u.s. venga fatta conoscere all’opinione pubblica un mese dopo.
    E’ normale che gli elettori facciano le radiografie ai candidati, specialmente se alla carica di 1° cittadino.

  16. Enrico   27 marzo 2014 at 21:45

    Caro anonimo 27 marzo 2014 at 20:11
    hai presente la frase “30 giorni per il deposito delle motivazioni della sentenza?”. se voti PD sbagli. Vota Pomante.

  17. Anonimo   27 marzo 2014 at 23:57

    Enrico, staisereno, io voto e faccio votare a iosa Pomante.
    Mi chiedevo perchè la notizia è passata inosservata ad altra stampa locale? Le altre testate o bloggers che siano sono tutte/i silenziate/i? Come mai una notizia così clamorosa è stata diffusa solo da “Il Fatto Teramano”? Complimenti a questo blog libero che fa sapere ai teramani quello che altri pure sanno ma non possono dire perchè non liberi.

  18. Anonimo   31 marzo 2014 at 23:05

    Ma questo non è un blog libero.
    Lasciano solo ciò che a loro fa comodo.

  19. Mattia   2 aprile 2014 at 21:15

    Bravi bravi si vede che Pomante trema per il Pd e Manola che deve andare avanti a testa alta. Ma siamo impazziti se un candidato deve lasciare soltanto perché il marito, manco lei stessa, ha avuto una condanna contabile in primo grado con possibilità di appello perché si può fare appello anche per giudizi della corte dei conti che possono essere ribaltati. Studiate costituzione e codice penale e guardatevi allo specchio perché sul indagato Costantini, persona di stima che riuscirà a provare la sua estraneità, a capo di movimento 139 padrino di Pomante non avete speso manco mezza parola di biasimo. Il marito di Manola è più impresentabile di lui nonostante ancora non ci sia una sentenza passata in giudicato per entrambi. Per me so tutti e due innocenti e onesti fino a sentenza definitiva ma ciò valga per tutti…. Caro Enrico Melozzi sei un grande musicista e artista ma lascia stare la politica è meglio #enricostaisereno mai fu più azzeccato tanto oltre il 6% non andate.

  20. Anonimo   2 aprile 2014 at 21:16

    Bravi bravi si vede che Pomante trema per il Pd e Manola che deve andare avanti a testa alta. Ma siamo impazziti se un candidato deve lasciare soltanto perché il marito, manco lei stessa, ha avuto una condanna contabile in primo grado con possibilità di appello perché si può fare appello anche per giudizi della corte dei conti che possono essere ribaltati. Studiate costituzione e codice penale e guardatevi allo specchio perché sul indagato costant., persona di stima che riuscirà a provare la sua estraneità, a capo di movimento 139 padrino di Pomante non avete speso manco mezza parola di biasimo. Il marito di Manola è più impresentabile di lui nonostante ancora non ci sia una sentenza passata in giudicato per entrambi. Per me so tutti e due innocenti e onesti fino a sentenza definitiva ma ciò valga per tutti…. Caro enrico sei un grande musicista e artista ma lascia stare la politica è meglio #enricostaisereno mai fu più azzeccato tanto oltre il 6% non andate.

  21. Mariano   8 aprile 2014 at 12:35

    Non conosco Pomante, lo vedo motivato e competente, alcune idee inerenti il suo programma e su quali sono le priorità per Teramo, esposte brevemente nei video che ho avuto modo di vedere, le condivido ma sinceramente questo tipo di campagna legata a tutti costi alla delegittimazione degli avversari, utilizzando anche le informazioni provenienti dal collega del marito della Di Pasquale, nonché autore dell’articolo ed ex suo collega, la trovo di cattivo gusto… continui a proporre le sue idee senza curarsi di queste vicende e vedrà che sempre più gente lo seguirà… almeno me lo auguro.

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