Film: I quattrocento colpi

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 Les quatre cents coups (“I quattrocento colpi” ) di Francois Truffaut, del 1959, è un film eterno , girato con gli occhi di un bambino, la cui freschezza e l’immediatezza del divenire ci vengono raccontate dalla macchina da presa che osserva , scruta con gli occhi dell’infanzia.

Ci accorgiamo di quanto siamo piccoli nei primi minuti del film con una piacevole carrellata tra le vie di Parigi, al di sotto a quei palazzi immanenti che sovrastano le nostre teste , ci spaventano e allo stesso tempo ci incuriosiscono. Nasce allora in noi il desiderio di rimanere piccoli, di continuare a vedere il sogno e la realtà con la stessa innocenza, di sentirci padroni del mondo, con estreme convinzioni, con opinioni inopponibili.

Se anche voi da bambini siete stati dei monelli sognatori, liberi, allora dovete vedere questo film autobiografico di François Truffaut, manifesto del movimento della Nouvelle Vague. Grazie a maestri come Jean-Luc Godard, François Truffaut, Jaques Rivette, Claude Chabrol il cinema d’autore riesce ancora oggi a commuovere e appassionare.400 colpi

Truffaut ci racconta la Parigi a lui cara, rievocando sensazioni e ricordi sublimi, ormai inabissati dal tempo. Il protagonista , Antoine Doinel (alter ego del regista, interpretato da Jean-Pierre Léaud) ci fornisce una chiara visione della realtà di un bambino di dodici anni, infelice e ribelle che scopre molte crude verità del suo passato . Si trova in continua lotta e disappunto con i professori e i suoi genitori, che per lui vivono in un mondo a parte, incomprensibile, alienato. La famiglia abita in una piccola casa e Antoine, che non ha una camera propria, dorme nell’ingresso, vicino alla porta. Nulla lo conforta, a eccezione dell’amicizia con René, che diventerà compagno di avventure vissute in giro per la città. Con questo personaggio Truffaut celebra l’importanza dell’amicizia giovanile, un sentimento autentico che sostituisce l’affetto familiare. Commovente è la sequenza in cui Antoine si aggrappa al vetro del riformatorio per cercare di vedere René, a cui è stato impedito di entrare.

imagesLa famiglia è analizzata dal regista in modo disarmante: Antoine non è il figlio amato, ma incompreso. Il piccolo è un peso per la cinica madre e per l’inetto patrigno, inadatto a crescere un figlio biologicamente non suo. Il letto di Antoine rappresenta metaforicamente il distacco affettivo e la vicinanza del suo letto alla porta manifesta la volontà dei genitori di disfarsi quanto prima di quel figlio, che non amano. In fondo l’entrata in riformatorio del ragazzo sembra quasi sollevare la madre da ogni ulteriore responsabilità.

Restano memorabili alcune sequenze del film, che appartengono alla storia del cinema, come quella iniziale, che inquadra la Torre Eiffel tra i tetti di Parigi, o quella di Antoine che, mentre è portato in carcere, dalla camionetta si guarda intorno e piange. Oppure la sequenza finale del piccolo che scappa verso il mare.

Una storia intrigante che vi farà conoscere anche il passato travagliato di questo grande regista, molte delle vicende raccontate infatti sono autobiografiche.

Scappereste di casa con la folle voglia di vedere per la prima volta nella vita il mare, come ha fatto il piccolo Antoine? Io non lo farei, ma senza dubbio vedrei almeno una volta nella vita questo capolavoro.

Luca Leli

2 Responses to "Film: I quattrocento colpi"

  1. Claudio   6 marzo 2014 at 21:12

    Bravissimo, Luca, orgoglio del Politecnico di Torino e della nostra Provincia.

  2. Claudio   6 marzo 2014 at 21:13

    Bravissimo Luca, orgoglio del Politecnico di Torino e della nostra Teramo.

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