Libro: Vota Socrate di Ada Fiore

Libro: Vota Socrate di Ada Fiore

ADA FIORE - COPERTINA LIBRO-2

Cosa succederebbe se un giorno il filosofo Socrate si trovasse a dover aspettare 2400 anni prima di varcare la soglia dell’Empireo? Incontrerebbe certamente San Pietro, che possiede le chiavi del Paradiso, e ne nascerebbe una stupenda riflessione filosofica ruotante intorno ai temi della nostra attualità dispersa nei mille rivoli della psicopatologia del quotidiano;la discussione inevitabilmente si concentrerebbe nel dibattito tra religione e fede.Questo è lo scenario immaginato dal filosofo Ada Fiore, in un agile e profondo volumetto, in cui l’autrice ci conduce per mano dentro il pensiero socratico, quale si evince in particolare dai testi dell’Apologia e del Critone.

Inizialmente San Pietro , che rappresenta la Fede, è molto scettico nei riguardi del filosofo. gli appare come un fannullone che ,come risulta dal testo “Le Nuvole” di Aristofane, guarda le cose del cielo e si dimentica delle cose della terra e quindi non sa badare a se stesso; deve ben presto ricredersi scoprendo un filosofo di straordinaria umanità e intensità del pensiero che sa trovare tutte le risposte ai mali della società contemporanea, persa dietro i social network, chiusa nell’abitacolo delle sue quattro certezze che in realtà rivelano il vuoto esistenziale nel quale viviamo.

A fronte della dispersione della nostra natura più autentica,delle maschere di menzogna di cui ci ammantiamo per nascondere il nichilismo dei valori nel quale viviamo , in una realtà in cui la legge non ha più valore, ma ciascuno vive per se stesso nel più sfrenato individualismo senza prestare ascolto alla voce del suo simile che vive sotto lo stesso cielo, il filosofo ateniese perentoriamente difende la sua visione del mondo, in cui c’è un dàimon che si agita e gli detta le leggi del retto vivere, nella difesa della sua dignità incontaminata.

Alternando riflessioni a citazioni di passi tratti dall’Apologia e dal Critone, Socrate si difende dall’accusa di corruzione dei giovani e ribadisce la validità dell’arte maieutica impartitagli dalla madre ostetrica per cui insegna ai giovinetti a partorire la verità, quella verità che sta nascosta dentro ciascuno di noi e che aspetta soltanto di essere portata alla luce. La parola verità, in greco aletheia, ha infatti la radice del verbo lanthàno, che significa nascondere, perché la verità resta nascosta finché non c’è qualcuno, un filosofo appunto, che la fa venire alla luce.

Il gnòthi seautòn scolpito sul frontone del tempio di Delfi è il messaggio socratico, per cui inter alia conoscere non è altro che ricordare, perché non nasciamo aristotelicamente come “tabula rasa,”ma come esseri completi di conoscenza ereditata ,per cui siamo,come si suol dire, dei nani sulle spalle dei giganti. Da questa posizione di rimembranza possiamo accedere alla conoscenza del dio che ci abita. Per cui non direi che Socrate è il filosofo della ragione, ma è il filosofo di una religione personale che si scontra con quella dello Stato.Filosofo della ragione, certo, ma solo nei termini del riconoscimento del suo non sapere, condizione di ignoranza razionale che lo rende il più sapiente tra gli uomini.

“Una sola cosa so, di non sapere”e questa certezza lo fa salire sul podio dei vincenti del pensiero e lo conduce fino all’Empireo al cospetto di San Pietro.

Attraverso passi tratti dal Critone, difende la Legge, legge che va rispettata anche se iniqua, legge anche quando ci condanna alla morte, perché il filosofo vero vive alla Heideger per la morte. Vivere come se dovessi morire domani: questo è il messaggio socratico ereditato da Seneca, per cui Socrate non fugge, come gli suggerisce Critone, ma affonta la condanna a morte bevendo impassibile la cicuta. Questa accettazione lo fa vincente rispetto ai nostri politici contemporanei che fuggono i processi o accusano i magistrati e indica loro la retta via del rispetto dell’Assoluto di fronte al Relativo delle singole egoistiche esistenze. Ciò non significa che la Legge non possa essere violata, anzi talora è doveroso, come insegna Antigone che difende le leggi della Famiglia rispetto alle legge iniqua dello Stato, rappresentato da Creonte; questo comunque non inficia l’assolutezza della legge,che non ammette deroghe.Come dire, bene fece l’eroina Antigone, ma questa è un’eccezione che conferma una regola. Per cui Socrate, pur ingiustamente condannato,accetta e non fugge e non si abbandona al piacere della morte alla Petronio, ma muore integro ,indomito,senza paura, senza vizi, come il dàimon gli ordina.

In un secolo quale il nostro , in cui pare sparire la speranza di un dialogo autentico tra essere umani degni di tal nome, emerge nel testo la speranza di un recupero della sostanza umana, laddove ci spogliamo dei falsi pregiudizi e torniamo a parlare alla nostra anima. Così come insegna il filosofo Ada Fiore che nel suo paese natale, Corigliano d’Otranto, ha aperto una scuola filosofica di “Giovani pensatori” e un’istituzione”Parco filosofico”per parlare liberamente nelle vie del paese,come il pellegrino Socrate,che vagava per le strade di Atene,facendo emergere la sua e l’altrui verità, arrecando così fastidio ai benpensanti da essere soprannominato “il tafano di Atene”. Ben vengano i tafani del pensiero, perché un dubbio sincero vale più di mille verità sbandierate al vento.

Giovanna Albi

 

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