Il sindaco Brucchi, il peggiore d’Italia, ha paura anche dell’arte e fa svuotare le vetrine dell’ex Ovs. Anche questo “per ragioni di sicurezza”? Nuovo Teatro Teramo: “Questa è censura!”

Il sindaco Brucchi, il peggiore d’Italia, ha paura anche dell’arte e fa svuotare le vetrine dell’ex Ovs. Anche questo “per ragioni di sicurezza”? Nuovo Teatro Teramo: “Questa è censura!”
Vetrine Vuote
Una vetrina svuotata. foto di Elena Di Marco

L’ennesimo atto violento di un sindaco allo sbando. Le vetrine dell’ex Ovs sono state svuotate delle opere, delle fotografie e degli allestimenti degli artisti del Nuovo Teatro Teramo, cittadiniche nelle settimane scorse avevano occupato i locali rivendicando la conversione di quegli spazi da “commerciali” a “Culturali”. Un atto, quello di svuotare le vetrine, inspiegabile: i locali erano stati messi sotto sequestro e sgomberati per “ragioni di sicurezza” dalla magistratura lo scorso 4 febbraio. Da quel giorno i teramani potevano almeno ammirare le opere esposte sulle vetrine di Corso San Giorgio: adesso neanche più quello.

 

Vetrina allestita
Una delle vetrine con gli allestimenti degli artisti del NTT

 

Maurizio Brucchi perde l’ennesina occasione per dimostrarsi all’altezza della delega alla “Cultura” che ha tra le mani (fortunatamente ancora per pochi mesi) e per cercare un dialogo con tutti quei teramani che chiedono che lì dove una volta c’era il Teatro di Teramo non nasca l’ennesimo centro commerciale. L’ennesima brutta figura, l’ennesimo atto violento, di un sindaco incapace da ogni punto di vista, non amato nemmeno dai membri della sua stessa maggioranza. Uno sindaco di cui la maggior parte dei teramani si vergogna da tempo, tra i peggiori d’Italia (Sole 24 ore) e che si dimostra impaurito dal dialogo e dalle opere esposte in quelle vetrine.

 

 

Artisti NTT
Alcuni tra i “pericolosissimi” membri del Nuovo Teatro Teramo

Passerà solo qualche ora, forse qualche giorno, e probabilmente non mancherà sulla stampa locale l’intervento di qualche altro pseudo rappresentante della cultura cittadina, di qualche pseudo giornalista professionista o di qualche blogger pronti a scrivere, sotto dettatura e magari in forma anonima, che anche questo altr’altro sopruso nei confronti degli artisti del Nuovo Teatro Teramo è “giusto”.

 

NTT 2 foto di gruppoIl Nuovo Teatro Teramo chiede a gran voce che sull’ex Ovs si pronunci la città attraverso una Consultazione Popolare, come previsto dall’art. 41 dello Statuto Comunale. Il sindaco Brucchi risponde, invece, con l’ennesimo atto riprovevole e insensato degno di un uomo antidemocratico e chiaramente sull’orlo di una crisi di nervi. Brucchi sputa ancora una volta sopra la bellezza: a questo punto il sindaco potrebbe anche personalmente togliere, armato di carta vetrata, la vernice rosa dalla serranda principale. In fondo il nero/grigio, con la patina di sporcizia sopra, che c’era prima dell’occupazione potrebbe piacergli di più.

Gli artisti, sulla loro pagina di Facebook – @NuovoTeatroTeramo – hanno postato le foto delle vetrine vuote. Significativa la citazione di Giordano Bruno che accompagna le immagini: “Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla”

“QUESTA é CENSURA!!!” scrivo gli artisti sul social network
“Le vetrine del Nuovo Teatro Teramo sono state svuotate. Tolti i quadri, tolte le sculture, le foto della città, il libri e i disegni che, per circa un mese, hanno colorato e colmato un vuoto.
Oggi quel vuoto vi viene restituito. Sfondi neri e sterili come sono le teste di chi ha dato l’ordine e di chi lo ha eseguito. Vuote, nere e sterili le loro coscienze e così vorrebbero fossero le nostre.
Ri-abitare è un reato, esporre opere d’arte è qualcosa da impedire, immaginare percorsi collettivi che producano cultura e condivisione, è scomodo, pericoloso. Scegliere di non essere solo fruitore,di partecipare alla ridefinizione di luoghi in chiave diversa da quelle offerte dal mercato o da giochi di potere, è inopportuno. Abbiamo aperto le porte, illuminato quei locali, li abbiamo resi utili a tutti. Molti hanno raccolto l’invito. Tanti hanno varcato quella soglia che rappresenta il superamento della legalità e il riconoscimento della legittimità.
Spine nel fianco??? Meglio sgomberarci, meglio tenerci divisi, meglio vetrine nere, meglio occhi bassi, meglio essere insensibili, anestetizzati, silenziosi, distanti e soli. Ci preferiscono così il questore, il sindaco, il prefetto, il pm, il gip e il giudice che hanno richiesto e autorizzato lo sgombero.
“IO”NON SONO COSì. “Io” sono insieme agli artisti ed alla popolazione che ha risposto, “io” non sono una vetrina nera, i miei occhi cercano il tuo sguardo e la tua complicità. “Io” sono sensibile, vivace, aperto al dialogo, vicino a chi ha deciso di vivere questa esperienza e non sono mai solo. Ho deciso di dedicarmi ad un bene comune e di far diventare, il mio operato, esso stesso un bene comune.
“IO” SONO IL NUOVO TEATRO. Sono una grande occasione per chi vuole condividere, ricostruire i rapporti sociali e sostituire la competizione con la collaborazione nella fruizione del bene comune.
Questo fa paura. Vogliamo ancora guardarci negli occhi e sorriderci. Riprendiamoci i rapporti sociali e gli spazi”.

7 Responses to "Il sindaco Brucchi, il peggiore d’Italia, ha paura anche dell’arte e fa svuotare le vetrine dell’ex Ovs. Anche questo “per ragioni di sicurezza”? Nuovo Teatro Teramo: “Questa è censura!”"

  1. Domenico Attanasii   18 febbraio 2014 at 13:17

    “Chiedo d’anni”

    https://www.youtube.com/watch?v=RZfg5PhlLMA

  2. Bruccola   18 febbraio 2014 at 13:33

    È facile parlar male del Sindaco. Fin tropo facile.
    E infatti tutti (o quasi) a esercitarsi con questo sport, che diventa sempre più noioso. Critiche per qualsiasi cosa, azione, pensiero, omissione.
    Non ne posso più.
    E ho deciso, allora, di scrivere un post in cui metto in risalto i meriti e gli aspetti positivi del nostro Primo Cittadino.
    Ormai sono due ore che sto qui ma non mi viene in mente niente.
    Vabbè… Magari il prossimo.

  3. Domenico Attanasii   18 febbraio 2014 at 13:45

    Tratto da: AgoraVox.it

    “Il riassunto di Gaber”

    Non bisogna occuparsi di chi fa il proprio dovere. Si corre il rischio di legittimare quello che il potere tenta ogni volta di spacciare per un grande risultato atteso, ciò che è un atto dovuto ai cittadini da un amministratore della cosa pubblica. Lavorare con impegno, nella trasparenza e nell’interesse della collettività.

    In senso ampio, supponete di essere un idiota. E supponiamo che si stia con il governo. No, mi sono ripetuto (Mark Twain).

    Attenzione, perché poi sono proprio i politici a prendere le grandi decisioni di guerra e di pace, prosperità e recessione. Uno statista di successo deve avere e comunicare un senso di intelligenza e integrità. Il denaro aiuta, ovviamente. E’ auspicabile per chiunque di essere in possesso di una sicurezza finanziaria, ma non è certamente un elemento essenziale per il successo.

    Le persone con risorse private, che hanno ottenuto un buon risultato in politica sono relativamente rare. Tranne per chi ha il nome e cognome che comincia per esse e finisce con oni. A chi state pensando?! Eh, ma finiamola una volta per tutte di sparare sulla croce rossa. Quello lì, che avete sempre in testa, non è affatto uno stupido, è solo sfortunato quando pensa. E ce n’è in giro di gente famosa per averla sparata grossa. Riguardatevi sotto le palpebre i flashback dell’episodio di Krusciov che percuote con la scarpa il banco alle Nazioni Unite. Un’icona del ventesimo secolo, l’ometto che faceva le corna in mezzo ai Capi di Stato come un Paolini qualsiasi davanti alla prima telecamera sbucata per la via, senza però Fraiese e il calcio nel sedere in diretta.

    La Democrazia è la peggiore forma di governo, fatta eccezione per tutti gli altri sistemi che sono stati provati. L’ha detto Winston Churchill, prendetevela con lui. In ogni modo, è sicuramente molto impegnativo e richiede più adempimenti rispetto a qualsiasi altro sistema. Quindi, si debbono escludere per prima cosa tutti i puttanieri e i barzellettieri bestemmiatori. Buttare dalla finestra i leccaculo, i tirapiedi, ruffiani e precettori, mentori alla Rockefeller, che sputano miele, nascondendo il fiele, affannati nell’immolare se stessi alla disciplina, alle esigenze primarie di autogoverno salvifico a coprire l’onta del luridume sociale da loro accatastato lungamente per una vita vissuta all’insegna della tracotanza, degli eccessi di protervia, superbia, orgoglio nauseabondo, della prevaricazione sui deboli, dei denari dei poveri sempre in mostra come le palle dei cani.

    La magia della politica è giocare un ruolo nel determinare la libertà dell’individuo. The magic of politics è la partecipazione a tutti i livelli della vita nazionale in modo affermativo; per dirlo con le parole di William Faulkner, la libertà non solo di resistere, ma anche di prevalere. (JFK)

    Giorgio Gaber ha riassunto il concetto.

    “Libertà è partecipazione”.

  4. Domenico Attanasii   18 febbraio 2014 at 13:47

    Tratto da: AgoraVox.it

    “Piazza Grande, luogo simbolo cantato (gratis) da Lucio Dalla”

    La piazza è come l’ampollina di un termometro a mercurio. La scala centigrada di Celsius, la via principale dello struscio serale. Quella febbre altissima, appena dei vent’anni, la senti che scotta all’incrocio di una via.

    Uno spiazzo dove fanno crocchio e capannelli, tra la pizzeria, l’edicolante e un caffè, tutti i giovani che si sono garantiti un posto all’ombra a reggere i quattro cantoni del Corso principale. Passa il tempo e i portici laggiù si fanno sempre più visibili all’orizzonte: l’ultimo atto, prima di ritrovarsi appisolati sulla ringhiera di un sottopasso, a godere del tepore del sole, come lucertole incantate da un filo d’erba. Però, attenzione: i termometri vanno maneggiati con cura.

    La colonnina di mercurio è sensibile ai mutamenti climatici e il clima, a volte, è dato anche dal calore della gente che sta giù in piazza a sbirciare, a discutere, a riaffermare, solamente con la propria presenza, i luoghi cari dello stare insieme in un mondo civile. Un luogo pubblico abituale, di ogni giorno per alcuni, di passaggio per altri, da sempre il punto di riferimento per incontri d’affari o del dolce far niente; magari per star più larghi che a casa e, tutto questo, non l’ha mai ordinato il medico… piuttosto, il ricordo di uno sconosciuto finito per caso in una cartolina scolorita a far da guardia, impalato dinanzi all’obiettivo, nell’attesa d’intercettare lo sguardo di chi va frugando nel passato di una piazza ingrata. Una piazza senza grate né barriere. E allora, diamo pure il benvenuto, sotto il cielo in Piazza Grande, la stessa in tutta la provincia italiana, dove butta l’ombra il campanile, a tutte le stelle splendenti della lirica e del bel canto. All’imponente récital onomatopéique di Lucio Dalla, in formato smagliante, introdotto con enfasi popolare sullo struggente sillabato melodico di Caruso, dalla Grand’Orchestra Sinfonica di Russia.

    Ben vengano i revival di Dalla, che ha voluto ricordare d’esser figlio di sarta emiliana, di cui tante nobildonne messe bene sarebbero state orgogliose d’essere, in quel tempo che fu, le affezionate clienti. E chissà se, fra il pubblico non ci fosse pure qualche erede di sartoria, messo altrettanto bene, tanto da poter tirare fuori dalla saccoccia la paga giornaliera per un’ora di musica e qualche spicciolo di note sparse, tra ruffianate campanilistiche e pantomime affabulatorie degli istrioni di quart’ordine, politicanti saliti sul carro del grande cantautore, che oragnizzano solo a pagamento, requisendo spazi pubblici nel cuore di una città: la Piazza Grande.

    Un grammelot viscerale non trascurabile neppure dal parterre degli esclusi, che erano in tanti e che per il Gesù bambino di Paola Pallottino (all’epoca, operatrice nel mondo della pubblicità e poetessa, poi professoressa universitaria e, soprattutto, autrice del testo di 4 marzo 1943; reinterpretato, oltreoceano, dall’intellettuale della canzone brasiliana Chico Buarque de Hollanda) si sono stipati addosso ai cancelli, alla deriva come scialuppe di salvataggio, nella speranza di avvistare da lontano il Rex di Amarcord. “Certo chi comanda non è disposto a fare distinzioni poetiche, il pensiero è come l’oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare. Come è profondo il mare.” (Lucio Dalla, 1977)

    Impara l’arte, ma non metterla da parte: che sia per tutti, l’arte. Per tutti quelli che vorranno fare un’esperienza diversa, di recarsi abitualmente al cinema o a teatro, con i ticket in una mano e i popcorn nell’altra, a scegliere un intrattenimento culturale da raccontare agli amici importanti o l’effimero sciacquapensieri da tacere perfino a se stessi.

    C’è chi ha sborsato fino a 50 euro per assistere, sprofondato nelle seggiole del Comunale, a un concerto dei Pooh: storica band insaporita con un pizzico di Beatles, qualcosa dei Bee Gees e tante spezie dell’orto di casa nostra. Poi, senza indugio, c’è chi s’è spinto un po’ più in là con 70 euro, a condividere gli afrori del palcoscenico e le ritmiche assonanze evocative di Paolo Conte: il Compay Segundo della porta accanto, l’Ibrahím Ferrer nostrano tirato su a tener duro come Bartali in salita, dinanzi alla spocchia del pubblico a l’Olympia de Paris… “tra i francesi che si incazzano e i giornali che svolazzano”, perché loro sì che son rimasti ad Aznavour! “e tu mi fai – dobbiamo andare al cine – e vai al cine, vacci tu!” (Paolo Conte, 1979).

    Alzare le barriere in “Piazza Grande” è discriminante anche solo dopo una semplice lettura superficiale dei fatti; differenziante per chi ha intendimenti da classista, pericolosamente disgiungente fra il potere politico e la cittadinanza attenta. Giusto per la cronaca, nell’agosto del 2002, a Pescara, nei precisi intenti di valorizzazione dei siti di Piazza Salotto e dell’arena marina per lo Stadio del Mare, si esibirono i Pooh all’inizio del mese e, a chiusura degli eventi, il nostro Lucio Dalla. Il costo del biglietto? The magical word! Gratis et amore Dei.

  5. Manuela   18 febbraio 2014 at 13:50

    Ma che male facevano quelle vetrine? Perchè arrivare a tanto? Perchè esasperare sempre gli animi?

  6. Anonimo   18 febbraio 2014 at 15:11

    Gli artisti o pseudo tali, se vogliono promuovere la propria arte, possono prendere in affitto un locale ed utilizzarlo come fanno tante altre associazioni dedite alla cultura qui a Teramo.
    Se passa il fatto che, dietro alla bandiera della cultura, si possono occupare locali abusivamente, allora questo potrebbero farlo tutti, perchè solamente gli artisti del cosiddetto “Nuovo Teatro”? Gli altri che invece per fare arte pagano l’affitto sono stupidi?

  7. TRUDY   18 febbraio 2014 at 19:14

    premesso che la cultura è cio che è capace di stimolare l’immaginazione e il ragionamento presente e futuro delle persone ….. penso che se melozzi si volesse mettere alla stessa stregua di chi non perde occasione di fare comparsate televisive … potrebbe lancaire qualche messaggio dal palco dell’ariston …. e li avrebbe quialcosina in piu a livello di visibilita di quialcjhe migliaio di spettatori ….

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