Confessioni di un artista di merda (ovvero cosa insegna l’occupazione dell’ex Oviesse)

Confessioni di un artista di merda (ovvero cosa insegna l’occupazione dell’ex Oviesse)

Ho partecipato anch’io saltuariamente alla cosiddetta occupazione dell’ex Oviesse, portando i miei figli ad ascoltare favole, recite e a divertirsi nei laboratori di pittura che si sono tenuti durante quelle poche bellissime settimane.

Teramo- il duomo compressoConosco molti degli ideatori ed attuatori di quel gesto corsaro, futurista, dannunziano, e conosco Enrico Melozzi. Enrico è un artista che, più che ascoltare o leggere ciò che gli accade intorno, lo fiuta come un cane. E ha un olfatto straordinario che purtroppo quasi nessuno può vantare nella nostra misera città.

Il dibattito che si è acceso dopo l’occupazione è assolutamente salutare per la palude asfittica teramana, ma devo constatare che la deriva che ha imboccato suscita una stucchevole sensazione di una melassa servile che avvolge occhi e orecchie dei cittadini anestetizzati, con un sotterraneo e vile tentativo di polarizzare l’opinione pubblica fra i favorevoli (sporchi, brutti, cattivi, reietti, madonnari, delinquenti, strumentalizzatori, sedicenti artistoidi, poveracci, ingenui strumentalizzati dalle macchine elettorali, sfigati) e i contrari (eleganti, educati, moderati, rispettosi delle norme, personcine con la puzzetta sotto al naso, difensori dell’ordine costituito, incensatori della rudezza di Brucchi e del suo muro frontale di chiusura all’ascolto della città e delle sue esigenze).

Quando l’indipendenza era un valore, gente come Pier Paolo Pasolini e l’abruzzese Ennio Flaiano scrivevano sul Corriere della Sera e sulle grandi testate giornalistiche, aprendo le menti con parole che ancora rimbombano.

Oggi invece riesce molto difficile per l’opinione pubblica formarsi una coscienza critica e giudicare imparzialmente quelli che sono soltanto gesti di amore verso una città morente.

Fiona Sansone
Uno spettacolo per bambini nei locali occupati dell’ex Ovs
Serpentini-Savonarola
Elso Simone Serpentini

Chiunque a Teramo abbia un curriculum e una storia, penso al principe del giornalismo indipendente (professor Elso Simone Serpentini), ai depositari viventi della storia cittadina (professori Luigi Ponziani e Sandro Melarangelo), al patron della Coppa Interamnia (Pierluigi Montauti), all’attrice teramana più famosa (professoressa Grazia Scuccimarra), ha trovato la sua personale maniera di esprimere la propria vicinanza o quantomeno il vivo interesse per l’operazione che si tentava di avviare nel luogo simbolico della cultura teramana: il vecchio Teatro comunale.

Grazia Scuccimarra
Maria Cristina Marroni e Grazia Scuccimarra

Eppure, i cani da riporto di questa squallida classe dirigente si sono subito lanciati nel tentativo di arginare il crescente favore popolare per una battaglia che è sacrosanta e si combatte sul crinale dell’estremo tentativo di dare una scossa ad un territorio prima che i suoi figli migliori se ne vadano per sempre, lasciandola alla tristezza, all’abbandono, alla desertificazione culturale e allo spopolamento.

L’Italia nel mondo è il Paese sensuale per eccellenza, e Teramo potrebbe rappresentarne l’ombelico geografico e il compendio: sapori, odori, colori, luci, montagne, spiagge, storia e cultura. Chi è stato all’estero sa con quanta invidia ed ammirazione ci guardano gli stranieri, perché noi rappresentiamo il paradigma delle emozioni, il giardino dell’Eden delle tentazioni. Ancora per poco gli italiani incarneranno quello che il mondo intero aspira ad essere: il vertice della cultura, della storia, della civiltà. Aspirano, ma per adesso non osano.

Fra poco oseranno pure, perché gli italiani migliori se ne sono già andati, se ne stanno andando incessantemente, proprio adesso mentre vi parlo, e ovunque vadano sono e saranno gli ambasciatori del loro grande patrimonio culturale, e ovunque vadano insegneranno a osare a chi avrà la fortuna di averli vicino, e ovunque vadano divulgheranno il “Memento audere semper” dell’abruzzese Gabriele D’Annunzio, facendo fiorire le comunità che avranno la fortuna di ospitarli.

Ed allora, con quale sovrastima delle proprie capacità intellettuali taluni personaggi si permettono di insultare Enrico Melozzi? La critica, per carità, è sempre feconda, ma quando è intellettualmente onesta, non quando proviene da persone che sono tutte a libro paga di chi comanda e gestisce i soldi dei cittadini.

L’occupazione può ben essere criticata, ma non da coloro che non si sono nemmeno avvicinati al cantiere che si era avviato dentro i locali dell’ex Oviesse, meno che mai sono accettabili critiche da lombrichi che vivono nel sottobosco dei finanziamenti pubblici (ottenuti non per meriti, ma per squallide amicizie particolari), che vedono in Melozzi un avversario non contrastabile in campo aperto e ad armi pari.

Questi scrittori in ombra, questi avvelenatori di pozzi, vengano allo scoperto e si confrontino sul piano dialettico nella pubblica piazza, se hanno delle idee da promuovere. Si aprano tavoli, si indicano assemblee, si convochino dibattiti pubblici, si eserciti la democrazia a 360 gradi e – soprattutto – si promuova una collettiva presa di posizione su chi vuole far rinascere Teramo e chi vuole lasciarla al proprio triste declino.

Gettiamo alle ortiche i personalismi, le idiosincrasie, le ripicche e le vecchie ruggini. Nessuno si rivolga al Melozzi artista, ma al Comitato “Nuovo Teatro Teramo” come entità autonoma e indipendente che ha una propria definita soggettività giuridica.

Teramo deve diventare un cantiere, un laboratorio dove è desiderabile recarsi, dove è eccitante esserci, dove è entusiasmante esibirsi e dare il proprio contributo. I guastatori a pagamento, le sanguisughe della democrazia bloccata, si facciano un esame di coscienza se ce l’hanno.

Confessione di un artistaAmmesso (e non concesso), come ho sentito ripetere, che dentro quei locali dell’ex Oviesse ci fossero “artisti di merda”, io rivendico la bellezza sublime dell’esserlo così come ha fatto Philip K. Dick nel suo splendido romanzo intitolato “Confessioni di un artista di merda”.

Jack Isidore è l’artista di merda del titolo, un personaggio che l’autore ha voluto ignorante, con poche capacità cognitive e opinioni di nessuna importanza. Però ha una coscienza. Probabilmente è un uomo di poco conto, certamente stravagante, ma verace e intellettualmente onesto.

In lui c’è autenticità, confusione, piacere e sofferenza, disperazione. Jack Isidore, fatti i dovuti distinguo, è un progenitore di Forrest Gump, dotato di una ingenuità esuberante, e la sua storia scandaglia la banalità del quotidiano che può provocare danni irreversibili in coloro che non siano attrezzati per resistervi.

 

Il teramano medio è esattamente questo, un soggetto umiliato e sopraffatto dalla monotonia della vita di provincia, monotonia che genera mostri nella sua psiche e lo imbriglia in una malinconica perdita di senso.

 

Jack è un artista di merda, pieno di debolezze, succube di misere fissazioni, ma la sua storia narra la tragedia dell’incomunicabilità, delle sopraffazioni, degli interessi meschini, degli abusi di ogni tipo che ciascuno incontra nel proprio cammino.

E gli abusi che hanno incontrato i teramani in questi ultimi cinque anni sono perversamente opera proprio di coloro che avrebbero dovuto amministrare nell’interesse della comunità.

Se all’ex Oviesse c’erano artisti di merda, almeno loro hanno avuto il coraggio di rompere il velo di servilismo, di sudditanza, di potere feudale che a Teramo nutre come una placenta la banalità del quotidiano e assopisce le coscienze, soffocando la città e sottraendole qualsiasi futuro.

Quegli artisti di merda hanno costruito un gancio per trainare Teramo nella speranza, dalla disperazione nella quale si trova. Il sindaco non lo ha capito. Non ha teso la mano e nemmeno l’orecchio. Non lo rimpiangeremo. Il Nuovo Teatro andrà avanti senza di lui, Teramo sopravvivrà al suo vuoto assordante.

Maria Cristina Marroni

23 Responses to "Confessioni di un artista di merda (ovvero cosa insegna l’occupazione dell’ex Oviesse)"

  1. V. Ricci   18 febbraio 2014 at 18:32

    “Il teramano medio è esattamente questo, un soggetto umiliato e sopraffatto dalla monotonia della vita di provincia, monotonia che genera mostri nella sua psiche e lo imbriglia in una malinconica perdita di senso”.

    Complimenti: è un’analisi lucida, sincera. Spero davvero che lo capiscano in tanti…e riprendano i sensi!.

  2. una mamma   18 febbraio 2014 at 19:08

    Una bellissima riflessione Maria Cristina, ho avuto modo anch’io ti portare i miei figli. Condivido molto quello che hai scritto

  3. Gianluca S   18 febbraio 2014 at 19:20

    Ho letto l’articolo 2 volte… interessante, scritto bene e con dei passaggi che in tanti dovrebbero ficcarsi nella testa!!! Non ti conosco ma ti faccio i miei complimenti!

  4. Elena   18 febbraio 2014 at 19:32

    Bravaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa <3 <3 <3

  5. malcolmX   18 febbraio 2014 at 19:38

    Complimenti ed una calorosa stretta di mano.Non mi interessa se Lei è di destra, sinistra, sotto o sopra; Calimba ha dimostrato che c’è merda e merda in questa città e lui/lei in quella putrefatta c’è immerso/a livello di cannuccia.Scusate.

  6. Anonimo   18 febbraio 2014 at 20:09

    PALLONE GONFIATO non si da pace. Almeno una volta al giorno deve vomitare addosso alla famiglia francia. Ma cosa avranno fatto mai questi sigg.ri francia da provocargli il vomito giornaliero? Posso sbagliarmi, ma penso che questo vomito venga provocato dal fatto che i francia non sono proprio innamorati dei suoi padroni (Tancredi-Brucchi-Chiodi). Al cuor non si comanda. L’amore non si compra.

  7. cerasuolo   18 febbraio 2014 at 23:41

    invece ha detto la sacrosanta verità. è ora a cominciare a mettere le credenziali di chi parla o scrive. Son bravi tutti a parole.
    Predicano bene e razzolano male. Purtroppo la maggior parte delle persone si lascia abbindolare da un buon scrivere/parlare. come uno dei fautori di questo blog che non si puo nominare altrimenti si viene bannati…che fa tanto il paladino della giustizia. A teramo ci vo na bell bomm pe fa piazz pulit

  8. Bah..........   19 febbraio 2014 at 7:09

    Mbè, ho portato i miei bambini pieno di entusiasmo, felicissimo che ci fosse uno spazio per loro, poi, purtroppo, ho dovuto constatare che, a parte qualcuno, chi gestiva le attività dei bambini non ne era in grado, assolutamente……….si può essere artisti, bravissimi artisti, ma avere la presunzione di potersi “sostituire” nell’educazione ai genitori è un’altra cosa………..c’è comunque nella vostra lista una sorta di “superiorità” culturale che allontana molti, me compreso, avevo entusiasmo, vi avrei votato sicuramente, ma la scompostezza con cui è stata portata avanti la vicenda del NTT mi ha allontanato e non poco……si portano proposte non verità assolute…………….

  9. Antonio Macigno   19 febbraio 2014 at 15:27

    Avete cancellato il commento di Calimba dove diceva la verita sulla persona che ha scritto questo articolo.

    Come al solito cancellate i commenti non graditi.

    Dite tanto a Brucchi ma voi siete peggio. Meglio Chiodi a questo punto

  10. Per Antonio Macigno   19 febbraio 2014 at 16:40

    E di cosa ti sorprendi? Non ce n’è motivo, anche se insistere nel denunciare i due pesi e le due misure di questa gente non è sbagliato. Vedrai che prima o poi verranno cancellati sistematicamente anche i tuoi post, se continuerai a scrivere con una certa regolarità pensieri in dissenso con le idee e con la “linea editoriale” di questo sito. Vedrai che prima o poi anche i post contenenti la parola “Macigno” non verranno pubblicati in automatico. Mentre invece verranno lasciati, come vengono lasciati, commenti come quello di “cerasuolo”, che ipotizza le bombe come risoluzione finale (così violando uno dei fondamenti delle “note legali sui commenti” dettati da questo stesso blog). Spero tu e qualcun altro riuscirete a leggere questo mio intervento prima che venga rimosso.

  11. gianni   19 febbraio 2014 at 18:29

    Il Teramano medio è molto borghese, per meglio dire un finto borghese perché se si va a stringere non ha nulla a che fare con la borghesia, ma al teramano medio piace così. Conoscendo tutte e 4 le province e tanti dei suoi abitanti, il teramano è quello che ambisce di più degli altri diventare un borghese ed il più delle volte tengono anche a mostrarlo, non rendendosi conto che si sfiora il ridicolo.

  12. io   21 febbraio 2014 at 0:33

    Io non vedo superiorità culturale, vedo entusiasmo, voglia di cambiamento, voglia di ascoltare, voglia di vivere. Sì, vivere, non sopravvivere.

  13. Bah..........   21 febbraio 2014 at 6:30

    Voglia di ascoltare ? ……..se lo dici tu….

  14. Bah..........   21 febbraio 2014 at 6:31

    sicuramente ascoltare se stessi……..

  15. io   21 febbraio 2014 at 10:45

    Forse non abbiamo partecipato agli stessi incontri.
    Ma poi che c’entra la gestione dei piccoli nei locali ex ovs con il volersi sostituire ai genitori???
    La critica fine a sé stessa è non ascoltare.

  16. Bah..........   21 febbraio 2014 at 16:03

    quando si parla a dei bambini bisogna sapere quel che si può e che non si può dire loro, primo per rispetto delle loro (dei bambini) sensibilità, secondo per rispetto dei genitori che ce li portano………….quando si tratta di bambini non ci si improvvisa educatori, ci vogliono delle professionalità o almeno delle sensibilità differenti dalla saccenza, se ho portato i miei figli lì è perché la cosa mi piaceva e mi piace tutt’ora, ma se si vuol fare qualcosa per i bambini ci vogliono delle figure che sanno dove andare a parare, con l’improvvisazione ci facciamo, noi genitori ed i bambini, molto poco………ascoltare cosa ? le farneticazioni egocentriche di chi vi rappresenta?

  17. Anonimo   21 febbraio 2014 at 17:33

    Lei i bambini non li ha portati. Sta raccontando fandonie, altrimenti li avrebbe visti allegri e divertiti. Non si stava facendo scuola e quindi non servivano pedagoghi o psicologi, ma si stava insegnando a dipingere oppure ad ascoltare le fiabe. Quello che lei dice è pretestuoso e ingiusto nei confronti di chi quei laboratori li ha inventati e attuati.

  18. io   21 febbraio 2014 at 21:05

    Se i tuoi figli non si sono divertiti, forse è perché hanno un papà ipercritico, cosa che fa molti danni nell’educazione dei bambini. Ti consiglio di fare un po’ di autoanalisi. In bocca al lupo.

  19. Bah..........   22 febbraio 2014 at 12:03

    una cosa è il divertimento dei bambini…..che non è poi cosi complicato………altro è quel che si dice ai bambini………

    dire che è tutto perfetto perchè i bimbi si sono divertiti è tipico di un minus habens di cui sei un degno rappresentante

  20. Marco   22 febbraio 2014 at 14:58

    Lai non è stato dentro l’Ex Oviesse e non conosce l’NTT. Focalizza il discorso sui bambini, quando dentro c’era anche molto altro. Ma lei non ha neppure capito ciò che ha letto, Mi sembra che qui non si parli solo di bambini. Ma forse è rimasto lei al pollice opponibile dell’uomo delle caverne.

  21. Tibisay   24 febbraio 2014 at 16:07

    Confesso di non essere entrata dentro neanche una volta.
    Sono passata davanti una prima volta. Non ricordo, c’era la polizia e qualcuno che parlava con il megafono. Si parlava di cultura e la signora che parlava ha più volte ripettuto la frase “la cultura impara a..”. Un primo brivido mi è corso lungo la schiena. Poi ho visto un personaggio come Topitti aggirarsi li intorno. Un secondo brivido mi è corso lungo la schiena. Un manifestante che getta all’aria il berretto del vigile (quasi ad imitare il gesto della militante no-tav con il poliziotto). Altro brivido. Poi se non ricordo male qualcuno a piedi scalzi. Me ne sono andata.
    Sono ripassata una seconda volta. C’erano dei ragazzi davanti all’ingresso con i bicchieri di birra in mano. Ho rinunciato.
    C’è questo pensiero dominante che per essere percepiti come acculturati si deve essere anche un pò alternativi. Non lo condivido. Anzi mi infastidisce anche.
    Non mi pare che ai teramani interessi la cultura. E non è robba di 5 anni.
    Quando al cinema fanno un bel film (solitamente quelli di alternativa cinema), siamo 4 gatti.
    Sono andata a vedere anche Zalone. Il cinema era pieno. Di tutta l’umanità teramana. Che desidera l’appiattimento culturale per non pensare.
    In effetti intorno a questa occupazione dell’ovviesse è stato fatto fin troppo rumore. E in giro si dice che sia stata una strumentalizzazione per portare voti a Pomante. Forse andava gestita in altro modo.
    mah…..

  22. Giuseppe   27 febbraio 2014 at 0:16

    Per Tibisay: non credo che lei sia persona da film d’essai, dato il tenore delle cose che scrive. Se fosse entrata dentro avrebbe visto il divieto di fumo e di alcool, senza insinuare falsamente il contrario. Prima si guarda la realtà direttamente, poi si giudica. Quanto è brava a giudicare dall’esterno! Comincia a “imparare” le avanguardie: “Il Futurismo è l’ottimismo artificiale opposto a tutti i pessimismi cronici, è il dinamismo continuo, il divenire perpetuo e la volontà instancabile”.

  23. Oggidì   1 marzo 2014 at 12:49

    Vorrei mettere in luce un aspetto di cui si è parlato poco ( o niente, ma forse mi è sfuggito). Finita l’occupazione, i giornali hanno parlato delle pessime condizioni igieniche in cui sono stati trovati i locali, e della precarietà del sistema di illuminazione.In verità, gli occupanti avevano richiesto l’allaccio dell’acqua e credo anche dell’elettricità, ma a quel che so il Sindaco ha diffidato il Ruzzo dal procedere. Forse la stessa cosa è succesa con l’Enel.

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