Gianni Chiodi: la Hybris che ha consentito il declino dell’Abruzzo

Gianni Chiodi: la Hybris che ha consentito il declino dell’Abruzzo

di Christian Francia

yubrisCos’è la Hybris? Nella cultura greca antica è l’insolenza, la tracotanza, la personificazione della prevaricazione dell’uomo contro il volere divino; in pratica una colpa gravissima consistente nella sopravvalutazione delle proprie capacità e meriti (conseguente alla ponderazione delle proprie forze e delle proprie fortune), che conduce inesorabilmente alla punizione divina anche per il tramite della condanna delle istituzioni terrene.

La Hybris è la vera colpa di Gianni Chiodi, il quale non si è mai fatto scrupolo di usare la propria posizione di egemonia politica regionale per svendere gli interessi generali, che avrebbe dovuto tutelare, in cambio della propria ascesa personale nel pantheon della politica nazionale.

E questa, si badi, non è una opinione personale, è la realtà storica della legislatura regionale che si avvia alla conclusione.

Il bel Gianni fu miracolato dal dio minore della politica nazionale: Silvio Berlusconi, il quale – come testimoniano coloro che furono presenti all’atto della sua nomina a candidato governatore dell’Abruzzo nell’estate 2008 (fra gli altri Italo Bocchino) – lo scelse guardando una sua fotografia e confrontandola con una di Filippo Piccone (altro candidato papabile).

La scelta fu puramente estetica, come Berlusconi è abituato a fare, e il lasciapassare concesso a Chiodi gli aprì la strada per il governo assoluto della Regione che, per la prima volta nella sua storia, è stata comandata con i poteri straordinari di un satrapo orientale in quanto Chiodi ha potuto esautorare il consiglio regionale di ogni capacità di ingerenza sulla materia sanitaria (accentrando il commissariamento della sanità sulla sua persona) e sulla materia della ricostruzione aquilana (parimenti commissariata sempre da Chiodi).

Chiodi è divenuto l’unico soggetto attraverso il quale esercitare un potere decisionale immenso e gestire fondi e finanziamenti di oltre 15 miliardi di euro. Fin troppo ovvio che Berlusconi abbia imposto a Chiodi la propria egemonia, ordinando e disponendo a piacimento in favore degli interessi della sua parte politica e degli affiliati ad essa.

Nomine, incarichi, appalti, forniture, servizi, in ogni circostanza Chiodi è stato eterodiretto da Roma, rivelandosi un fedelissimo servitore, pronto ad ogni sacrificio della classe imprenditoriale abruzzese e del tessuto sociale regionale, nella speranza che la dimostrazione sul campo di fedeltà assoluta (non lealtà, fedeltà) potessero innalzarlo al rango di politico di caratura nazionale, in modo da poter emulare il cursus honorum – ad esempio – di Raffaele Fitto (anch’egli figlio d’arte come Chiodi, Tancredi e Gatti), che dopo essere stato presidente della Regione Puglia è divenuto ministro.

Non a caso Gianni faceva parte del ristretto ufficio di presidenza del PDL, composto da 30 selezionati membri che costituivano la centrale di comando del partito.

Gli effetti di questa ambizione malata, di tale anteposizione del proprio tornaconto agli interessi generali della comunità abruzzese, sono ampiamente certificati, misurabili e ben visibili da tutti gli indicatori socioeconomici: diminuzione del numero degli occupati superiore alla media italiana, numero di fallimenti superiore alla media italiana, abbassamento del livello dei consumi superiore alla media italiana, ammortizzatori sociali utilizzati in quantità molto superiori alla media italiana sono solo alcuni dei dati drammatici che gli istituti di statistica e le organizzazioni di categoria denunciano quotidianamente, restando tristemente inascoltati.

Il fallimento di numerose società locali, ad esempio imprese edili e di produzione di mobili che molto avrebbero potuto lavorare nell’immenso cantiere aquilano, e la sofferenza di molte altre società che godevano di ottima salute e che pure avrebbero potuto partecipare ai lavori della ricostruzione (dove si sono accomodate società non abruzzesi senza alcuna gara di appalto né altro tipo di selezione pubblica), sono la prova lampante della svendita della Regione agli interessi politici romani.

L’Abruzzo vive un declino irrefrenabile, in parte figlio della crisi economica e in parte figlio della deliberata volontà di svendere gli interessi regionali alle aspirazioni, ai sogni, ai desideri, alle brame, alla cupidigia di Gianni Chiodi e del suo cerchio magico, che sarebbe meglio definire cerchio tragico.

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