CARA BICI…(Avventure di un ciclista teramano)

CARA BICI…(Avventure di un ciclista teramano)

bici-in-cittaIl nostro Sindaco è un patito della bicicletta, e ne ha fatte piazzare un certo numero in luoghi strategici della città, nell’intento di incoraggiare i suoi concittadini a condividere questa  passione. E magari molti ne approfitterebbero,  se non fossero  troppo pigri per leggere le istruzioni per l’uso appese alla rastrelliera; un po’ lunghette, in verità.

Fortunatamente molti Teramani posseggono una bici, perciò non è raro vedere giovani e meno giovani sfrecciare su questo mezzo che ha tante buone qualità: economico, amico dell’ambiente, giovevole alla salute. Sì, perché la bici non consuma benzina ma funziona ad energia umana, con notevole risparmio per chi la sostituisce alla  palestra; e se poi subisce un guasto – che so: una gomma a terra – il danno viene riparato con poca spesa ed in brevissimo tempo. Niente prenotazioni dall’elettrauto o dal meccanico: un quarto d’ora  di attesa,  una pezzolina di gomma applicata sulla camera d’aria, e via. Ma soprattutto: parcheggi  dove vuoi, evitando la spasmodica ricerca di un buco ove sostare senza rischio di multe…

D’accordo: Teramo non è la Pianura Padana, lo sappiamo bene. Chi non è più giovanissimo, se all’andata si lascia andare lungo una discreta discesa, sta già pensando che al ritorno lo aspetta una salita… Per non parlare dei sampietrini: non è come muoversi su uno specchio… Ma questo lo sopportiamo aequo animo  perché fa parte del decoro della città; e noi ci teniamo a che la città sia bella, che abbia la sua patina di antico anche se l’antico è stato distrutto da tempo…

No, il vero problema è un altro. Agli occhi di tutti gli altri utenti della strada, il ciclista teramano è trasparente, anzi addirittura invisibile. Anche se vieni da destra, nessuno che ti dia la precedenza.        Un pedone che va di fretta ti si para impavido davanti alle ruote; la mamma col passeggino attraversa fiduciosa  nella comprensione altrui… Quindi, freni in continuazione, accosti, metti giù il piede, aspetti; poi riparti maledicendo l’attimo in cui ti sei giocato quel po’ di abbrivo che avevi conquistato a furia di pedalare.

Altro caso: passi accanto ad una fila di macchine parcheggiate, ed ecco che una ti sbuca  in retromarcia , oppure il ragazzino seduto sul sedile posteriore di un’auto acquattata in seconda fila, stufo di aspettare la madre che fa shopping,  spalanca di colpo la portiera… Grazie al Cielo  hai i riflessi pronti, e sterzi rapidamente, col cuore in gola.

Meglio allora lasciare le strade anguste e intasate. Una bella pedalata lungo il Corso principale, con qualche sosta per riprendere fiato davanti alle vetrine, invitanti con le loro vivide luci,  e i manichini, e gli abiti già invernali in piena estate. Un sacco di manichini; abbigliamento dappertutto: vien da chiedersi quanti vestiti compri un Teramano ad ogni cambio di stagione.

Ma ecco piazza Garibaldi, che è bella larga e permette di spaziare. Errore di calcolo: non è l’ora di punta, eppure c’è un gran traffico, perciò scarti subito l’idea di  immetterti  nella rotonda, anche se da piccolo hai fatto pratica  giocando al salto con la corda (un capo legato ad un albero, l’altro in mano ad un compagno che la faceva roteare). Autisti esasperati  premono da ogni lato! Per mettersi le mani nei capelli bisognerebbe lasciare il manubrio, e non è prudente.

Passi dunque al piano B: in qualche modo raggiungi il limite della piazza per costeggiarla. Guadagni  viale Crucioli e per un momento respiri: qua si procede in linea retta,  che cosa può succedere? Succede che arriva  strombettando un grosso pullman; ce l’ha con te,chiede strada, devi spostarti verso destra. Oddìo!!! Tra il margine dell’asfalto e il marciapiede c’è una cunetta, e prima di rendertene conto ci finisci dentro; il pedale si aggancia al gradino… Ora hai due

possibilità: cadere sul marciapiede rischiando l’ospedale o buttarti verso sinistra,  finendo…

Ma chi ama la bicicletta non ci rinuncia: esce di casa speranzoso, monta in sella e si avvìa, come il Crociato che  partendo si augurava di tornare sano e salvo  affidandosi alla  sua buona stella. Arrendersi? Non sia mai detto!

                                                                       FgdI

 

5 Responses to "CARA BICI…(Avventure di un ciclista teramano)"

  1. ferruccio   24 gennaio 2014 at 13:46

    No, il rapporto col pedone non l’ho inteso: una mamma con passeggino dovrebbe lasciare passare la bici e non il contrario???

  2. Oggidì   24 gennaio 2014 at 15:53

    Ferruccio, dipende! Se il ciclista si trova a pochi centimetri è meglio aspettare…

  3. ferruccio   24 gennaio 2014 at 16:24

    Vabbè, scusa, allora a maggior ragione conviene aspettare se è un SUV ad essere a pochi centimetri!!! In base a questa logica il SUV non si ferma in nessun caso, la bicicletta si ferma se vede un SUV, infine il pedone, quando hanno finito di passare SUV, moto, cavalli e bici, allora passa lui!!! Non ho ben capito se sei l’autore del pezzo, Oggidì, ma questo rapporto col pedone mi sembra “astruso”. Se è l’utente più debole a dover essere tutelato, questo mi pare sia il pedone.

  4. Oggidì   25 gennaio 2014 at 11:58

    Stai cavillando… Pazienza.

  5. ferruccio   25 gennaio 2014 at 17:52

    Ma quale cavallando!!! Io posseggo un SUV e devo continuamente frenare: mamme con passeggino, biciclette, bambini che corrono. La prossima volta scrivo un pezzo: “Avventure di un SUVista teramano”, così ti rendi conto di quante difficoltà abbiamo noi SUVisti, altro che i ciclisti teramani!!!

    Scusa, Oggidì, non fai prima a confermare che, in effetti, l’articolo è poco poco bislacco, giusto nel rapporto con pedoni e mamme con passeggino? In fondo è solo un cavillo, non facciamolo diventare un monumento!

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