NTT: anche Gabriele D’Annunzio appoggia la protesta

 D'Annunzio

Cari teramani,

non vi nascondo che mi intristisce molto vedere il mio Abruzzo ridotto in questo stato precomatoso, con le forze sane della popolazione che se ne vanno e un declino che sembra irreversibile.

 

Teramo, in particolare, mi appare come una donna che non si cura più, una donna che non si piace, una donna che nessuno più desidera.

 

Eppure ben mi ricordo d’aver detto, visitandola, che “La ruina del teatro d’Interamnia testimonia romanamente l’antica grandezza”. Una grandezza che è andata perduta, sulla quale nessuno è disposto a scommettere per farla rivivere.

 

Ma il 18 gennaio 2014, cari ragazzi del Nuovo Teatro di Teramo, mi avete fatto divertire: finalmente avete trovato il coraggio di riappropriarvi di un luogo simbolo che molto ha rappresentato e rappresenta per la storia della città.

 

D’altronde, come dico sempre, si deve “possedere, non essere posseduti”, e voi siete abituati a farvi possedere senza opporre resistenza da gente senza ispirazione.

 

Vi calunniano e continueranno a farlo, poveri di idee come sono, ma voi proseguite imperterriti sulla vostra strada e ricordate le mie parole: “Nulla d’estraneo mi tocca, e d’ogni giudizio altrui mi rido”.

 

Sulla vostra strada incontrerete quotidianamente un “Fesso fosforescente”, come lo definisco io, che tenterà il solito gioco estenuante del compromesso al ribasso, solleticando gli istinti e le piccole vanità: mandatelo dove merita in nome del genio.

 

“Non temete! Accogliete l’ignoto e l’impreveduto e quanto altro vi recherà l’evento, abolite ogni divieto, procedete sicuri e liberi. Non abbiate mai sollecitudine se non di vivere. Il vostro fato non potrà compiersi se non nella profusione della vita”.

 

Le vostre parole e i vostri gesti mi hanno regalato un respiro di freschezza: “ricordatevi di osare sempre” e sappiate che io vi appoggio e sono al vostro fianco incondizionatamente.

 

Teramo può rinascere se la città lo vuole e si stringe attorno al cambiamento, sappiatelo coltivare, voi cultori della bellezza, voi arditi dell’arte.

 

Gabriele D’Annunzio

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