Mostra a Parigi: Désirs & Volupté, sensualità vittoriana

Video di presentazione della mostra.

 

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La vita non ha un senso: è desiderio. Il desiderio è il tema della vita.

Charlie Chaplin, in Luci della ribalta, 1952

Come la dolce armonia della musica permea ogni cosa risvegliando negli animi gioia e letizia, così la leggiadria di una donna incomparabile si irradia ovunque creando la meravigliosa atmosfera in cui tutto si muove.

Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, La sfida dei cantori, 1818

 

Il Desiderio e la Sensualità sollevano il momento contingente per esaltarlo in forme elette e raffinate. Così la Nana di Zola si può paragonare con spregiudicatezza a un’oca in cottura, mentre il conte Muffat guarda con concupiscenza il suo corpo nudo che si scalda dinanzi al camino.

Nell’Inghilterra vittoriana (la regina Vittoria governò dal 1837 al 1901) vigeva un ottuso perbenismo, intollerante ad atteggiamenti lontani dalla morale comune. Tuttavia in campo artistico e letterario si consumava una reazione a quella stessa morale ipocrita e borghese. I pittori reagirono con la rappresentazione pervicace di donne piene di passione. La loro bellezza sensuale, le loro vesti dai colori sontuosi, le loro attitudini poetiche ispirarono Lawrence Alma-Tadema, Fredric Leighton, Edward Burne-Jones, Albert Moore e gli altri artisti che attinsero l’evocazione nostalgica dalle eroine dell’Età classica e del Medioevo, ovvero una visione poetica dell’eterno femminino.

Nel Musée Jacquemart- André di Parigi è in corso la mostra  Désirs & Volupté (13/09/2103- 20/1/2014) con un numero significativo di opere di artisti britannici, provenienti dalla Collezione Juan Antonio Pérez Simón. Nel percorso della mostra parigina le suggestioni provate sono intense. I temi sviluppati sono la donna, la bellezza, l’erotismo, la famiglia e l’amore, attraverso immagini soavissime, che rappresentano la quintessenza delle aspirazioni estetiche e il sogno della bellezza del collezionista Pérez Simón.

“Io ritrovo dentro le opere di questi pittori britannici alcuni dei temi che toccano le mie più profonde emozioni e i miei interessi principali. (…). Il posto importante che tanti uomini e tante donne hanno dato all’arte e alla bellezza durante l’epoca vittoriana, rispetto a un’evoluzione complessa delle idee e agli sconvolgimenti profondi della società, che siano economici, sociali, filosofici, religiosi o scientifici, mi ricorda questa trascendenza che io cerco di toccare attraverso l’arte e in tutto ciò che è bellezza”. (Juan Antonio Pérez Simón)

Il percorso si articola in otto sale: Il desiderio dell’antico (sala 1); Le bellezze classiche (sala 2); Muse e modelli (sala 3); Femme Fatales (sala 4); Eroine angelicate dei preraffaeliti (sala 5); L’armonia onirica (sala 6); La voluttà del corpo (sala 7), infine Il culto della bellezza (sala 8).

Avere il privilegio di osservare dal vivo il dipinto Le rose di Eliogabalo dell’artista Lawrence Alma-Tadema è un dono del collezionista al pubblico della mostra parigina.

L’opera venne esposta per la prima volta dall’Academy nel 1888 e sarebbe presto diventata una  delle più significative di Alma-Tadema. Il regno di Marco Aurelio Antonino, meglio conosciuto come Elagabalo o Eliogabalo, si trova citato in diversi documenti di storici tardoantichi. Con ogni probabilità Alma-Tadema si ispirò per la sua opera a un episodio degli Scrittori della storia augustea: “Facendo azionare il soffitto girevole di certi triclini, sommergeva i suoi parassiti con una pioggia di viole e altri fiori, tanto che alcuni, non riuscendo a risalire alla superficie, vi morirono soffocati”.

Eliogabalo era ritenuto un tiranno, dedito a ogni tipo di piaceri, anche quelli meno convenzionali , vero e proprio prototipo dell’edonista. Così lo ritrae J. K. Huysmans: incedeva “su polvere d’argento e sabbia d’oro, la testa cinta da una tiara, le vesti cosparse di gemme”. Alma-Tadema dipinge il giovane imperatore con un viso delicato e di certo avrà attinto dall’unico busto sicuramente relativo ad Eliogabalo, esposto ai Musei Capitolini e descritto da Oscar Wilde, in una lettera a Leonard Smithers,  come “modello della bellezza fin-de-siècle”.

Al pari di Des Esseintes, Eliogabalo deve rifuggire l’ennui, sotterrandola sotto la polvere del piacere. “L’atmosfera voluttuosa del dipinto di Alma-Tadema attinge all’immagine di Eliogabalo riportata da Gautier, Huysmans e Wilde e, allo stesso tempo mutua alcuni particolari della fonte latina”. Nel dipinto l’imperatore indossa una tunica intessuta di seta e oro e sul capo ha un diadema. I letti sono d’argento e madreperla e il palazzo è di marmo rosso e verde. L’artista vi inserisce poi molti oggetti d’arte antichi, “secondo il consueto uso mirato dell’archeologia”.

“L’abbondanza di preziosi artefatti serve anche a distanziare il soggetto potenzialmente orrorifico, tanto che si è quasi obbligati a uno sforzo di memoria per ricordare che, dopo tutto, l’imperatore sta assassinando i suoi ospiti”.

Rispetto a quanto però riportato dagli Scrittori della storia augustea l’artista scegli di inserire anziché “viole e altri fiori”, solo rose (simbolo di bellezza e amore sensuale), che cadono da una tenda di seta, “ben consapevole della simbologia a esse legata, Alma.-Tadema impiega le rose per rovesciare in qualche modo la facciata ufficiale dell’antica Roma”.

Nelle delicate immagini femminili degli artisti britannici c’è l’allusione alla natura più sfrenata della passione e della femminilità, che avrebbe condotto le donne di lì a poco all’inizio di un percorso verso l’emancipazione e la libertà.

Maria Cristina Marroni

2 Responses to "Mostra a Parigi: Désirs & Volupté, sensualità vittoriana"

  1. Diego   22 gennaio 2014 at 14:13

    Peccato non aver potuto vedere questa mostra, che appare dalle foto affascinante. Complimenti per la sua straordinaria poliedricità e cultura.

  2. Dottoressa   22 gennaio 2014 at 14:17

    Complimenti per questi spazi che dedicate con estrema padronanza e versatilità alla cultura in tutte le sue forme.

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