Libri: Vedi alla voce Amore

grossman

C’è chi scrive per mestiere e chi per amore, chi per noia, chi per diffondere e sensibilizzare ai valori più profondi dell’essere umano, Grossman rientra senz’altro nella seconda categoria. Toccato dalle tematiche dell’infanzia, per la quale ha scritto testi di incredibile successo mondiale, interroga la Cosa ( la Shoah) con stile immaginifico e sorprendentemente creativo , senza trattarla di fatto, aborrendo le immagini cruente che favoriscono certo nauseante voyeurismo. Il libro risponde alla domande dello scrittore Elie Wiesel: come si può parlare della Cosa alle nuove generazioni, ai figli dell’Olocausto? Fino a che punto un bambino deve sapere e come è la Belva nazista vista da questi? Ne viene fuori la monumentale risposta di Grossman Vedi alla voce: Amore, un libro dall’architettura complessa, con un stile altamente evocativo.

Siamo a Gerusalemme, corre l’anno 1959, quando la povera famiglia Neuman si vede recapitare su un’ambulanza, lo zio, Anshel Wasserman. Questi, deportato ad Auschwitz, è eternamente farneticante, eternamente colloquiante con “Herrneigel”. Mentre i genitori rimangono perplessi e addolorati per il nuovo arrivato, per Momik Neuman quello zio diventa immediatamente il nonno che può aiutarlo ad interrogare la Cosa. Va detto che  in casa Neuman, come in quelle degli amici di famiglia, non si parla mai esplicitamente degli orrori dell’Olocausto. Questo viene chiamato Quella cosa là, Auschwitz Quel paese lì e la Germania è la Belva nazista. Momik, bimbo di nove anni, bruttino ma incredibilmente intelligente, apprende qualche notizia ,molto evasiva, dalla sorella Bianca, e, sulla base di queste, immagina che la Belva nazista sia un animale che deve essere catturato-gli costruisce anche una trappola-, che la Germania sia un Paese da favola e che quei numeri stampigliati sulle braccia dei genitori siano un codice da decifrare. Ecco cosa significa interrogare l’Olocausto attraverso gli occhi di un bambino. Momik, protagonista-narratore, tiene un diario su cui trascrive tutto quanto può carpire riguardo la Belva nazista e scopre un giornale su cui sono edite le storie de “ I ragazzi di Cuore”,opera del nonno, Anshel Wassermann; di qui parte la ricerca sulle tracce del passato: il nonno ad Auschwitz non riesce a morire, sopravvive alla camera a gas e alle pallottole, allora prega l’ufficiale nazista Herr Niegel di farlo fuori in cambio delle sue prestazioni poetiche.

Herr Niegel riconosce in lui quel cantastorie che leggeva da piccolo e si fa raccontare ogni sera una storia, fino a fare una seria riflessione sulle sue responsabilità e a riconoscere i suoi errori, mentre il nonno non riesce a morire, stante l’incorruttibilità del corpo; egli è immortale come la Poesia che incarna. Rimane così a vaneggiare sbracciandosi come un pazzo in eterno colloquio con suo carnefice. Il bimbo Momik legge voracemente la letteratura ebrea sull’Olocausto fino ad imbattersi nello scrittore Bruno Schulz, ucciso da una pallottola nazista. Immagina che egli sia vivo e abbia preso un treno per Danzica e che qui sia andato alla mostra di E. Munch, dove avrebbe baciato il quadro L’urlo; acciuffato dalle guardie, si sarebbe gettato nell’Oceano, qui, trasformatosi in salmone, si sarebbe congiunto all’elemento femminino acqua in totale palingenesi

Sulle tracce di questo scrittore, l’adulto Momik scoprirà la verità dell’Olocausto e la Germania assumerà i suoi contorni reali… fino a redigere un enciclopedia in cui sono sintetizzate le conoscenze acquisite in un ordine non cronologico, ma emotivo.

Il lettore capirà che l’opera è di gran lunga più complessa di quanto il mio articolo tenti di rappresentare, che è un capolavoro monumentale , un vero caso letterario che ha inciso profondamente nella cultura mondiale, perché ha approfondito un nuovo modo di comunicare il peggiore crimine che l’umanità abbia compiuto, condotto con cura maniacale e un progetto scientifico di sterminio di un intero popolo, quale quello ebreo. Per scrivere un libro del genere occorrono sensibilità e conoscenza profonda del tema nonché strumenti pedagogici e psicologici di grande livello, studi di anni attraverso la lettura di testi dal Diario di Anna Frank ai racconti di Shalom Aleichem. Un libro fantastico, grottesco, asintattico, evocativo, assurdo con quel pizzico di sana follia che fa di Grossman un autentico genio.  

Giovanna Albi

Vedi alla voce: Amore, David Grossman, Trad. G. Sciloni, Mondadori, 1988

 

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