Mostra a Parigi: Masculin/Masculin Il nudo maschile nell’arte

Mostra a Parigi: Masculin/Masculin  Il nudo maschile nell’arte

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Dopo il grande successo l’anno passato, presso il Leopold Museum di Vienna, della mostra “Nackte Männer” (“Uomini nudi”), è stata riproposta una mostra similare al Musée d’Orsay di Parigi, Masculin / Masculin.L’homme nu dans l’art de 1800 à nos jours (24 settembre 2013/2 gennaio 2014), di cui però sono stati modificati integralmente sia l’organizzazione che il contenuto. Infatti la mostra precedente era incentrata su artisti tedeschi e viennesi, quella parigina ha preferito una visione francese e internazionale, unendo un gran numero di artisti maggiori, come Georges de la Tour, Pierre Puget, Jacques-Louis David, Anne-Louis Girodet a scultori poco noti, quali Henri Greber, Just Becquet, Pierre-Charles Simart. La scultura infatti è uno dei punti di forza di questa mostra.

Il nudo maschile è uno dei grandi temi della storia dell’arte, che esprime nella Grecia antica la prima comunione con la natura. A differenza del corpo femminile, quello maschile viene rappresentato interamente nudo già nel periodo arcaico. Nel VI sec. a.C., il kouros è la forma maschile per eccellenza.

Il ritratto funerario di un guerriero non rappresentava più i lineamenti del defunto, ma rifletteva con sembianze ideali il suo vigore nel momento di massimo fulgore. Nella medesima epoca la figura femminile, koré, non era mai proposta nuda, ma drappeggiata.

Un secolo più tardi la perfezione maschile si concretizzerà nel Doriforo di Policleto, considerato per lungo tempo come il modello assoluto della scultura. Per i Greci il corpo ideale è quello del soldato valoroso, simbolo di virilità e della funzione sociale più nobile.

Come dimenticare le suggestioni di Johann Joachim Winckelmann di fronte alla statua dell’Apollo del Belvedere, con il quale l’archeologo e storico dell’arte sembra intrattenere un vero trasporto erotico.

La mostra ha evitato un percorso puramente cronologico a vantaggio di un approccio tematico, che ha permesso di formulare una vera narrazione. Il primo tema affrontato è stato quello dell’”Ideale classico”, quello della bellezza maschile assoluta, la “bellezza ideale” winckelmaniana. Fra le opere maggiori di questa sezione figurava un grande dipinto di Jean-Baptiste Fredric Dsmarais, Le Berger Paris (1787), prestato dal Musée des Beaux-Arts di Ottawa in Canada. Presente in questa sezione lo straordinario quadro di Edward Burne-Jones, La ruota della fortuna (1883).

Nella seconda sezione “Nudi eroici” si consacrava la Virtù (il coraggio, la temperanza, la giustizia). Vi comparivano opere come Il San Sebastiano di Gustave Moreau (1870-1875), L’ira di Achille di Francois Léon Bénouville (1874), Il martirio di San Sebastiano di Guido Reni (1620 circa), About to Blow, di David LaChapelle (1999), La caduta dell’angelo di Alexandre Cabanel (1847).

La terza sezione, intitolata “Nuda veritas” presentava anche tre autoritratti di Egon Schiele: Autoritratto nudo (1910), Autoritratto nudo (1910), Autoritratto predicatore (1913), nel quale era evidente il carattere messianico dell’artista. Il nudo non faceva qui che accentuare la crudeltà delle sue tensioni. Maestoso il dipinto di William Adolphe Bouguereau, Uguaglianza di fronte alla morte (1848).

“Nella natura” (quarta sezione) si tratteggiava il rapporto ancestrale dei corpi con il paesaggio. Suggestivi, tra gli altri, un dipinto di Frederic Bazille, Le Pecheur à l’épervier (1868), un quadro di Edvard Munch, I bagnanti (1915) e uno di Paul Cézanne, Bagnanti (1890).

“Nel dolore” (quinta sezione) il tormento dell’anima trasfigurava anche i corpi, che apparivano deformati, stanchi, sviliti. È stata qui esposta per la prima volta in Francia una superba pala d’altare del 1910, L’ex-voto di San Sebastiano di Angel Zàrraga, uno degli esempi più significativi della pittura messicana. Assai suggestiva la scultura L’Abime di Just Becquet (1910 circa).

Maria Cristina Marroni

2 Responses to "Mostra a Parigi: Masculin/Masculin Il nudo maschile nell’arte"

  1. Giovanna Albi   7 gennaio 2014 at 9:06

    Cristina Marroni, grazie di cuore per questo dotto resoconto sulla mostra di Parigi. Che dire? Ti muovi con disinvoltura in tutti gli ambiti culturali.Con stima e affetto. Gio’

  2. Angelo   11 gennaio 2014 at 20:58

    “Nessun opera d’arte erotica è una porcheria, quand’è artisticamente rilevante, diventa una porcheria solo tramite l’osservatore, se costui è un porco” (Egon Schiele)

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