Chiudere con gli Anni di Piombo

Chiudere con gli Anni di Piombo

183203217-d75074d6-5737-405c-a88a-f4d9a507b30bNon esiste autorità riconosciuta che possa convincere i duellanti a desistere, a spezzare la spirale avvolgente che li sta distruggendo. Dove sono i buoni maestri che tracciano paradigmi di riflessione? Una Etica Superiore, un richiamo irresistibile che induce a gettare l’ascia nel placido lago del “cessate il fuoco”? Inesorabile scontro tra mitologìe urbane, tra opposte visioni del mondo ma in un mondo che le demonizza, presentando l’ennesima trappola, quella della violenza. Una violenza spaventosa e fuori tempo massimo, quando già Orazi e Curiazi capirono che il territorio si può contendere e la vittoria conseguire, senza coinvolgere i non addetti alle mansioni faticose della guerriglia. Persino Hollywood intuì con American History X che per giocarsi il diritto esclusivo su un campetto di basket, è possibile “codificare” il conflitto lasciandone le sorti e i “destini assoluti”, ad un canestro di più. No. I pascoli sono intrisi di odio e la città dorme, la città non c’è. Ecco che allora mi assale il ricordo di un vecchio amico scomparso, uno che mi raccontava di gente che prima si sparava addosso e dopo iniziò a capire, a capire come una intera generazione (la loro) venne gettata nel piombo incandescentee e nel porfido schizzato. Idolo straccione nel pantheon rassicurante, l’Intransigenza giovanile sempre tradita ed ingannata, spesso sfruttata da menti ciniche ma lucide, quando invece coltelli, mazze e pistole erano solo il megafono di un agire preponderante sul riflettere. Vite stroncate o segnate e il mondo se ne fregò altamente, se ne fregò dopo aver fomentato lo spettacolo. Ritrovarsi con venti o trenta anni di più sulle spalle, soffrire di nostalgìa per ciò che si sarebbe potuto fare e non si potrà mai più. Eppure si poteva capire, che un sogno non si realizza urlando con un bastone e neanche in una piazza stracolma di pensieri incendiari. Perché? Perché una foresta che cresce lo fa in silenzio, ma soprattutto prendendosi il tempo. Ragazzi non ci cascate, che c’è un futuro tutto da inventare.

Stralcio di un articolo di Pino Tosca, scritto venti anni fa:

“Più che per l’indulto, noi siamo per l’amnistia. E spieghiamo il perchè. Dall’indulto sono esclusi i delitti di strage. Ciò significa che siccome tutti i reati di questo tipo sono addebitati alla destra, dell’indulto se ne avvantaggeranno principalmente i sinistri alla Sofri e Negri. Allora “militarizziamo” la vicenda e chiudiamo gli anni di piombo con la fine delle leggi di emergenza e l’amnistia per i nemici dello Stato (di “quello” Stato).
Il centro-destra italiano, ancora una volta, su un problema così scottante è chiuso nelle maglie della sua ambiguità. Se Maceratini, Alemanno e Storace sono su posizioni indultiste, ci sono in compenso Gasparri, Tremaglia e Giovanardi tenacemente incollati al sistema ghigliottinesco. Fini, com’è suo uso, prima dice una cosa (sì all’indulto), poi la smentisce.
Ma la palma del merito forcaiolo l’ha conquistata il settimanale Il Borghese che se l’è presa con Flick, reo di aver dato un permesso di due giorni a Francesca Mambro (dopo quasi vent’anni di carcere duro), accreditando -e questo è ributtante per un periodico che si vuol spacciare di “destra”- il suo coinvolgimento nella strage di Bologna.
Per bloccare qualsiasi beneficio ai cinquecento ex-miliziani (di cui 226 in carcere) i giustizialisti-forcaioli parlano a getto continuo di “difesa dello Stato” contro una possibile “ripresa” della lotta armata. Balle. La lotta armata in Italia è iniziata ben prima che nascessero le Brigate Rosse o i NAR. Altrimenti come classificare le bombe di Piazza
Fontana? Lotta pacifica? E chi ce le mise quelle bombe (e tante altre che dovevano seguire)? Giusva Fioravanti o Renato Curcio?
Ci sono arrivati i nostri più accaniti ex-nemici rossi a capire che la lotta armata è stata provocata dal regime allora imperante, come necessità politica del regime e per la imperitura sussistenza del regime, e noi stiamo ancora a fingere di credere alle favole del “pericolo rosso” o “nero”. Brigate Rosse e/o NAR sono stati spesso gli inconsapevoli attori (quasi sempre in buona fede) di una tragedia i cui registi si sono assisi sulle comode poltrone del potere, mentre molte comparse giacciono ora sotto due metri di terra.
Questo, qualcuno di destra (che fa parte della Commissione Stragi) deve pur saperlo e non capisco perchè si scarichino tutte le colpe del sangue versato su Concutelli, Curcio e affini e si assolva in modo così squallidamente acritico il regime ed il potere democristiano.
E non parliamo del ruolo delle “potenze straniere” nei casi nostri. E’ probabile che a certi onorevoli, giornalisti e politologi siano sfuggite certe dichiarazioni di Franceschini, il quale ha testimoniato sulla parte giocata, in tante vicende del terrorismo, del Mossad israeliano. Chi fa della dietrologia non può farla a senso unico. Vedere dietro l’azione terroristica sempre e solo l’ombra di Breznev o di Gheddafi non serve certo alla verità. Serve principalmente a chi detiene lo status quo. Sarebbe come chiudere gli occhi su ciò che veramente si è mosso prima, durante e dopo il rapimento e la morte di Moro. C’entrano solo le Brigate Rosse desiderose di “imporre il comunismo”? Assolto Cossiga, assolto Andreotti, assolti gli USA? Assolta la DC, assolto il “comitato di crisi” ufficiale e quello “ombra” (con Licio Gelli manager)?
E’ l’ora di riprendere la lezione politica di uomini sinceri come Beppe Niccolai, il quale prima di tutto ha sempre spronato a vedere “oltre” l’apparenza dei fatti e le interessate interpretazioni dei mass-media. Le sue prese di posizione sulla mafia e sulla strage di Ustica stanno lì a testimoniarlo.
C’è chi parla di “mezzi spregevoli” usati dai terroristi (rossi e neri). Può darsi che siano stati spregevoli: sempre meno spregevoli, comunque, delle “stragi di stato” che hanno massacrato centinaia di innocenti -di cui non si sapeva nemmeno nome e cognome- per gli occulti disegni di un potere inlogorabile. Non è quindi grottesca una difesa di uno “Stato”, i cui apparati hanno le mani mica tanto pulite? Vogliamo convincerci anche noi delle morti puramente “accidentali” di Esposti, Minnetti, De Angelis, Pagliai, Vale e tanti altri? Non interessano a nessuno i decenni di carcere, le torture fisiche e morali, le famiglie distrutte, le persecuzioni abbattutesi su migliaia di giovani del “nostro” (e del “loro”) ambiente da parte di uno “Stato” e dei suoi ministri che giudicavano “fascista” ogni strage architettata in chissà quali palazzi?
La colpa è tutta dei “terroristi”, molti dei quali non hanno mai ammazzato nessuno, e che si devono fare ergastoli o decenni di carcere, mentre i cosiddetti “pentiti” (la maggioranza dei quali ha fatto fuori un mucchio di gente) sono tutti liberi, accasati e sistemati. Certo, vi sono degli ex-terroristi che non si sono “pentiti” (nel senso delle famigerate “collaborazioni concordate”). Non hanno venduto nessuno alla magistratura, solo per ottenere comodi sconti di pena.
Quanta nobiltà dimostrò invece un vecchio “borghese” come Indro Montanelli che non ebbe timore nell’affermare, parlando di Curcio: “Nutro rispetto per un uomo che, senza avere mai ucciso nessuno, è all’ergastolo perchè ha rifiutato di pentirsi denunziando i propri compagni e rinnegando le proprie idee. Sono sicuro che quelle idee non sono più le sue. Se non lo dice, è per una questione di dignità. E per me la dignità vale più delle idee”.”