Libri: L’animo leggero

Libri: L’animo leggero

3Dnn+9_7C_pic_9788804624752-l-animo-leggero_originalKareen De Martin Pinter, L’animo leggero, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2013

Ci sono fatti che la Storia – almeno quella ufficiale, quella che si studia a scuola – si dimentica di raccontare.

Di solito, occorre che l’intera generazione dei protagonisti, vincitori e vinti, vittime e carnefici, sia ormai scomparsa, perché certi risvolti  comincino a far capolino nei libri scolastici.

A proposito dell’annessione dell’Alto Adige all’Italia, avvenuta dopo la prima guerra mondiale, perfino l’anticonformista Camera-Fabietti, di solito così attento alla condizione delle masse, liquida l’argomento così: “Dello sfacelo asburgico si avvantaggiava anche l’Italia, che annetteva l’Alto Adige…”.

Il comprensibile disagio iniziale della popolazione locale seguìto a questo brusco cambiamento si aggravò trasformandosi in dramma con l’avvento del Fascismo, che impose “l’italianità” a un territorio di lingua e tradizione tedesca, dando il via ad una vera e propria colonizzazione da parte di italiani e proibendo l’uso del tedesco perfino nelle scuole. E’ una lunga storia di tensioni sfociate spesso in episodi di violenza, che solo nello scorrere dei decenni hanno trovato un apparente equilibrio.

Questo è lo sfondo su cui si svolge la vicenda del romanzo di Kareen De Martin Pinter, che assume il punto di vista di una bambina di dieci anni per narrare in uno stile piano, aderente alla psicologia dell’infanzia, la storia di una crescita e di una presa di coscienza da parte di chi, nato a Bolzano in un clima di sfiducia e scarsa solidarietà, comincia ad avvertire il disagio e il desiderio di rapporti più autentici e sinceri. Perché già dall’infanzia l’anomalia della situazione sortisce i suoi velenosi effetti. Marta ha tre buone amiche, ma qual è il loro gioco preferito? A turno, una di esse diventa “la nemica”, e per una intera settimana  è costretta a subire ogni sorta di angherie dalle altre.

Per molto tempo Marta accetta come normale questa situazione. E’ solo un gioco… Ma essere a turno persecutori e perseguitati significa rinunciare ad una identità  precisa…

E’ vero: fin dall’inizio del libro avvertiamo i segni di una sua incerta appartenenza, anche se a livello inconscio. Ella è italiana, tuttavia “si trova perfettamente a suo agio con tutto ciò che significa K(cioè Krucco:  tedesco)”; d’altra parte, finisce col “sentirsi straniera con tutti” e si sente italiana con i tedeschi, tedesca con gli italiani…Da qui il lungo percorso che la porterà a liberarsi del peso che sente nell’anima, a rifiutare il gioco, e con esso il contrasto etnico sempre sotteso, anche se volutamente ignorato. Giacché l’odio, sempre in agguato, a tratti sbocca in tragedia; e la tragedia  toccherà da vicino la piccola protagonista, che solo grazie alla passione per la musica riuscirà a staccarsi da questo mondo malato.

L’uso del tempo presente nella narrazione ci fa assistere alle vicende come in un film.   Forse in qualche punto avvertiamo nei discorsi dei personaggi adulti un sapore leggermente didascalico; sfugge poi il motivo per cui l’autrice abbia voluto riprendere quasi alla lettera il tema del racconto di Buzzati “Una goccia”. Ma si tratta di un’opera prima molto sentita, scaturita dall’esperienza diretta di una giovane donna nata a Bolzano come la nostra piccola Marta… Un libro che ci fa riflettere su problemi troppo a lungo trascurati.

Leave a Reply

Il Fatto Teramano è l'unico sito che ti permette di commentare senza registrazione ed in forma totalmente anonima. Sta a te decidere se includere le tue generalità o meno. Nel momento in cui pubblichi il tuo commento dichiari di aver preso visione del nostro disclaimer e di accettarne le regole. Per inviare il tuo commento aiuta il sito a verificare la tua esistenza trascinando un'icona secondo le indicazioni e clicca su Commento all'articolo.

 

Your email address will not be published.