La bomba derivati potrà far fallire il Comune di Teramo

teramo__municipioLa mina derivati continua a terrorizzare il Comune di Teramo. “Potrà essere la bomba che farà fallire il nostro comune” annuncia il consigliere Gianguido D’Alberto. Per uscire fuori dal contratto stipulato da Piazza Orsini nel 2006 da Gianni Chiodi dovrebbe pagare una penale di un milione e mezzo di euro: “Una cifra impossibile da sostenere per noi” rimarca con forza l’assessore al bilancio Alfonso Di Sabatino. Intanto “il Comune continua a pagare circa 400.000 euro all’anno per i derivanti (i cosiddetti flussi negativi, ndr) come scaturigine del contratto stipulato” dichiara il consigliere Pd Gianguido D’Alberto. Ed è proprio lui che addirittura nel question time del 10 Ottobre scorso ha segnalato all’assessore al bilancio una via d’uscita: “La recente giurisprudenza ha offerto ai Comuni una chance, cioè di uscire dai derivati qualora l’autorizzazione alla stipula dei contratti fosse stata fatta con atto di giunta e non con atto di Consiglio comunale, perché secondo quanto stabilito al Testo Unico spetta a quest’ultima assise decidere sulle spese che impegnano per i bilanci successivi i Comuni”. Di Sabatino viaggia sulla stessa linea d’onda e si è già messo all’azione, incontrando l’avvocato Mannella di Pescara (tramite la Brady Italia) perché confortato dai casi delle Province di Milano e di Pisa che hanno incassato sentenze favorevoli riguardo al pagamento del mark-to-market (il prezzo dell’uscita dal derivato: 1,5 mln per il Comune di Teramo) aprendo quindi uno spiraglio per poter intervenire. Ma l’assessore è cauto: “La giurisprudenza finora non è stata proprio omogenea e questo ci induce ad un supplemento di cautela, però se si dovessero susseguire ulteriori sentenze di condanna per gli istituti bancari per avere sottoscritto questo tipo di contratto, noi agiremo facendo causa”. Di Sabatino si vuole muovere con molta circospezione in questo campo e “davanti a questi colossi dobbiamo essere certi di vincere, altrimenti oltre al danno avremo pure la beffa di pagare le spesi legali”. Finora il pagamento annuo dei flussi negativi è stato rilevante: nel 2012 Piazza Orsini ha dovuto versare alle due banche emettitrici, la Bnl e Depfa Bank, 312.372 euro; nel 2011, 304.344; e nel 2010, 380.608. Ma la minaccia che peggiorerà di molto il quadro complessivo giungerà dal tasso Floor che dall’attuale 3,90% nel 2015 passerà al 5,40%: a quel punto non ci sarà più tempo, le perdite potranno essere molto più onerose. Un po’ di storia: i due collar swap furono agganciati ai tassi Euribor e autorizzati dalla giunta il 22 giugno del 2006 con le controparti bancarie (scadranno il 2025). A quei tempi, si disse, l’operazione incassò moneta contante per dare un contenuto al piano delle opere senza i vincoli fin troppo stringenti della Cassa depositi e prestiti. “In quell’occasione – dichiarò ad inizio di quest’anno Di Sabatino – si decise di sforare il Patto di stabilità per non perdere nove milioni di contributi provenienti da Ue, Stato e Regione Abruzzo”.

 

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