Crac Tercas: Forlini compromesso. Teramo 3.0 chiede le sue immediate dimissioni dalla presidenza del Ruzzo.

Crac Tercas: Forlini compromesso. Teramo 3.0 chiede le sue immediate dimissioni dalla presidenza del Ruzzo.

forlini ruzzo biancoQuando in Italia esisteva una morale, i titolari di cariche pubbliche si dimettevano di fronte a sospetti sulla correttezza del proprio operato, e lo facevano soprattutto come gesto di dignità per salvaguardare la propria onestà. Questa regola aurea vige ancora in tutto il mondo occidentale tranne che da noi.

Il ginepraio del disastro della Banca Tercas è ben lungi dall’essere districato, ma quello che emerge con chiarezza è una voragine finanziaria di dimensioni talmente spaventose (da 650 milioni al miliardo di euro) da far impallidire persino i debiti dell’Alitalia.

In estrema sintesi dai tre filoni di inchiesta penale, che hanno già portato dietro le sbarre l’ex direttore generale della Tercas Antonio Di Matteo, si evince un filo comune e un medesimo sistema: quello delle allegre concessioni di prestiti a soggetti privi delle garanzie necessarie per avere accesso al credito, in plateale violazione delle norme bancarie e con il conseguente depauperamento delle banche coinvolte.

Gli indagati, che ad oggi ammontano alla cifra record di 77 per i tre filoni di indagine, secondo gli inquirenti avrebbero “prosciugato” i fondi della banca per favorire alcuni imprenditori e soci in affari (i quali ovviamente non hanno mai onorato i propri debiti con Tercas). Le accuse formulate dai PM sono gravissime: associazione per delinquere finalizzata all’ostacolo delle funzioni di vigilanza, appropriazione indebita, bancarotta fraudolenta e riciclaggio.

L’inchiesta contempla anche il coinvolgimento degli ex componenti del CdA Tercas, fra i quali l’attuale presidente della Ruzzo S.p.A. Antonio Forlini, anche lui indagato insieme ad altri 28 per ipotesi di reato che sembrerebbero essere state formalizzate in un concorso in bancarotta preferenziale e patrimoniale.

Sebbene le responsabilità nel nostro Paese al tramonto non si riescano mai ad attribuire, questa volta le sanzioni abbattutesi da parte di Bankitalia sugli ex membri del CdA Tercas sembra siano state accettate e pagate. Ad Antonio Forlini è stata comminata una multa pari a 90.000 euro che gli organi di informazione sostengono essere già stati pagati (la sanzione è relativa a numerose e gravi violazioni compiute in qualità di Consigliere di Amministrazione della Tercas, violazioni che vanno dalla “carenza nell’organizzazione e nei controlli interni da parte dei componenti del disciolto CdA”, alla carenza “nel governo, gestione e controllo del credito da parte sempre del board”, passando pure per la sanzione delle “posizioni ad andamento anomalo e previsioni di perdite non segnalate all’O.d.V. (Organismo di Vigilanza) da parte dei componenti dei disciolti CdA e Collegio sindacale”).

Non sfugge a nessuno l’enorme disastro che si è abbattuto come uno tsunami sull’economia teramana ed abruzzese con il crac Tercas: non solo si è disintegrato l’equilibrio in una società per azioni quale è l’istituto di credito teramano, ma essendo lo stesso istituto il leader incontrastato nel sostegno all’economia del territorio, alle imprese, al commercio, all’artigianato, all’industria e all’agricoltura, la valanga Tercas produrrà inesorabilmente danni tanto gravi e tanto vasti da essere letteralmente incalcolabili.

Teramo 3.0, nella qualità di associazione di promozione sociale, culturale e politica, esprime la propria viva preoccupazione per il fatto che la politica abbia espresso, come Presidente di una società per azioni totalmente pubblica quale è il Ruzzo, un professionista che abbia dato prova di sé in una società per azioni privata ma a rilevanza pubblica come la Tercas, con gli esiti che già conosciamo sotto l’aspetto gestionale, e che sono tutti da scrivere sotto l’aspetto giudiziario.

Chi garantisce che il nuovo presidente del Ruzzo sia affidabile e non incappi in pesanti condanne penali? Chi affiderebbe ad un uomo che ha ricevuto consimili sanzioni per l’esercizio di attività societarie il ruolo delicatissimo di risanare la moribonda società pubblica Ruzzo S.p.A.? Noi certamente no, ma la politica ovviamente sì.

In via precauzionale e a tutela della dignità e della professionalità del manager Antonio Forlini, ci sentiamo di poter consigliare l’opportunità di rassegnare le dimissioni da presidente di una società pubblica che già attraversa il momento più buio della propria storia (la situazione debitoria pare essere assestata su 100 milioni di euro).

E questo vogliamo sottolineare aldilà di ogni ipotetica accusa di strumentalizzazione politica, anche alla luce del fatto che lo stesso Forlini ci risulta lavorare a tempo pieno come manager di un’altra importante realtà imprenditoriale del nostro territorio, con la conseguenza che agli enormi problemi del Ruzzo il presidente potrebbe dedicare solo i ritagli di tempo (laddove si necessita di una professionalità a tempo pieno).

Quale ulteriore notazione sottolineiamo il fatto non secondario che il presidente Forlini è stato scelto poiché stimato sia in ambienti del PD che in ambienti del PDL, i quali si suppone che gradiscano entrambi il tombamento di tutte le responsabilità dei disastri (finanziari, gestionali e legati alle assunzioni allegre) compiuti fino ad oggi durante i decenni trascorsi nei quali PD e PDL si sono alternati continuativamente alla guida della società idrica teramana (disastrosi gli ultimi due anni a guida Strozzieri e Scuteri, entrambi fallimenti derivanti da nomine di Paolo Gatti).

Ricordiamo, inoltre, come la legge finanziaria per il 2007 (L. n. 296/2006), all’art. 1 comma 734, significativamente rubricato “Amministratori di enti pubblici o a partecipazione pubblica”, prescrive che “Non può essere nominato amministratore di ente, istituzione, azienda pubblica, società a totale o parziale capitale pubblico chi, avendo ricoperto nei cinque anni precedenti incarichi analoghi, abbia chiuso in perdita tre esercizi consecutivi”.

A tale riguardo, se è vero che la Tercas era in attivo fino al 2010 ed ha chiuso in perdita il solo esercizio 2011, è altrettanto vero che ad aprile 2012 la banca è stata commissariata per “gravi irregolarità e violazioni normative”. Ragioni per le quali se Antonio Forlini, da anni componente del CdA Tercas, era formalmente nominabile Presidente del Ruzzo, appariva quantomeno inopportuno che uno dei responsabili del disastro Tercas fosse nominato a risanare il disastro Ruzzo.

A ciò si aggiunga che l’inizio della presidenza Forlini non appare per nulla incoraggiante: a quasi quattro mesi dalla nomina ci si sarebbe aspettati dal presidente l’invito all’Assemblea dei soci a voler promuovere un’azione di responsabilità contro gli amministratori uscenti e precedenti del Ruzzo per la evidente cattiva gestione (che Forlini stesso non può disconoscere), e l’azione di responsabilità di cui all’art. 2393 del codice civile dovrebbe essere promossa su precisa deliberazione assembleare entro 5 anni dalla cessazione delle cariche, con il voto di soci che rappresentino almeno un quinto del capitale sociale.

Al Ruzzo ci troviamo di fronte all’ennesimo caso di sfacelo di un’azienda pubblica, all’interno della quale non si trova nemmeno un 20% di soci (i soci sono i Comuni della Provincia di Teramo) che trovi opportuno cercare ed attribuire le responsabilità delle gestioni che si sono succedute. Nessuno si lamenti se poi i cittadini si schifano per dover sempre pagare di tasca propria gli evidenti errori di chi amministra e se fanno di tutta la politica un fascio, sperimentando sulla propria pelle che cane non mangia cane e che gatto non mangia Gatti.

Teramo 3.0

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