Nasce il “Fatto Teramano”. Nel logo la genetica della città.

Nasce il “Fatto Teramano”. Nel logo la genetica della città.

melatino01Il logo di questo nuovo spazio sulla rete, aperto e teramano, reca al centro la lapide cosiddetta delle “male lingue” o delle “lingue trafitte”, un bassorilievo in pietra del XV secolo che è un simbolo della città ed è visibile nella sala consiliare del Comune di Teramo. La lapide non è una scelta casuale, o soltanto emblematica della teramanità, è soprattutto l’icona del carattere dei concittadini che, dopo i fasti del passato, si sono autocondannati al declino e alla marginalità. Se il sonno della ragione genera mostri, e se chi dimentica il passato è condannato a riviverlo, è altrettanto vero che certi episodi della nostra storia ci hanno segnato più di quanto possiamo immaginare.

Il bassorilievo delle “male lingue” reca due profili con le lingue sporgenti, trafitte da un compasso; lo scudo è sovrastato da un cartiglio sul quale è inciso il motto “A lo parlare agi mesura” (Misura le parole). Murata sulla facciata di una casa medievale sita lungo Corso Porta romana a Teramo, la lapide fu rimossa quando – come di consueto nella storia cittadina – nel 1928 la casa divenne pericolante e fu demolita.

L’episodio che è all’origine del bassorilievo è particolarmente significativo. Pare che durante il medioevo ad un capo della fazione dei Melatino fosse negata udienza dal tiranno Giosia Acquaviva, il quale si intratteneva con esponenti dell’avversa fazione dei Valle (detti “Mazzaclocchi”). Innervosito, costui si lasciò andare a minacce e contumelie contro Giosia che furono riferite al tiranno. Giosia decise di dargli una severa lezione invitando gli esponenti dei due avversi partiti nella sua residenza di Giulianova.

Nottetempo fece impiccare lungo la strada per Teramo l’intera delegazione dei partigiani dei Melatino. La mattina seguente Giosia rispedì a casa la delegazione dei Valle dicendo loro che avrebbero scoperto strada facendo la ragione del suo invito. Sulla via del ritorno costoro si avvidero della strage degli avversari e provarono sincero terrore per la sorte che era toccata a coloro che non erano riusciti a tenere a freno la lingua. Per questa ragione fecero scolpire la lapide a imperituro ricordo dell’avvenimento e quale monito per il futuro. I partigiani dei Melatino dopo l’impiccagione smisero di rivaleggiare e furono soprannominati, in modo dispregiativo, “Spennati”.

Le scorie di consimili avvenimenti sono state introiettate così tanto nelle generazioni seguenti, da aver probabilmente modificato il codice genetico dei teramani, i quali soffrono oltre ogni ragionevolezza una condizione di sudditanza psicologica, di ingiustificato timore verso chi comanda, una pavidità diffusa, una incapacità di ribellarsi e di battersi per il riconoscimento dei propri diritti che rasenta sovente il masochismo.Queste tare ataviche sono alla base della nostra condizione odierna: città capoluogo di provincia che ha perso ogni identità, ogni vocazione, ogni elaborazione strategica.

500px-Wiki_aloparlare_01 (1)Siamo alla mercé di un manipolo di amministratori fra i meno preparati che la classe politica potesse offrire, dediti peraltro alla sola attività di coltivazione del consenso, a discapito dei servizi ai cittadini che infatti sono pessimi, dai costi altissimi e contornati da enormi debiti che sarà l’intera cittadinanza a dover sostenere. Le lingue trafitte ci hanno rovinato, sono il simbolo delle bocche cucite che incarnano il carattere omertoso dei teramani che non vogliono uscire dall’ombra e che all’ombra si condannano. L’auspicio è che questo spazio web possa rappresentare un raggio di luce che diradi le nebbie nelle quali siamo avvolti, riavviando le lingue a un discorso pubblico che si è andato perdendo, riattivando la discussione e lo scontro franco, smascherando le mistificazioni di cui siamo vittime e denunciando ogni fatto pubblico e privato che deroghi al rispetto delle leggi e delle regole di una civile convivenza. Misuriamo le parole, ma soprattutto pesiamo i fatti e l’incidenza che essi hanno sulle vite di noi tutti. La rivoluzione è cominciata.

Christian Francia

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