La rivincita degli emarginati dalla Tercas

La rivincita degli emarginati dalla Tercas

DSCN0091Il termometro in città dell’arresto dell’ex direttore generale Tercas Antonio Di Matteo è dato immediatamente dai social network che già a mattina inoltrata, dopo le notizie che si accavallavano sul web, ribolliva di commenti perlopiù piccati e sarcastici sulle vicende dei Corso San Giorgio. Ci sono giornalisti rosetani che un tempo fustigati, o meglio “dilanianti dal sistema”, si sono ripresi la loro bella rivincita; c’è chi in tono dimesso annuncia che in questi casi “è sempre troppo tardi, il danno è stato ormai compiuto”; anche se per la verità il filo che unisce tutti i commenti è un plauso generico alla magistratura. “Maledetti” scrive un ristoratore del centro; “spero che anche gli altri che hanno fatto il disastro la paghino” ribatte un altro. C’è anche spazio per l’ex di turno, per il dipendente R.D.M che dimessosi nel 2007 (lui dice “costretto a farlo”) “aveva rifiutato di sottostare alle nuove logiche aziendali introdotte da Antonio Di Matteo – posta sul blog I due punti – e mentre altri facevano a gara a spendere parole di apprezzamento ben pochi riuscivano a conservare la dignità…E lo dice uno che nell’azienda Tercas ci credeva e ci avrebbe voluto crescere”. Il Presidente della locale Confindustria, Salvatore Di Paolo, serba parole severe sulla vicenda: “E’ l’amaro epilogo di questa banca; chi doveva vigilare non è riuscito a farlo o non ha voluto farlo: è una cosa gravissima. Purtroppo il danno alla banca e al territorio è stato fatto, essa non è più teramana e abbiamo perso un punto di riferimento”. In aggiunta il presidente ricorda la polemica che ebbe con l’ex dg accusato da Di Paolo “di non reinvestire sul territorio”. Dal sindacato trapela preoccupazione. Francesco Trivelli della Fisac Cgil rammenta di aver guardato sempre con inquietudine a questa problematica “e mi dispiace constatare che ciò che pensavamo si è poi verificato”. Ciò che non lo fa dormire sonni tranquilli “è il sapere che a pagare sono i dipendenti che tra l’altro hanno già sofferto abbastanza: speriamo però che sia l’inizio del cambiamento forte e speriamo anche che non si debba pagare un prezzo troppo alto”. Nel frattempo, nell’ultimo accordo tra le parti, si è stabilito che il numero dei prepensionamenti, “in linea con l’abbassamento dei costi”, sono saliti da 110 a quasi 140. L’accordo, tutelato dal fondo di accompagnamento, è scaturito anche per salvaguardare i più giovani, “i trenta apprendistatisti”. “Sono già in 100 coloro che hanno aderito e firmato”.

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