Bevi Valentini e poi muori

Bevi Valentini e poi muori

6089Bevi Valentini e poi muori. Non alla guida, per carità. Lasciati morire perché non c’è da fare altro, da scoprire altro, da sapere altro. Sei arrivato al vertice e altro da salire non c’è. Ho visto l’Empireo, ci sono stato. Gli eventi storici che si vivono di persona non sono commentabili. Sono ineffabili.

Ho posseduto carnalmente, in contemporanea, 31 annate di Montepulciano Valentini (1880 – 1890 – 1896 – 1954 (Vino Santo) – 1957 – 1958 – 1960 – 1965 – 1966 – 1967 – 1968 – 1969 – 1970 – 1971 – 1973 – 1974 – 1975 – 1977 – 1979 – 1984 – 1985 – 1990 – 1992 – 1993 – 1994 – 1995 – 1997 – 2000 – 2001 – 2002 – 2006) in una degustazione cosiddetta “verticale” (quella cioè nella quale si confrontano bottiglie dello stesso vino fatto da un unico produttore in annate diverse) e adesso, più Bacco di Bacco, mi salta in testa un pensiero di Marcello Marchesi: “Ammucchiata. Congresso carnale multiplo di almeno dieci persone. Fino a sei è un rapporto sentimentale”. Sì, è stato un congresso carnale multiplo. Dove il godimento ha toccato vette che è dolce non raccontare.

Do l’abbrivio alla presente rubrica enologica con grande soddisfazione edonistica, non solo perché sono sommelier da tanti anni e bevitore da quando ne avevo quattro (furono entrambi i miei nonni ad introdurmi in tenerissima età al culto iniziatico delle loro cantine, dove conservavano gelosamente il vino cotto del 1974, anno della mia nascita, destinato al giorno del mio matrimonio), ma anche perché il vino è l’archetipo e il paradigma del benessere e dei momenti felici.

Il vino è il logo ufficiale dell’allegria e dell’amicizia. È strano, bello e brutto al contempo, iniziare a parlare di vino con quello che rappresenta il top dell’Abruzzo enologico nel mondo: il Valentini. Ancor più strano se si parla di una degustazione che non ha eguali nella storia pluricentenaria dell’azienda e che è destinata a rimanere come una stella nel firmamento di coloro che hanno avuto il privilegio di parteciparvi (eravamo una cinquantina).

Se si inizia dal massimo, cos’altro si potrà raccontare dopo? Questa degustazione, tenutasi all’Hotel Rome Cavalieri di Roma lo scorso mercoledì 18 dicembre, ha fatto e farà epoca, donando un’esperienza sensoriale destinata a restare unica e incancellabile, e in pari tempo segnando il cammino di coloro che ovunque, quando vogliano regalarsi momenti di gioia e di convivialità sopraffina, sanno di potersi rivolgere ad una bottiglia di Montepulciano Valentini.

Ripenso a Diderot: “La mente si comporta come quei giovani dissoluti che corrono dietro alle ragazze con l’aria sventata, il volto sorridente, l’occhio vivace e il nasino all’insù, corteggiandole tutte senza attaccarsi a nessuna di loro. Ecco: i miei pensieri sono le mie puttane”. Nel mio caso il Montepulciano è la mia puttana.

Ho posseduto tanto carnalmente il vino di Valentini da farmelo scorrere nelle vene. Quel vino è il sangue dell’Abruzzo, c’è dentro mio padre, mio nonno, la mia stirpe, la mia terra, con i suoi profumi e i suoi richiami ancestrali.

Vedo Dante Alighieri, vestito color montepulciano, venirmi incontro con il sorriso bonario che si riserva ai giovanotti che si stanno facendo le ossa e dirmi: “cotesta cortese oppinione / ti fia chiavata in mezzo della testa / con maggior chiovi che d’altrui sermone” (Purg. VIII, 136-138).

Sì maestro, hai detto proprio bene, l’estasi enoaprutina nella mia mente – come diceva Henry Miller – diviene “l’idée fixe nella mente di un monomaniaco”. Una “oppinione” che è orgasmo, è senso, è compimento. E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Christian Francia

One Response to "Bevi Valentini e poi muori"

  1. Giovanna Albi   26 dicembre 2013 at 22:11

    Bellissimo articolo, con rimandi culturali degni, dissacratore,ironico, seducente. Bravissimo Christian!!!

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